La Costituzione dell’Amore

gennaio 5th, 2010 § 2 comments § permalink

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Il sempre gigione ministro Brunetta ha recentemente esternato sulla Costituzione italiana e sull’opportunità di revisionarla: tema su cui giunge da buon ultimo, a dirla tutta. Ma siccome non puoi essere Brunetta senza spararla più grossa degli altri (e si viene sempre più rafforzando il sospetto che quello della bassa statura sia un complesso tuttora ingombrante per l’Ego del nostro), il ministro sostiene la necessità di modificare persino i principi fondamentali, quei primi 12 articoli che molti sostengono ancora brillare, nonostante la polvere e il tempo depositatisi sulla nostra Carta, per la loro attualità:

“a partire dall’articolo 1: stabilire che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla”

L’articolo 1 è questo:

1. – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

In questa sede non ci interessa entrare in quegli sterili dibattiti di stile così marcatamente novecentesco e fondati su posizioni puramente ideologiche, vecchio retaggio di una politica che non ci appassiona e che non può trovare spazio alcuno nel rinnovato clima di apertura senza pregiudiziali verso le necessarie riforme istituzionali appena inauguratosi in nome di quell’Amore che tutto vince: pertanto prendiamo alla lettera l’auspicio del ministro Brunetta e proponiamo un testo emendato, alternativo e adatto ai tempi, per l’articolo che lui tanto fatica a capire.

Ecco dunque il nuovo articolo 1:

1. – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sull’Amore.

L’ Amoralità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Meglio, no? Più adatto all’Italia del 2010, se non altro.

 

Renato Schifani – Appello urgente di “Chi l’ha visto?”

dicembre 12th, 2009 § 2 comments § permalink

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Chi l'ha visto- Schifani

Ci giunge un accorato appello da parte della Repubblica Italiana, che denuncia la scomparsa del Presidente del Senato, Renato Schifani. La seconda carica dello stato manca all’appello da giovedì 10 dicembre: quel giorno, verso le 15.30 il presidente Schifani è uscito di casa per recarsi al Senato. Alla moglie avrebbe detto: “Cara, vado a Palazzo Madama per una dichiarazione alla stampa. Sai, mi tocca nuovamente difendere la Repubblica dagli attacchi eversivi del Presidente Berlusconi. Non aspettarmi alzata.” A quella conferenza stampa il presidente non è mai arrivato, né più è tornato a casa. Si teme sia prigioniero nelle segrete di Palazzo Grazioli, ma non si esclude nemmeno la pista dell’allontanamento volontario. Negli ultimi tempi –racconta chi lo conosce- soffriva molto per gli attacchi quotidiani alla Costituzione, di cui sempre si era sentito  indefesso garante.

Il Paese è con il fiato sospeso: chiunque abbia notizie, ci contatti subito.

 

Fisiologia e Patologia parlamentari

ottobre 5th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Non sono un costituzionalista: quel che so mi viene dall’Educazione Civica delle scuole medie (ci pensate? 20 anni fa, quando ancora pure la Gelmini andava a scuola, la materia che lei ha inventato si studiava già) e da letture sparse. Perciò vi prego fin d’ora: “se sbalio, mi corigerete”.

Quando finisce un governo? Fisiologicamente, alla chiusura del ciclo parlamentare, contestualmente al rinnovo delle Camere. Patologicamente, a causa di spinte centripete o centrifughe: le prime sono grossomodo eserciti in marcia sulla capitale, le seconde la sfiducia parlamentare all’esecutivo o le dimissioni. Il peso degli scandali e le “iniziative giudiziarie”, la riprovazione della pubblica opinione possono far cadere un governo?   No di certo, non direttamente: il meccanismo deve sempre prevedere le aule parlamentari, la presa di coscienza della maggioranza in carica che chi guida il paese non è più atto al compito e dunque ancora la sfiducia. Ci vuole almeno una fronda interna, come successo a Prodi con Mastella. Nemmeno mille manifestazioni o pronunciamenti su lodi o lodetti, neppure millanta sentenze possono cambiare questo dato: è la maggioranza che scioglie un governo. Non vi sembra strano, allora, tutto questo strepitare di complotti e complottini da parte di una maggioranza sulla carta inattaccabile? Se tutto il marcio che ormai straripa fuori da Palazzo Grazioli fossero solo calunnie, quale bisogno ci sarebbe di manifestare per il premier? Chi si vuole convincere?

La caduta di Berlusconi ci costringe alle urne? No. Non giocoforza. Possiamo girarla come vogliamo, ma la costituzione tuttora stabilisce   che l’Italia è una Repubblica Parlamentare. Dopo la sfiducia ad un governo, il Capo dello Stato è obbligato (non può agire altrimenti) a sondare le forze politiche in Parlamento per capire se possa formarsi una maggioranza (la stessa di prima o una nuova) che designi un altro presidente del consiglio. Tutto questo iter sembrerà magari stucchevole e superato, ma è ineludibile: non c’è nulla di eversivo. Perciò, quando in questi giorni Bossi minaccia le elezioni anticipate o Berlusconi le chiama come arma contro i suoi (che mai gliene può importare, difatti, al PD o agli altri delle elezioni anticipate: allo stato attuale possono perfino guadagnarci qualche punto, pur nella sicura sconfitta), in realtà si parla di aria fritta. Il solo Napolitano può sciogliere le camere, e comunque non finché esiste una maggioranza parlamentare.

