AlitaGlia

agosto 28th, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Il Piano Fenice per salvare Alitalia prova oggi le ali, in attesa di spiccare il volo a breve. Il Consiglio dei Ministri ha approvato la solita leggina per gli amici, i volenterosi sodali di Silvio che salveranno la compagnia di bandiera.
Pur confuso da annunci contrastanti e poco chiari, io l’ho intesa così: si fanno due società. Una, la niuco (newco.) si prende tutte le cose belle: aerei, rotte, personale necessario. L’altra, la badcompany, si cucca il marcio: debiti ed esuberi. La niuco viene regalata dall’amico Silvio all’amico Carlo Toto e agli altri danarosi; la badcompany resta sul groppone dei cosiddetti contribuenti (anche detti “popolo bue”): i debiti si pagheranno con le tasse, i poveri esuberi magari finiranno al catasto o alle Poste (ci vedremo arrivare le raccomandate con un jet?). Sulla questione esuberi sarà sicuramente allestita una lotteria: ogni parte in causa sparerà la sua cifra, poi si vedrà chi ha ragione. Oggi Angeletti, segretario della Uil, afferma che saranno 2000: speriamo abbia ragione. Nei giorni scorsi si passava da 5000 a 7000 con notevole facilità. In sostanza, nessuno sa come andrà a finire: l’unica cosa certa è che Airfrance ci avrebbe messo parecchi soldi suoi, mentre ora ne metteremo di nuovo noi. Poi, forse tornerà Airfrance e non dovrà nemmeno sborsare un euro.
Va tutto bene?

Alcune letture:
il sole 24 ore
Giavazzi
la Repubblica

La tratta dei turisti

agosto 21st, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Di ritorno da una gitarella mattutina in laguna, lasciatemi scagliare una lancia contro la Società dei vaporetti. Venezia non è un posto che frequento assiduamente e di solito mi ci muovo a piedi. Oggi però la mia bella propone una traversata dalla stazione ferroviaria a San Marco: potremo così ammirare in tranquillità i palazzi affacciati sull’acqua (torbida: altro che vedutisti…), sostiene. Penso che una puntina di novità nella mia vita abitudinaria potrebbe giovare, per cui accetto.

La traversata è venuta la bellezza di 6.50 euro a capoccia: rabbrividite pure al pensiero di quanto possa costare un giro in gondoeta. Siamo stati travolti da una mandria di passeggini imbizzarriti, nerbati senza posa dalle ruvide lingue degli addetti a salita e discesa (Forza, signori! Veloci! Quick! Andate dentro, presto! Forza, quick!) all’interno di una imbarcazione di età indefinita tra quella di una triremi romana e quella di un galeone spagnolo, in piedi e senza quasi poter guardare fuori. Durante il tragitto, il naviglio gorgogliava sinistramente e pareva dragare il fondo con lo scafo.

Non conosco le riflessioni dei turisti incastrati con noi tra le lamiere, ma dubito siano fioriti pensieri d’amore.

Agosto, post mio non ti (ri)conosco

agosto 12th, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Quando raggiungi piena consapevolezza che la vita è tragedia,
l’unica cosa che ti resta è recitare le parti da commedia.

Quindi: oggi passeggiavo bighellonando davanti al bagno*, allorchè ho avvertito un rumore sinistro**. Mi addentro nella stanza e percepisco monotono ed inesorabile un ticchettio provenire dal muro. Ora, se fossi stato in un telefilm americano, questo evento avrebbe potuto significare una sola cosa: la mirabolante bomba ad orologeria di prammatica, con detonatore collegato ai mitici fili multicolore. L’espediente più trito ed abusato della cinematografia, il deus ex machina più straccione che esista per tirare avanti un canovaccio morente***.
Tutta la scena mi è passata per la testa, of course: io che mi avvicino al wc, mi chino in basso e vedo i candelotti rossi collegati al timer. Io che telefono al mio artificiere di fiducia -negli USA lo danno con l’abbonamento al cellulare, penso- Lou Kin e guidato dalla sua voce…faccio esplodere casa. Miseria, allora non era il filo rosso!
A questo pensiero mi sono riavuto e, verificato di non avere l’aspetto nè il crine di un novello MacGyver, me ne sono lavato le mani: dopotutto sono italiano per qualcosa, no?
Ora il ticchettio è svanito, io sono ancora vivo. Il tempo guarisce le ferite.

