Alienazioni ferroviarie

marzo 29th, 2011 § Commenti disabilitati § permalink

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Da “Appunti sparsi di un viaggiatore astratto”

Dicembre 2010, un giorno a caso

treno barattoloIn questo vagone si scoppia dal caldo; in quello accanto, si gela. Nel treno barattolo va così: non ci sono mezze misure, come in estate, così in inverno. O Siberia, o equatore, a seconda delle bizze di riscaldamento e climatizzazione.

Oggi equatore, dunque. Bisogna fare attenzione, perché se provi ad alzarti in piedi (magari a cercare qualcosa nella giacca, raggrumata alla meno peggio sul portapacchi) vieni investito da una corrente tropicale di aria bollente: il che sulle prime ti porta semplicemente a considerare che la scelta di piazzare i convettori sul soffitto non è propriamente geniale, ma poi ti conduce per strani percorsi mentali ad abbozzare un’assurda teoria su come l’incontro di masse d’aria a temperature tanto diverse potrebbe forse generare fenomeni atmosferici di qualche entità, seppur minima –un piccolo fortunale di scompartimento, una leggera spolveratina di neve. Allora ti guardi intorno, istintivamente cercando un ombrello a portata di mano.

Tempi di prosa

ottobre 10th, 2010 § 1 comment § permalink

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Sarà che viviamo in tempi di prosa, per cui la poesia si trova preclusa la strada. Sarà che il romanzo di oggi si scrive facile, si legge rapido e basta la storia. Sarà che a scuola le poesie dovevi mandarle a memoria, ma potevi tranquillamente esentarti dal capirle. Sarà pure che come pacco natalizio l’ultima fatica di Bruno Vespa pesa molto più di un osso di seppia. Sta di fatto che a romanzieri e saggisti pare andar benone: scrivono tomi su tomi (lunghi… che lunghi!), ogni anno se ne escono con il loro nuovo capolavoro, vengono recensiti dappertutto e perfino se raccolgono in volume le ricette della povera nonna qualcuno che le mandi in stampa lo trovano di certo. Nulla di strano se pure le veline faranno uscire, al posto del consueto calendario, un noir scritto a quattro mani.

osso di seppia

 

 

Ma i poeti, signori miei, i poeti?

 

Ebbene i poeti, si sa, sono ormai estinti. Non per colpa loro, penso: chi si lascerebbe estinguere così, senza batter ciglio? Senza nemmeno tentare una mutazione che si adatti ai tempi nuovi? Senza, chessò, riciclarsi lungo la via della canzonetta?  “Ma -obietterete voi, miei colti e pignolerrimi lettori- quel che vai scrivendo son fandonie!” Sapete, difatti, dalle cronachette locali o dai trafiletti abbandonati in mezzo ai necrologi, come escano tuttora, quasi perfino sovente, nuove raccoltine di versi fatti come dio comanda; e che di poeti taluni esemplari ancora, seppur nascosti tra selve di provincia,  compitano amorevolmente rime e assonanze (e magari si ritrovano tra loro a guardarsi straniti per la scarsa attitudine alla compagnia, in quei premi di poesia presso località termali dove per partecipare devi pagare  e se ti va bene vinci una targa o una coppa, come per la cicloturistica). “Eh, ma si tratta di geronti, singoli maestri senza seguito né allievi” -risponderò io. La vena si va esaurendo rapidamente. Dove sono i nuovi Pasolini, i poeti civili? E i cantori del male di vivere, gli interpreti dei nostri giorni tribolati? E se anche vi sono, chi se li fila?

Chi di noi legge poesia, oggi? 

Conciato per le feste

dicembre 24th, 2009 § 2 comments § permalink

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Il mio cinepanettone

Sono al supermercato, sto spingendo tranquillo il mio carrellino ad aggirare uno scaffale; improvvisamente, sento un rumore come di cavalli al galoppo. Penso subito a qualche cellulare dalla suoneria bizzarra, per cui non mi cruccio troppo e svolto l’angolo deciso: nemmeno il tempo di alzare lo sguardo che vengo aggredito da un branco di cotechini imbizzarriti, forse sfuggiti alle ceste ove erano stati rinchiusi. Ho giusto il tempo di lasciare il carrello in loro balia e guadagnare il reparto dolciumi, ove mi fermo ansimante. Sicuro di essere ormai fuori pericolo, cerco di figurarmi cosa stia accadendo e mi appresto ad invocare l’aiuto dello spirito di San Giacobbo de la Voyagerie (patrono dei cercatori di misteri implausibili), quando con la coda dell’occhio leggo un movimento sospetto provenire dai ripiani dei prodotti natalizi: da lì, difatti, stanno iniziando a calare a terra con fare bellicoso torme di torroni dalle livree sgargianti. Una volta giunti sul pavimento e raggruppatisi, i torroni si organizzano a falange e cominciano a marciare compatti verso di me. Davanti a loro si raduna l’artiglieria pesante: cestini ricolmi di pistacchi di Bronte sgusciati, pronti ad essere adoperati come proiettili da un agguerrito gruppo di Babbi Natale di cioccolata promossi a frombolieri. Mentre, atterrito, cerco di pensare a come sfuggire da quest’altro assalto, sento nuovamente dietro di me il rumore sordo dei cotechini in rapido avvicinamento.

