Il nuovo paleozotico

novembre 24th, 2009 § 3 comments § permalink

BlogNews

A tutti un benvenuto nella nuova casa di Paleozotico. Per l’occasione, ho pensato fosse di prammatica esserci di persona personalmente.

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Non mi sono mai trovato pienamente a mio agio, in quel di blogger: architettura complicata e rigida (per uno senza conoscenze di linguaggi html e figli vari), un editor di testi troppo spartano. Mi ha sempre trattenuto una certa fiducia nel possibile progresso della piattaforma, che però non arriva ancora: così, dopo lunghi e assai sfibranti cogitaboli sul da farsi con la mia immagine riflessa allo specchio, ho infine rotto gli indugi e scelto di acquistare per un tozzo di pane un dominio tutto mio con un po’ di spazio dedicato. Ed eccomi qui, espatriato verso gli accoglienti lidi di WordPress.

Ho scelto un tema semplice e pulito, con il solito sfondo bianco per rendere l’esperienza il più possibile vicina a quella della lettura su carta. Spero vi possiate presto ambientare in questo nuovo spazio. Dovrebbe essere tutto in ordine con i feed, ovvero non serve che li cambiate (se vi giunge questo post, state a post…o). Vi prego, invece, di cambiare il link nei preferiti.

Per concludere, forse vale la pena riportare quanto scrivevo quasi 3 anni fa, il primo giorno:

Vorrei scrivere pensieri profondi e illuminanti sui motivi che mi hanno spinto ad aprire questo blog (il che asseconderebbe, peraltro, la mia invincibile tendenza ad una forma ampollosa e convoluta) e mi piacerebbe poter dare almeno una manciata di spiegazioni a sfondo vagamente psicanalitico sul perchè hic et nunc, ma non credo ne sarei capace.

E forse nemmeno serve.
Insomma, struca struca (come dicono da queste parti), forse cerco anch’io una piccola tribuna da cui sproloquiare in libertà sulle cose che vedo attorno a me. Chiunque abbia qualcosa da annotare, da aggiungere o da correggere è ben accetto, purchè lo faccia con argomenti e non con offese gratuite.

Direi che ora possiamo cominciare.

Per technorati: UCTHUCPAMUJ2

Bloggheria

novembre 15th, 2009 § 3 comments § permalink

BlogNews

I tormenti di un giovane blogger

“Si no te sa, tasi!”, si dice da queste parti. Se non sai, taci. Saggezza popolare che, a darci retta, condurrebbe a chiudere la maggior parte dei blog (compreso questo). Perché, insomma, i blog sono l’apoteosi della tuttologia applicata e del giudizio apodittico su questioni per cui un Montaigne avrebbe magari versato botti di inchiostro. Volendo riassumere all’osso, mi pare che nella blogosfera si vivacchi molto sul latino hic et nunc: il commento arguto, la frecciatina che inchioda il fatto del giorno, un certo accanirsi sulla carogna di giornata. Ci sfoghiamo, insomma. Forse è il mezzo che chiama alla brevità, forse è il pubblico che vuole il mordi e fuggi. Ripeto, mi ci metto in mezzo totalmente: ogni volta che lancio un pezzo nella rete, sento l’amarezza per la piccineria delle analisi che riesco a produrre.

dblog2_Cosiddetta-Saffo-Pompei-33323 Prima di pronunciarsi su di un argomento, bisognerebbe averlo ben ruminato: ci vogliono tempo, pazienza e silenzio. Leggi e rifletti, osservi e fai esperienza fino a costruire l’edificio di un ragionamento che si possa paragonare almeno ad una palafitta, primitivo ma abbastanza stabile da non rovesciarsi per un po’ di mare grosso.

E comunque pure dopo questo lungo ruminare alle volte ti sbagli.

E comunque non puoi mai sapere quando sarà “una di quelle volte”.

Perché la verità è un caleidoscopio di opinioni che osserva il reale, a sua volta un caleidoscopio di eventi di cui possiamo cogliere tutt’al più le tendenze generali: vince chi approssima meglio –alle volte per ragioni puramente stilistiche.

Ma forse basta non prendersi troppo sul serio.

 

P.S.: le mie scuse a Mr Montaigne per averlo coinvolto in questo post.

 

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Giulio Tremonti, ovvero dell’invidia del blogger

ottobre 21st, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Se Alfano se ne andasse in giro a dichiarare “credo che si debbano rispettare le norme, anche quelle che non piacciono; e che non sia lecito ad alcuno sentirsi al di sopra delle leggi, qualunque ruolo ricopra,” resteremmo tutti di stucco (non preoccupatevi, siete su candid camera). Il fatto di immaginare concetti banali -ed ampiamente condivisibili nella loro apparente pleonastica verità- in bocca a questo governo fa un effetto straniante, nevvero?