Questa storiella penosa non ha una morale, naturalmente. Ma se proprio volete lasciare questo blog con l’impressione di non aver del tutto perso tempo, ne inventiamo una subito subito: mai trafficare con affari che non si sa come manovrare. E non credere a quello che appare dallo scatolotto televisivo.

*sì, è una casa grande.
**in realtà destro, ma che importa?
***perciò lasciate lo sfrutti un po’ anche io, cribbio!

Declinare, prego: degrado, degradazione, degradante…

agosto 7th, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Pacatamente potremmo definirlo delirio di onnipotenza: è quello che ha colpito i nostri sindaci, appena dotati dei superpoteri. Qualcheduno ha deciso di riesumare il coprifuoco, vietando assembramenti notturni di più di due persone; altri, più modestamente, di vietare di rovistare nei cassonetti.
Quest’ultima alzata di ingegno è opera del mite Alemanno, novello caput mundi: a suo dire sarebbe una norma contro il degrado. Sorge spontaneo interrogarsi sulla questione se sia più degradante rovistare nei cassonetti oppure permettere che alcune persone siano costrette, per vivere, a tali soluzioni estreme. Inoltre dà rinforzo alla motivazione -invero sbiadita sempre più- per sentirsi ancora di Sinistra.

Premiata friggitoria triestina

agosto 5th, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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A quale temperatura la carne umana frigge? Perchè qui, al tepore della mia mansardina triestina (che ho giusto per l’occasione ribattezzata Inferno), temo di aver ormai raggiunto una doratura perfetta. Se volete venire ad assaggiarmi prima che viri verso il bruciato con brio, affrettatevi. Intanto provvedo a salarmi; gradireste anche una spruzzata di limone?

Qualcuno conosce un rituale sicuro per la danza della pioggia? Si faccia avanti ora… Basterebbero anche le istruzioni per evocare la nuvoletta da impiegato di fantozziana memoria.
Per finire, un pensiero e la mia vicinanza (solo spirituale, eh!) ai fuochisti (se ne esistono ancora), ai cuochi e a tutti coloro che sono costretti a giocare col fuoco per lavoro.
Coraggio, l’autunno ci salverà.

Il grembiule prêt-à-porter

agosto 1st, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Ai miei tempi alle elementari si usava il grembiule (forse ancora oggi, ma non sono aggiornato). Io avevo il tipo a giacchetta, non quello a mo’ di vestitino. C’era anche il fiocco ma, raggiunto un discreto livello di consapevolezza di me, l’ho cassato (più o meno in terza, forse): del resto odio anche le cravatte, perciò in un certo qual modo rimango coerente a me stesso negli anni.
Il grembiule si comprava alla Standa e già allora non costava poco. Inoltre bisognava comprarne più d’uno, per fargli fare il giro.

Ma veniamo a noi. Fra le novità presentate dalla ministra Gelmini per la scuola che verrà ci sono alcune cose lodevoli, come il ritorno dell’Educazione Civica; alcune cose discutibili, come il voto in condotta e, appunto, il ritorno del grembiule.

In linea di massima la divisa scolastica è una trovata come un’altra, una sorta di scoperta dell’acqua calda che mi lascia freddino. Potrebbe servire ad evitare squilibri ed invidie tra chi può vestire alla moda e chi invece deve accontentarsi: in questo senso sarebbe pure una buona idea.
Però, leggendo quanto dichiara la ministra, rimango molto perplesso:

«Vi è la disponibilità di alcune case di moda a cimentarsi con la divisa scolastica», ha specificato il ministro, chiarendo che sarebbero «numerosi» i presidi, ai quali spetterà comunque la decisione finale, che vogliono reintrodurre il grembiule in quanto «è un elemento di ordine e uguaglianza tra gli studenti. L’importante è semplificare la vita delle mamme e l’uso della divisa va in questa direzione».

Quanto potrà costare la divisa “D&G”? E chi la paga?
Le mamme la cui vita dovrebbe essere semplificata?
L’Istituto?
Lo Stato?

Non ci sono i soldi per pagare gli insegnanti, metà degli edifici scolastici cade a pezzi e facciamo le sfilate di alta moda con le divise?
Così poi la scuole ricche avranno le divise griffate e stilose, mentre gli istitui di periferia il grembiule da quattro soldi di Andrea Marè.

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