lenticchie Sembra dunque sia circondato, ma mi accorgo che la corsia del supermercato si interrompe a metà strada tra me e i torroni: mi getto verso la insperata via di fuga, dirigendomi alle casse sul fondo. Man mano che guadagno metri comincio a rinfrancarmi, ma mi rendo conto troppo tardi dell’ennesimo ostacolo: da non so quale angolo erompe una fiumana di lenticchie precotte, che con violenza mi travolge e mi spinge a terra. Ora mi rendo conto: i torroni e i cotechini avevano attentamente studiato il piano d’attacco! Fin dall’inizio cercavano di spingermi verso le lenticchie: difatti ora sono in trappola. Noto chiaramente che lo scopo ultimo della manovra è di stringermi al muro, ove mi aspetta con le fauci spalancate –orrida visione di morbide creme e soffice impasto- un Tartufone gigante, pronto a soffocarmi con i suoi grassi idrogenati. Tento allora un’ultima, disperata difesa: raccatto uno zampone dallo scaffale più vicino e mi getto verso i cotechini, cercando di non farmi sopraffare dalla loro afrodisiaca adiposità. Purtroppo non ho previsto la seconda carica delle lenticchie, coadiuvata dal sapiente ed indefesso lancio di pistacchi dei babbi natale di cioccolata: allorquando le lenticchie formano un tappeto altamente sdrucciolevole sotto i miei piedi, la fine ingloriosa della mia resistenza è inevitabile. Mentre cado rovinosamente a terra e sono trascinato verso il megatartufone, l’ultimo mio pensiero è il rimpianto per tutti quei giorni in cui, invece di concedermi un gelato o un panino imbottito, avrei dovuto farmi una corsa tonificante con la fida bicicletta.

 

P.S.: Buon Natale a tutti!

 

Bloggheria

novembre 15th, 2009 § 3 comments § permalink

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I tormenti di un giovane blogger

“Si no te sa, tasi!”, si dice da queste parti. Se non sai, taci. Saggezza popolare che, a darci retta, condurrebbe a chiudere la maggior parte dei blog (compreso questo). Perché, insomma, i blog sono l’apoteosi della tuttologia applicata e del giudizio apodittico su questioni per cui un Montaigne avrebbe magari versato botti di inchiostro. Volendo riassumere all’osso, mi pare che nella blogosfera si vivacchi molto sul latino hic et nunc: il commento arguto, la frecciatina che inchioda il fatto del giorno, un certo accanirsi sulla carogna di giornata. Ci sfoghiamo, insomma. Forse è il mezzo che chiama alla brevità, forse è il pubblico che vuole il mordi e fuggi. Ripeto, mi ci metto in mezzo totalmente: ogni volta che lancio un pezzo nella rete, sento l’amarezza per la piccineria delle analisi che riesco a produrre.

dblog2_Cosiddetta-Saffo-Pompei-33323 Prima di pronunciarsi su di un argomento, bisognerebbe averlo ben ruminato: ci vogliono tempo, pazienza e silenzio. Leggi e rifletti, osservi e fai esperienza fino a costruire l’edificio di un ragionamento che si possa paragonare almeno ad una palafitta, primitivo ma abbastanza stabile da non rovesciarsi per un po’ di mare grosso.

E comunque pure dopo questo lungo ruminare alle volte ti sbagli.

E comunque non puoi mai sapere quando sarà “una di quelle volte”.

Perché la verità è un caleidoscopio di opinioni che osserva il reale, a sua volta un caleidoscopio di eventi di cui possiamo cogliere tutt’al più le tendenze generali: vince chi approssima meglio –alle volte per ragioni puramente stilistiche.

Ma forse basta non prendersi troppo sul serio.

 

P.S.: le mie scuse a Mr Montaigne per averlo coinvolto in questo post.

