Avanti coi cannoli

giugno 29th, 2010 § Commenti disabilitati § permalink

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romanzi_894 Dell’Utri condannato in appello a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa (rispetto al primo grado, pena ridotta di 2 anni per la non sussistenza delle accuse per i fatti dopo il 1992) e poco ci manca che ritornino fuori i famosi “cannoli” di Cuffaro (ma sono certo che una bottiglietta di spumante se la siano aperta, dietro le quinte): gli avvocati difensori cantano vittoria, l’imputato ride e scherza in conferenza stampa, ribadisce di considerare Mangano “il mio eroe” per essere morto omertoso e si vanta come artefice della strategia berlusconiana di avvalersi, durante i processi, della facoltà di non rispondere (legittima finché si vuole, ma non eticamente accettabile da parte di un politico).

In sostanza, una condanna per aver brigato con la mafia allo scopo (quanto meno) di  proteggere e favorire Berlusconi e le sue aziende, sembra a Dell’Utri e a molti del Pdl una bagatella da ragazzetti, di quelli che imbrattano i muri con lo spray (anzi, qualcosa di meno grave, visto con che dispiegamento di forze gli stessi personaggi si scagliano contro i vandali metropolitani).

Un po’ come se uno si rallegrasse perché pure se è stato riconosciuto colpevole di aver ucciso una vecchietta, è stato assolto dall’accusa di averle rubato la borsetta.

L’infame e l’uomo d’onore (le parole sono importanti)

dicembre 16th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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I mafiosi hanno un termine preciso per definire i cosiddetti pentiti: li chiamano “gli infami”. Hanno tradito il vincolo associativo, svelano segreti, fanno nomi: sono considerati peggio delle forze dell’ordine. Al contrario, il galateo del capomafia in carcere prevede che il buon picciotto non parli, o se parli smentisca qualsiasi cosa: in particolare, neghi di conoscere perfino i parenti più stretti, se necessario. Colui che si comporta in questo modo “uomo d’onore è”.

Gaspare Spatuzza è un pentito: accusa (in modo generico e per sentito dire, suscitando molti dubbi sulla veridicità di quanto afferma) Marcello Dell’Utri di collusione con i fratelli Graviano, boss da tempo  in carcere. Con singolare consonanza di titoli, i giornali appiattiti sul PDL definiscono queste accuse “minchiate”, argomentando che non si può dar credito ad una persona che ha un passato criminale tanto efferato. 1 Gianfranco Miccichè 2 sostiene che il pentito sarebbe stato addirittura pagato dai magistrati  (o da “terzi” non meglio identificati) per dire certe cose. Marcello Dell’Utri lo accusa di inventarsi le cose e di tramare contro Berlusconi. Insomma, il “compagno Spatuzza” è un infame.

Filippo Graviano è un capomafia: depone dopo Spatuzza e lo sconfessa su tutta la linea. Oddio: semplicemente dice di non conoscere Dell’Utri, non direttamente nè indirettamente. Cioè non avrebbe mai sentito nemmeno parlare di Dell’Utri in vita sua. Guarda un po’, questo personaggio, che pentito non mi risulta essere e dunque non collabora con gli inquirenti, viene subito salutato come un galantuomo: che sia il mandante degli efferati crimini di Spatuzza è un dettaglio poco rilevante, questa volta. Lo stesso Marcello Dell’Utri sostiene:

“A differenza di Spatuzza  è un vero pentito che sa di espiare le colpe che ha commesso". "A differenza di Spatuzza ho visto nelle parole di Filippo Graviano – ha aggiunto – un percorso di ravvedimento. Mi pare una persona seria".

Non so se Dell’Utri sia un mafioso o meno; nè se per lui possa configurarsi la fattispecie del reato di concorso esterno o quello che è. Le parole di Spatuzza, smentite dal Graviano ciarliero (l’altro fratello muto restò, ma di un mutismo molto eloquente 3 ), in assenza di altri riscontri valgono zero: bisogna pur ricordare, comunque, che il processo non si basa su Spatuzza e che si tratta di un giudizio d’appello. Nel primo grado Dell’Utri è già stato riconosciuto colpevole, senza bisogno di Spatuzza.

Quelle che mi paiono palesi, incontrovertibili evidenze sono l’ambiguità di frequentazioni e comportamenti, la rete di rapporti poco puliti (vedi caso Mangano) e  le sconcertanti dichiarazioni in lode di determinati soggetti, che dovrebbero impedire a chiunque di poter raggiungere anche la più infima carica pubblica: dovrebbe essere il partito in cui questa persona milita ad escluderlo automaticamente da qualsiasi incarico. Questo filtro elementare, garanzia della serietà di una classe politica intera, da noi è poco attivo: probabilmente perché l’elettorato ha dimostrato scarso interesse per la questione, votando ripetutamente personaggi dallo spessore etico e umano pari a quello di una sottiletta fila e fondi.