Dire qualcosa (appena appena) di sinistra

agosto 27th, 2009 § 1 comment § permalink

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ansa_16565535_01020 Può darsi sia stata la necessità di accaparrarsi i favori del pubblico (magari in vista di una futura candidatura a Segretario del PD, data la persistente virile vigoria del Priapo di Palazzo Chigi), ma questo Fini qui pare il gemello sveglio di quello che ha firmato la legge Bossi-Fini sull’immigrazione (tuttora in vigore, purtroppo):

"In tutte le lingue europee [patria] significa terra dei padri. Ma oggi cosa diciamo ai figli nati qui che hanno genitori nati altrove e vestono le maglie delle nostre nazionali, come Balotelli o i giovani campioni juniores di cricket?". Non sono italiani anche loro? E non sono esseri umani quelli che muoiono nel Mediterraneo o riescono ad arrivare stremati sulle nostre coste? Le risposte della Lega a queste domande "sono superficiali, propagandistiche e vagamente razziste".

E le parole sul Testamento Biologico?

"Non si tratta di favorire la morte, ma di prendete atto dell’impossibilità di impedirla". E "senza fare crociate contro i cattolici" se qualcuno pensa che "decide il Vaticano e non il Parlamento, io, Costituzione alla mano, dico no".

Ve lo immaginate un leader Pd che dice queste cose? Sarebbe accoltellato seduta-stante da Paola Binetti. Quest’apertura verso una rivisitazione del papocchio partorito al Senato sul fine-vita dovrebbe essere colto al balzo dall’opposizione: finalmente, sotto un ombrello abbastanza forte quale quello offerto da Fini, molti del PDL potrebbero spendersi per una legge più umana.

Diamoci un taglio

luglio 13th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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dussack Quando cerco di immaginare quale possa essere il livello zero di un ragionamento che possa definirsi umano, sempre prodigo mi giunge l’aiuto del buon Calderoli –che se è stato nominato ministro alla Semplificazione, una qualche attitudine a semplificare la dovrà pur possedere. E’ così facile ragionare alla Calderoli. Combattere la violenza sulle donne? E che ci vuole? Basta una pillolina al violentatore di turno: voilà, eccolo ammansito e docile. Così tutti vissero felici e contenti.

Ho i miei dubbi che la cosiddetta “castrazione chimica” possa avere un effettivo valore preventivo di deterrenza: come nel caso della pena di morte, interviene ex-post e colpisce persone che verosimilmente mai avrebbero pensato di potersi spingere a tal segno oppure, come sembra nel caso di specie dello “stupratore seriale” di Roma, incapaci di frenarsi a causa di gravi problemi mentali.

Debbo però ammettere che la soluzione può avere un certo fascino (perverso, a dirla tutta): la pratica non è cruenta, idealmente è come prendere la pasticca della pressione. Quante persone ogni giorno prendono una pasticca “per stare bene”? E che sarà mai? Ma…e se uno non la volesse, la pillolina? Se gli facesse male –perchè, come qualsiasi farmaco, si porta dietro effetti collaterali e diversi rischi? Possiamo obbligarlo? Vogliamo obbligarlo?

Prima di rispondere, leggiamoci l’articolo  32 della Costituzione:

Art. 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Faccio anche notare che una risposta di questo genere, per quanto lieve possa apparire il castigo inflitto, non è molto diversa da quella di stabilire che van mozzate le mani ai ladri:  stiamo comunque parlando di una grave menomazione fisica inflitta dallo stato ad un individuo (oramai) inerme.

 

Errori di segno

dicembre 3rd, 2007 § Commenti disabilitati § permalink

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AGGIORNAMENTO del lunedì (errata corrige): pigliate quello che ho scritto sotto come un esercizio di Ucronia, visto che le cose sono andate diversamente da quanto ho riportato, anche se solo per un pelo… Quanto a me e alla mia topica clamorosa, dovrei ricordarmi di una regola base: mai credere agli exit poll.

Vuoi vedere che quella volpe di Chavez sta riuscendo dove persino Silvio ha fallito? Ossia farsi incoronare senza bisogno della corona, anzi con un ampio consenso popolare.
In Venezuela pare infatti che il referendum indetto dal Presidentissimo per la modifica della Costituzione, con cui egli otterrebbe mandati infiniti (sempre finchè ci sarà bisogno di elezioni) e il controllo sulla stampa in cambio di un piatto di lenticchie elargite alla popolazione (leggi: riduzione dell’orario di lavoro di due ore a settimana) stia per fornire un sì deciso.

Un Paese di lemming?