 

Technorati Tag: ,,

Piccole crudeltà

settembre 30th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Sempre in sella alla sua bici, ****** in oratorio ci capitava ogni giorno. Io ero piccolo e quell’uomo grande dalle gambe forti ed allenate mi faceva una certa soggezione, anche se poi la sua mente, a disagio ormai in quel corpaccione di quarantenne, era la stessa di un bimbo come me. Girellava ovunque, giorno e notte: potevi trovarlo per strada ad inveire contro chi lo sorpassava in auto come pure al centro di un incrocio nel tentativo di aiutare a suo modo i vigili urbani nel far defluire il traffico dopo un incidente. Fiero del suo gagliardetto della Croce Rossa, favoleggiava di interventi fianco a fianco con il personale sanitario e di brevetti da pilota aeronautico: gli piaceva raccontare queste sue storie cui nessuno credeva, ma lo faceva con tale foga e convinzione, da farle quasi sembrare reali. Ancora mi chiedo se fosse cosciente di quelli (non tutti, per fortuna) che lo avvicinavano solamente al fine di sollazzarsi quasi fosse un fenomeno da baraccone, e che decidevano se accendere le sue idiosincrasie o stuzzicarne la vanità a seconda di quale filo dei  suoi orditi fosse per loro più ridicolo.

Quei siparietti tristi e sconsolanti mi sono tornati alla mente domenica pomeriggio  mentre sonnacchioso (potete immaginarmi vecchierello e rinsecchito con la copertina sulle gambe, non vi discosterete molto dal vero) attendevo un improbabile guizzo dalle auto in coda a Singapore: una fugace compulsatina al telecomando  mi ha condotto sul “secondo canale” nel momento in cui Simona Ventura si dedicava alla presentazione degli ospiti. In collegamento dallo stadio Olimpico di Roma, afflitto da un sospetto (ancorché lieve) tremore, Aldo Biscardi pareva non del tutto “a piombo”. La conduttrice, nell’ilarità generale, si beava per l’aria di chiaro rimbambimento dell’anziano giornalista e badava bene di stuzzicarlo affinché la sparasse ancor più grossa (con notevoli risultati, a dirla tutta).  Gli amici dovrebbero ridere con te e non di te. Invece troppo di frequente ci viene quasi naturale approfittare di chi è al momento in posizione di inferiorità per beffarci di lui, forse come inconscia vendetta per le volte in cui la vittima siamo stati noi.

 

P.S.: Anche adesso, quando percorro il lungo viale che porta al mio quartiere, trovo ****** sulla sua bicicletta: corre, diritto e velocissimo, rasente il ciglio della strada. Ormai da qualche anno c’è una pista ciclabile, ma ****** non la usa: forse pensa che, guidando in fin dei conti un veicolo anche lui, gli spetti di occupare la carreggiata; o forse nessuno gli ha spiegato a cosa serve quella striscia di asfalto azzurina. In ogni caso, se lo supero alza il braccio minaccioso e mi manda platealmente a quel paese.

Lo strano caso di Mr Mondella

luglio 4th, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Ancora notti di calura ed insonnia. Notti passate a fuggire lenzuola appiccicose, cercando rifugio negli scarsi refoli di vento regalati dalle finestre aperte. E mentre le lancette della sveglia sembrano sempre al medesimo posto, l’unico passatempo diventa lasciare la mente a vagare tra le camere del mio cervello, lanciata alla cernita delle ragnatele che ci son rimaste. Da queste attività, che oserei definire speleologiche, emergono cose bizzarre: brandelli di date difficili da collocare, immagini infantili ormai sfocate, persino la reificazione di personaggi romanzeschi da tipico post-peperonata. Così mi trovo a pensare a “I promessi sposi”: perchè mai? Ah, insondabili percorsi cerebrali! Potremmo pensare la faccenda una variante del già riportato effetto catalitico della doccia: in questo caso però, la funzione maieutica della situazione non determina speculazioni filosofiche, bensì metaletterarie. Perciò ora vi cuccate tutto ‘sto misero pistolotto sudaticcio sul Manzoni e sul suo capolavoro.