 

  1. un bel parterre di omicidi, su cui spicca lo scioglimento di infanti nell’acido
  2. che in questi giorni, peraltro, è impegnato a demolire dall’interno il PDL in Sicilia
  3. vuole qualcosa, insomma; va peraltro rilevato che il Graviano di cui Spatuzza parla è questo qui e non quello che ha deposto

Arresti ad orologeria?

dicembre 6th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Praticare uno sterile complottismo non è bella cosa; nè vale sempre quella famosa massima spesso ripetuta da Giulio Andreotti per cui “a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca”. Però che l’ennesimo “duro colpo alla mafia”, l’arresto di due delle più temibili firme criminali all’interno di Cosa Nostra, avvenga il giorno dopo le deposizioni (per la verità difficilmente riscontrabili, a quanto mi è dato di capire) del famigerato Spatuzza lascia interdetti: nella migliore delle ipotesi, si tratta di un ben fortunato accidente. 1 Si vedrà poi  se questi due resteranno in carcere per scontare le loro malefatte (un mafioso teme poco l’arresto, che considera una jella passabile, quando non una medaglia da appuntarsi al petto; teme assai invece l’ergastolo e le restrizioni del 41-bis).

Per ora, questo singolare concatenarsi di eventi mi ha –mio malgrado- riportato all’analoga sensazione di perplessità che provai circa quattro anni or sono, nel momento dell’arresto di Binnu Provenzano: giusto il giorno dopo le elezioni dell’aprile 2006 (quelle vinte per un pugno di voti dal centrosinistra).

E’ che le coincidenze sono sì strani capricci del caso, che alle volte tali non son nemmeno: ma a dimostrarlo, beh, è tutto un altro paio di maniche.

 

  1. che si inserisce comunque nel contesto di una continua e notevole attività delle forze dell’ordine negli ultimi anni –sotto governi di destra e di sinistra.

Berlusconi contro “la Piovra”

novembre 28th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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"Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una così bella figura lo strozzo"

S.Berlusconi, 28 novembre 2009

 

Sono abbastanza convinto che Berlusconi non sia mafioso: lui sposa le cause, ma non vi aderisce mai; sempre al confine dell’ombra, sua massima cura è tenere a portata di mano (o portafoglio) qualche disgraziato su cui scaricare la colpa di eventuali traffici poco puliti. Comunque, per fare affari con la mafia non occorre essere mafiosi: basta essere molto aperti di vedute (pecunia non olet).

Siccome però “a Cesare quel che è di Cesare”, diamo atto a Berlusconi di avere almeno una cosa in comune con la mafia: ovvero la mentalità. Quella mentalità per cui non sarebbe il crimine organizzato ad infangare il buon nome 1 dell’Italia nel mondo, bensì coloro che denunciano  -giornalisti, scrittori, registi- lo stato delle cose: la contiguità tra mafia e alcuni settori di politica e società, il fastidio che molti amministratori provano verso parole come legalità e moralità,  il danno economico che le persone oneste subiscono da quello che in Campania chiamano o’sistema.

Ora provate ad immedesimarvi in un poveretto che volesse denunciare chi gli impone il pizzo oppure testimoniare contro qualche politico colluso: si sentirebbe sicuro nell’affidarsi ad un Stato che pare guardare solo al risvolto economico-turistico del problema criminalità? Ad un presidente del consiglio che vorrebbe strozzare (metaforicamente, è ovvio) coloro che mettono a nudo i meccanismi del malaffare? 

 

  1. per chi c’è l’ha, un buon nome

La prossima volta che prendo una multa…

ottobre 5th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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…chiamo il Popolo delle Libertà

Siccome gli hanno dato una multa, dovremmo scendere tutti in piazza per  Lui. Il Popolo delle Libertà non batte ciglio per difendere la libertà di stampa (anzi), ma si mobilita in grande stile quando si tratta dei danè dell’uomo più potente d’Italia. Saranno pure 750 milioni di euro (un’enormità per chiunque): ma se una sentenza ha riconosciuto che la vendita di Mondadori a Fininvest, (attraverso la faccenda del famoso lodo e gli intrallazzi di Previti) è stata illegittima, un risarcimento in sede civile è il minimo. Ci saranno appelli e contro-appelli, fior di avvocati e provvidi cavilli per difendere in tribunale le ragioni di Fininvest e spuntare almeno uno sconto.