Così, quando Tremonti ha pronunciato la ormai famosa e lapidaria frase:

“Io non credo che la mobilità sia di per sè un valore, credo che per una struttura sociale come la nostra, il posto fisso sia la base su cui [ognuno] organizzi il proprio progetto di vita, crei la propria famiglia"

è successo un putiferio. Gente che approva, gente che si dissocia, gente che distingue, gente che condanna. Ma andiamo a vedere oltre il fumo: c’è qualcosa di nuovo? Di rivoluzionario? Chi può negare l’importanza del posto fisso come pietra angolare per l’edificio della propria tranquillità (a parte Emma Marcegaglia, ovviamente)?

Forse sarebbe stato meglio parlare di sicurezza di un impiego continuativo: insomma di un reddito. Però, in fondo, che differenza fa? Come mai tutto questo clamore?

Direi che i motivi sono due:

1. la credibilità del dichiarante

2. la fattibilità dell’assunto

Le due cose non sono slegate tra loro. Questo nuovo Tremonti s’atteggia a santone dell’economia, sempre più somigliando a quelli che dileggia ad ogni passo: ha scritto un libro vendutissimo, sostiene di aver previsto la crisi prima di altri (una versione  delle cose poco veritiera; ma transeat), parla per aforismi  -l’ultimo dei quali è questo sul posto fisso. Ieratico e lontano, quasi non fosse stato in carica allorché si approvavano la legge Biagi e altre amenità consimili. Francamente da un ministro (con quell’Ego, poi) mi aspetterei un’analisi più competente: magari noiosa e pedante, ma concreta.  Frasi ad effetto o attacchi senza costrutto me li so scrivere da solo su queste pagine. Forse Tremonti è stufo della ribalta mediatica e vorrebbe ritirarsi a vita privata con il conforto di lanciare le sue tesi da un semplice blog? Perché dovrei credere a questo neoconvertito alle ragioni del posto fisso? Non è lo stesso che prometteva solennemente mai più condoni? E come la mettiamo con Brunetta, Sacconi, Confindustria, la politica del fare (e disfare)?

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Foggy Christmas

dicembre 24th, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Oggi c’è la nebbia, domani è Natale: per una volta almeno, il tempo meteorologico si armonizza perfettamente con quello emotivo. Quando ero bambino, mi pareva ineluttabile che il 25 dicembre doveva essere un giorno speciale. Quindi, sia mai che piovesse (la neve era ben accetta, però). Che diamine! la festa per eccellenza: le luci il presepe i regali il pranzo dalla nonna…

E invece si muore perfino a Natale: pure oggi passando lungo la via, ho visto epigrafi appese. Gli ospedali non sono vuoti (anche se dimettono tutto il dimettibile), i barboni restano per strada. Le luci e il presepe non mi fanno più effetto; sorrido anzi dell’illusione che rappresentano alle menti distratte. E, certo, provo un po’ di malinconia. La compagine famigliare è ormai ridotta all’osso: le defezioni sono iniziate con la scomparsa della nonna; poi qualcuno ha preso strade sue, altri han semplicemente smesso di venire al pranzo del 25. Domani ci sentiremo come in un raduno di superstiti, a celebrare un rito muffito tra troppe sedie vuote.

Ma voi divertitevi, eh!
Buon Natale!
Po poppo po,
po poppo po,
poppo poppo po,

Ambizione

dicembre 21st, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Ennesimo Silvio-show, ieri sera.

La cosa più inquietante che ha detto è la seguente:
«Sono convinto che il presidenzialismo sia la formula costituzionale che può portare il migliore risultato per il governo del Paese: sono assolutamente convinto che l’architettura costituzionale attuale ci pone dietro gli altri Paesi perché non conferisce i poteri necessari al premier per essere incisivo. Auspico che nel corso della legislatura ci sia un ampio dibattito, spero condiviso da maggioranza e opposizione e forte dell’opinione popolare, per arrivare a una riforma presidenzialista.»

Il passo successivo sarà dichiarare che l’Italia è pronta ad una monarchia assoluta, perchè l’architettura costituzionale ci penalizza in quanto non conferisce al Presidente il potere necessario per decidere della vita e della morte dei cittadini.

Passasse mai, nella mente di questo Cesaretto da avanspettacolo, l’idea di poter essere inadeguato a qualche compito? O il pensiero che nel mondo magari esista una persona “a ciò più di me degna”?