Dunque la cosa prende avvio da una folgorazione: mancano i padri! Ovvero, in tutto il malloppone le figure paterne sono quasi assenti: l’unica di cui ho memoria è quella del padre de la sventurata rispose, Gertrude. Tra l’altro, praticamente un orco. Per il resto Renzo è orfano, a Lucia resta solo Agnese, di Don Rodrigo non ci è dato sapere. Si dirà: nel XVII secolo la vita media era quel che era; aggiungiamoci una pestilenza ogni tanto e qualche scaramuccia tra vicini focosi. Ecco fatto! I padri morivano, questa è la verità.
Uhm…e se invece dietro tutto ciò si celasse una motivazione puramente psicologica legata alla biografia dell’autore? Se nella Milano del primo ottocento fosse esistita una “Novella 2000″ , avrebbe potuto campare per diverse edizioni con i gossip sul pio Alessandro: uno su tutti che il conte Manzoni non ne era il vero padre. Perciò forse il nostro si portava dietro un Edipo irrisolto. Questa spiegazione vi pare tirata per i capelli?
Ecco pronta l’alternativa. Il demiurgo della soap di Lecco era rimasto imbrigliato dalla trama del suo stesso romanzo. Pensate al padre di Lucia. Immaginatevi questo pover’uomo: già l’essersi fatto accalappiare da Agnese non fa del signor Mondella quel che si direbbe un’aquila. Oh, Agnese! La donna più intrighina e petulante in Lombardia e dintorni: chi spinge Renzo tra le grinfie di Azzeccagarbugli? chi fa sì che Lucia corra dritta dritta dalla monaca di Monza? chi organizza il disastroso matrimonio segreto? In secondo luogo, da questo connubio salta fuori nientepopodimenoche Lucia, il paradigma della prefica: non passa momento che non stia a piangere o pregare; come la metti sta, non muove un dito nemmeno se minacciata. Per finire, il genero: Renzo Tramaglino, il plurivincitore del concorso “Babbeo of the year” per Lecco e provincia. Più inetto di Zeno Cosini (per rimanere in ambito letterario), in ogni situazione riesce sempre a scegliere la cosa meno sensata da fare.
Ecco, di uno come Mr Mondella nemmeno Manzoni poteva tollerare le sofferenze: per ragioni di coerenza intrinseca della vicenda sarebbe stato costretto a lasciarlo affondare con una pietra al collo in quel famigerato ramo del lago di Como. Deve aver pensato, allora, di soffocarlo in culla, espungendolo dall’opera. Un chiaro caso di eutanasia letteraria.

P.S.: Mi sorge ora un dubbio ulteriore: e se il padre di Lucia fosse, in realtà…Padre Cristoforo? Perchè questo spiegherebbe la confidenza un po’ sospetta con Agnese e quel suo avere tanto a cuore la sorte di Lucia; nonchè il motivo per cui cerca di allontanare il più possibile Renzo dall’amata…

Piccola massima…

novembre 27th, 2007 § Commenti disabilitati § permalink

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…che mi risolverebbe qualche problema, se solo riuscissi a metterla in pratica:

“L’essenziale è tutto,
ma non tutto è essenziale”

—————-
Now playing: Regina Spektor – Somedays
via FoxyTunes

Centrifugati mentali (se ne sconsiglia la lettura)

settembre 25th, 2007 § Commenti disabilitati § permalink

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Avvertenza: non cercate tracce intellegibili in quel che segue

E’ notte alta e sono sveglio…
Strepitoso inizio di una canzone ormai datata: pare banale, ma rifulge per il semplice nitore dell’immagine evocata. Tutto quello che viene dopo è già inscritto in quel primo verso -e difatti non è granché, a parer mio.

Appunto: è notte alta e sono sveglio, ma per fortuna senza gli strazianti problemi di cuore del povero De Crescenzo.
Oddio… problemi a cui pensare ne ho a bizzeffe ed è perciò che staziono al Pc in un’ora peregrina, sperando che buttare giù due righe valga ad allontanarli fino all’arrivo dell’amico Morfeo.
Naturalmente non mi viene in mente nulla, perciò ho deciso di provare a lasciare campo libero a tutto quello che mi passa per la capa e vedere che percorsi (il)logici produce il mio cerebro sferragliante.
Finora solo la spiegazione di quanto intendo fare: non molto.
Potrei postare qualche verso mediocre che ho generato a caso, tempo fa.
Uhm, no…
Magari in un prossimo futuro, nella prossima pausa di introspezione di un blog che introspettivo non voleva essere.
Eppure un po’ di me bisogna che lo metta, tra queste pagine.
Uh, che patetico…

E mica ho bevuto: nemmeno mi son mai ubriacato, io. Alle volte son giunto al punto di sentire la testa leggera e un po’ vuota, ma niente di più. E mai fumata una sigaretta, mai neppure aspirato un tiro. Ne andavo fiero, prima. Un bravo figliolo, orgoglio di mamma e papà. A disagio con gli altri, però. Incapace di divertirsi, incapace di ballare o di mandare qualcuno a quel paese (a quel paese…). Ora mi rendo conto di aver confuso -diciamo non sempre, ma spesso- forma e sostanza. Forse è il portato di alcuni tratti di quella personalità che in psichiatria definiscono ossessiva, caratterizzata da eccessivo formalismo (appunto) e perfezionismo. Difficile sfuggire al tuo destino, se ce l’hai tatuato nel dna. E infatti son ancora qui, more solito.

No, anche se ho nominato la psichiatria non sono matto, mettetevi il cuore in pace.

E’ solo che vedo il bicchiere mezzo vuoto…

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