Quale giustificazione perché un partito intero insorga a protezione del mero interesse economico di uno solo? Ma perché dietro a tutto ciò si celano i  soliti “poteri forti” (sempre evocati quando non sono i propri), i giudici eversivi, le elite di merda degli anti-italiani. Teoria di Cicchitto (uno che di poteri forti ne sa qualcosa, vista la già citata questioncella P2), affidata alla solita “nota” dolente e complottarda:

«È evidente che l’attacco al Presidente Berlusconi di precisi settori politici e finanziari è concentrico e lungo più direttrici che vanno dal gossip, all’evocazione degli attentati di mafia del ’92, ad altro ancora che si prepara e, adesso a questa sentenza civile dalle proporzioni inusitate ben studiata anche nei tempi. Ovviamente il beneficiario è De Benedetti, il vero leader della sinistra editoriale e finanziaria».

Abbiamo l’attacco concentrico, ora. Con l’aggiunta della stupefacente, ancorché oramai abusata, questione dei tempi: stiamo parlando di un fatto di 20 anni or sono e la giustizia italiana è lenta, ma certo non così lungimirante. Inoltre sul piano politico un pronunciamento del genere non ha nessuna rilevanza, visto che nulla aggiunge a quanto già penalmente accertato.

Quindi, a qual pro strepitare tanto? Forse per mettere pressione alla Consulta in vista del 6 ottobre: giorno in cui ci sarà la discussione sull’altro lodo, quello Alfano: “Cari giudici, fate attenzione: mica vorrete essere responsabili della caduta dello statista più amato del mondo occidentale? Mica vorrete sovvertire il responso delle urne? Sappiate che siamo pronti a scendere in piazza, noi che  tanto amiamo la libertà da averla regalata alle ubbie di uno solo.”

 

“I complici”, di Abbate e Gomez

settembre 2nd, 2009 § 1 comment § permalink

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i-complici

 

 

Uno dei pochi libri che  tra le pagine mantiene quel che  in copertina promette.  Tante storie di fiancheggiatori della mafia e una ricostruzione molto convincente del cosiddetto “periodo delle stragi” a cavallo tra 1992 e 1993. Spiega quasi ogni cosa e lo fa bene.

 

 

Piccole perle sparse qua e là:

- i nomi di tanti, noti e meno noti, con  alcune frequentazioni quanto  meno pericolose

- destra o sinistra per la mafia pari sono (le cosiddette cooperative rosse qualche scheletro nell’armadio ce l’hanno sul serio)

- da certe parti, se vinci le elezioni non importa di che partito sei: comunque avevi un amico degli amici alle spalle (magari un bossettino di secondo piano, ma c’è quasi sempre)

- quelli del Nord non si fanno molti scrupoli, se ci sono soldini che girano, a impastoiarsi con la mafia

- cos’è esattamente il 41bis, perchè la mafia ha begato per 10 anni per farlo abolire, perchè ora non bega più tanto

- il ritorno del boss: dopo quattordici anni, zio Binu (Provenzano) torna a casa, nascosto in una masseria vicino Corleone. Come nei film in cui una persona  dispersa rientra improvvisamente nella vita dei suoi cari, anche il ritorno di Binu mette in moto meccanismi disgregativi dell’equilibrio familiare. I figli non l’hanno quasi mai visto, hanno vissuto esistenze anonime e difficoltose a causa sua;  si lamentano delle decisioni paterne, della madre che ha sempre assecondato Binu nelle sue scelte

 

Aggiungo solo questo: molti politici italiani sono mafiosi, ma non lo sanno. Pensano che per essere mafiosi bisogna portare la coppola e usare la lupara, che bisogna essere stati “combinati” dal boss locale. Bene, se costoro leggessero questo libro ci si troverebbero dentro con tutte le scarpe, anche se i loro nomi non ci stanno e le vicende raccontate riguardano magari altri. 

Più aspirina per tutti

maggio 16th, 2009 § 1 comment § permalink

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 Bossi

Vi piacerebbe se, contro la malasanità, il vostro medico di base fosse eletto dal popolo? Votereste quello che promette più aspirina per tutti o quello che vi garantisce perseguirò tutti i virus, i batteri e gli elminti e potenzierò la dotazione di antibiotici e vaccini a tutta la popolazione? Oppure preferireste uno che vi intortasse con un discorso del genere le risorse non sono sufficienti per garantire la salute di tutti, perciò io mi orienterò verso le persone giovani e forti, il futuro della nostra gente: meno case di riposo, più palestre; meno pacemaker, più angioplastiche; meno antiparkinsoniani, più lifting e istituti termali?

Ancora a questo la Lega non è giunta: frattanto Bossi comizia da queste parti vaneggiando l’elezione diretta dei magistrati (addirittura la promette entro la data delle imminenti consultazioni europee). Sperando siano le solite fanfaluche per accalappiarsi nuovi consensi, mi pregio di segnalare al buon Umberto che non sono disposto a dover scegliere tra perseguire gli stupri e le rapine o l’evasione e la mafia. Checchè ne pensino i miei concittadini.