Oppure merito di una campagna elettorale molto convincente, che potremmo ridurre ad uno slogan familiare:

Meno lavoro per tutti

Chissà: se Silvio avesse scelto la sottrazione invece dell’addizione, magari ora sarebbe re anche lui. Poi dici che la scuola non serve…

—————-
Now playing: Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu
via FoxyTunes

Cronaca di una Morte Annunciata

febbraio 22nd, 2007 § Commenti disabilitati § permalink

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Questa è la storia di un Piccolo Elettore di centro-sinistra: uno a Sinistra quel tanto da non riconoscersi nella Margherita, ma non abbastanza da ritrovarsi nel modus operandi di Rifondazione. Uno che voterebbe i DS, se ancora ci fossero.
Dopo aver sofferto in silenzio durante gli scintillanti 5 anni di scempio di Costituzione e decenza da parte del Piccolo-Uomo-Dalla-Folta-Ricrescita e aver offerto in voto i litri di HCl che in tale periodo gli avevano grattato via la mucosa gastrica, il nostro Elettore si accorse che il vento pareva cambiato. Perfino in Italia sembrava ci si stesse accorgendo che -forse- era ora di disarcionare il Giove Ottimo Massimo che si credeva invincibile.
Quando ci furono le Primarie del Centro-Sinistra, il Piccolo Elettore si recò baldanzoso a testimoniare la sua presenza, fiducioso che finalmente -designando un candidato alla guida della Coalizione- si sarebbero evitate le usuali “zappate sui piedi” che fino ad allora erano sempre costate vagonate di voti. Tutto benissimo: alta partecipazione, vittoria netta del candidato favorito. Financo la nuova Legge elettorale, il “Porcatellum” Calderoliano, prodotta in extremis da una Maggioranza Polista in piena agonia con il solo scopo di mantenere a sè PierFerdy UDCasini e chiaramente concepita a Monaco durante la Festa della Birra, pareva non poter nulla contro questo vento nuovo…
Però… però, quando si entrò in Campagna Elettorale, il Piccolo Elettore avvertì, chiarissimo, il rumore di una prima zappata: invece di condurre la campagna sui fallimenti del Governo uscente, attaccando su tutti i fronti possibili, il Centro-Sinistra cominciò litigando al suo interno sulla Tassa di Successione. Un argomento di importanza marginale per quasi tutti gli ipotetici elettori dell’Unione, con un possibile riflesso limitato nel migliorare i Conti Pubblici se reintrodotta, ma su cui Le Menti della Sinistra si arrovellarono senza trovare un punto di incontro: “La reintroduciamo, ma solo per i grandi patrimoni! Sì, ma quanto grandi? Tanti Milioni di Euro! Sì, ma quanti? Tanti!”
Naturalmente, non parve vero, a Destra, di poter mettere all’angolo l’avversario in maniera così agevole: “Ecco quelli che ce l’hanno coi ricchi, già vogliono aggiungere tasse! E poi, non si mettono d’accordo nemmeno su quello…” Da qui fu tutta una battaglia in difesa, condotta come se il governo degli ultimi 5 anni fosse stato del Centro-Sinistra.
Poi il Piccolo Elettore assistette ai “Faccia a Faccia” in Tv, in uno studio candido come il Paradiso degli spot Lavazza: e lì rise di cuore e si indignò per le ridicole figure del “Giovane Premier” (appena tornato dallo spettacolino al Congresso USA), con la sparatona da “Prendi la cornetta, il Polo ti aspetta” sull’abolizione dell’ICI (“Sì, hai capito bene: non pagerai più l’ICI” -o una cosa così). E, invece, seconda zappata: si compì probabilmente il Recupero Miracoloso…
Venne il giorno delle Elezioni: il nostro Elettore fece il suo dovere e attese trepidante.
Putroppo la vittoria auspicata fu un quasi pareggio, un 1-1 fuori casa: il nuovo Governo di Centro-Sinistra nasceva con il misero sostegno di due voti in più al Senato e dei Senatori a vita. Voti che divennero ben presto uno soltanto, grazie al nuovo Astro Nascente della politica in stile Mastella: il Senatore De Gregorio, uno che praticamente ancor prima di insediarsi, già aveva fondato il suon nuovo Movimento e tirato la terza zappata. Mistero fitto su come abbia fatto Di Pietro a fidarsi di un tale figuro, candidandolo nelle sue Liste.
Iniziò così un Prodi-bis farcito di Sottosegretari, sempre a rischio di impallinamento e in grado di inimicarsi ogni categoria con la Finanziaria 2007 (che pure il Piccolo Elettore condivideva in molti punti).
Poi fu Vicenza: cadde il Governo, il Piccolo Elettore rimase senza parole. Questa zappata non se l’aspettava: se ci sono dei motivi per cui non sarebbe possibile impedire la costruzione della nuova Base Americana, perchè non provare, almeno, a spiegarli? E d’altronde, come pensare di poter ottenere qualcosa per la città spingendo il Paese tra le braccia di Berlusconi? Non sarebbe meglio, alle volte, cercare di ottenere un compromesso possibile, anche rinunciando ad alcune delle proprie posizioni?

Oggi, amareggiato e sfiduciato, il Piccolo Elettore ancora non capisce: soffre nel guardare ogni telegiornale, ha di nuovo con sè il fido Maalox.

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