Delenda Carthago

dicembre 7th, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Ricorre in questi giorni il LX anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani. Nata dopo i tragici fatti delle due guerre mondiali, è probabilmente la migliore giustificazione all’esistenza dell’ONU (e dovrebbe far riflettere quei politici grossolani che preferiscono mercanteggiare il futuro del pianeta al G8).

Riporto qui i primi due articoli del testo nella traduzione italiana:

Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Alle volte possiamo pensare che la questione diritti umani sia un problema solo di certi luoghi arretrati, mentre mai come in tale “materia” è il caso di citare l’evangelico chi è senza peccato scagli la prima pietra. E se, come sempre in questi casi, l’archetipo che sale alla mente è il buon Calderoli con tutte le sue varianti più o meno cerebromunite, in realtà si tratta di qualcosa che ci coinvolge tutti: c’è sempre qualcuno che non ci piace e che tendiamo ad emarginare con motivi che spesso sono solo di pancia. La diffidenza istintiva che il diverso porta con sè in quanto sconosciuto è comprensibile, ma va temperata con i dati che l’esperienza ci fornisce: anche Calderoli avrà i suoi lati positivi, dopo tutto. Discriminarlo è dunque sbagliato.

Per finire, non posso lasciarvi senza un esempio concreto che la cronaca del nostro maraviglioso paese ci ha gentilmente elargito alla bisogna. Infatti nei giorni scorsi l’Istituzione (in teoria) caritatevole per eccellenza ci ha ricordato quanto sia facile cadere in tentazione.

Oh, yes, è quello che state pensando. E sì, ne parlo pure io. Ancora.

Leggiamo insieme:

«Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale. Il Catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Ma qui, la questione è un’altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni.»

Queste sono le parole pronunciate dal cardinale Migliore, nunzio della Santa Sede all’Onu, a corollario del rifiuto di firmare una dichiarazione per la depenalizzazione dell’omosessualità in tutti i paesi del mondo. Se non ci capite un acca di ciò che il presule voleva dire, non preoccupatevi: siete in buona compagnia. Quel lieve puzzo di omofobia che sentite comunque salire, invece, è del tutto reale: quando ti devi arrampicare sugli specchi per giustificare una posizione preconcetta, di solito ti impapocchi.


Italians do it better?

novembre 21st, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Laddove nemmeno la legge può, forse una prece…

Cari signori Gelmini…

novembre 11th, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Di ministri in fuga e condotte disdicevoli

Pare che il Ministro Gelmini ultimamente stia bigiando diversi impegni, buon ultimo quello di oggi con i sindacati. Naturalmente la scusa è sempre pronta: impegni improrogabili dovuti bla bla…

Il primo pensiero è di darla in pasto al sior Brunetta e alla sua crociata contro i fannulloni.
A ripensarci, però, meglio una lettera a casa per i genitori: con tutte queste assenze, il 7 in condotta è assicurato.
Vorranno mica che gli bocciamo la dolce figliuola?

Rubare ai poveri

novembre 5th, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Il Comune di Milano, oramai travolto dalla crisi, ha deciso di finanziarsi con l’accattonaggio. Da oggi chi si diletta a mendicare in piazza è avvertito: oltre a dover pagare 500 euro avrà sequestrato il frutto dell’elemosina. Niente paura per i milanesi onesti: le bustarelle si potranno giostrare come prima.

4 novembre

novembre 4th, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Se la depuriamo delle fascisterie da baraccone del ministro La Russa, questa celebrazione del 4 novembre qualcosa da dire ce l’ha ancora: La canzone del Piave è l’unica delle canzoni di guerra (forse insieme a Bella, Ciao) che riesca a produrre un certo solletico al mio lobo limbico ormai desensibilizzato. Il Piave è qui a due passi: a cavallo di quella linea sono morti in tanti. Il nonno materno di mio padre fu catapultato fin quassù dalla Sicilia per difendere i confini e farsi bucherellare le gambe mentre cercava di far saltare i fili spinati austriaci: non so quanto fosse consapevole di quel mito che stava andando a costruire; dubito fosse entusiasta della guerra (di solito i veri sostenitori di un conflitto sono quelli che si trovano più lontani dai campi di battaglia), credo ne abbia tratto più danno che beneficio. Si dice che l’Italia vinse la guerra: eppure morirono milioni di persone e le condizioni di vita della popolazione peggiorarono fino allo stremo, tanto da permettere l’ascesa di quella strana macchietta calva con la camicia nera. Se dobbiamo celebrare qualcosa non sarà certo la vittoria, bensì il coraggio ed il sacrificio di quei poveri cristi costretti a scannarsi con altri poveri cristi per un braccio di fiume.

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