Il ritorno del MinchioPadanus

marzo 11th, 2009 § 1 comment § permalink

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persona_1_202 L’Homo Nordicus (alias Leghista Doc) è la sottospecie politica che oggi va per la maggiore: radicato sul territorio, maschio e virile, sempre pronto alla difesa della nostra gente. Niente a che fare con il gracilino Homo Rubrus (alias Amico Democratico), sempre alle prese con i suoi dilemmi morali e con i mal di pancia a causa di qualche corrente (d’aria).

Del resto, all’Homo Nordicus si richiede un solo tipo di ragionamento, piuttosto terra terra:

1. Le cose in Italia non vanno bene

2.  Siccome non può essere colpa dell’operoso popolo padano

3. allora è colpa degli immigrati (o dei rom o dei comunisti)

Badate bene che questa forma mentis non è in alcun modo legata al momento contingente, bensì connaturata al pensiero leghista, che sempre necessita di una capro espiatorio, di un soggetto debole e poco tutelato su cui scaricare l’ansia e la paura. In tempi più antichi, infatti, la Padania era abitata da una specie di leghista più rozza e senza fazzoletto verde, con il chiodo fisso del terùn: il terùn che ci porta via il lavoro, il terùn che porta degrado, il terùn che porta la mafia. Questo Homo MinchioPadanus si è fortunatamente quasi estinto, soppiantato dalla subspecie SemperDùr, anche detta Bossiana: qualche esemplare, però, ancora abita la pianura e colonizza le amministrazioni locali. E’ il caso del mio (purtroppo) conterraneo Daniele Stival, consigliere regionale del Veneto.

Godetevi questa perla di minchio-leghismo: in previsione dell’apertura della stagione turistica, la Lega boccia la proposta di impiegare i militari per pattugliare le spiagge sul litorale veneziano. "Nelle ronde volontarie – spiega il consigliere regionale Daniele Stival – ci sono meridionali, ma sono da anni integrati con la realtà locale. L’esercito porterebbe invece meridionali che non hanno nessuna conoscenza del nostro territorio. Meglio a questo punto difenderci da soli."

Elogio della follia

aprile 9th, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Durante la chiacchierata con Marcello Dell’Utri diffusa oggi tramite il suo spazio su tutubi, Klaus Davi ha totalmente ridefinito il concetto stesso di intervista sdraiata: domande chiaramente ideate da Dell’Utri stesso per garantirgli di menare fendenti livorosi e obliqui in tutta tranquillità, atteggiamento ossequioso da lacchè in livrea. Non perdete tempo a chiedervi la ragione della presenza di Klaus Davi nelle nostre vite: mi risulta sia una scoperta di Simona Ventura, il che dice già tutto.

Apprezzate invece i veri scoop di questa intervista. Tra le altre cose infatti, il buon Marcello ci fa sapere quanto segue:

- lui conosce quasi tutti i pentiti di mafia (Ohibò…e come fa? Tutti casualmente transitati nella gloriosa Bacigalupo?)
- la sinistra è una piovra che stende i suoi tentacoli sulla cultura italiana e soprattutto sulle case editrici (strano, credevo che Mondadori Einaudi Piemme Electa Sperling & Kupfer fossero guidate da Marina Berlusconi…)
- “i fatti storici devono rimanere, ma la ricetta retorica sulla resistenza va rivista”: ecco, almeno i fatti storici li teniamo, eh?
- Mangano era un eroe (pare di capire in quanto non pentito)

Malcostume…mezzo gaudio

gennaio 18th, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Totò Cuffaro è stato condannato per favoreggiamento nei confronti di Michele Aiello, un imprenditore che gestiva la sanità palermitana in accordo con alcuni “uomini d’onore”. Gli hanno dato 5 anni.
Lui ha tirato un sospiro di sollievo, perchè non gli è stato affibbiato il favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, ma esclusivamente un favoreggiamento semplice.
Ha detto: “Sono confortato, non sono colluso con la mafia e per questo resto presidente della Regione. Da domani torno al lavoro.”

Cioè, la catena dei favori è questa:

Cuffaro —-> Aiello —-> Mafia

e non questa:

Cuffaro —-> Mafia

Dubito ci sia altro da aggiungere.

In ogni caso, questo è Presidente della Regione Sicilia e ha preso 5 anni per favoreggiamento nei confronti di un imprenditore; la condanna prevede anche l’interdizione dai pubblici uffici, ma ci sono altri gradi di giudizio e si vedrà -vista la presunzione di innocenza.
Lui non sente il bisogno di dimettersi, anzi sembra rinvigorito dalla condanna: chè, in certi campi, un po’ di pubblicità non guasta. C’è chi mette un annuncio sul giornale, chi si appunta al petto una condanna.

Malcostume…mezzo gaudio.

P.S.: Di fronte a certi fatti, abbiamo ancora necessità di una condanna penale per decidere di non appoggiare con il nostro voto i Cuffaro o i Mastella?

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