Alienazioni ferroviarie

marzo 29th, 2011 § Commenti disabilitati § permalink

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Da “Appunti sparsi di un viaggiatore astratto”

Dicembre 2010, un giorno a caso

treno barattoloIn questo vagone si scoppia dal caldo; in quello accanto, si gela. Nel treno barattolo va così: non ci sono mezze misure, come in estate, così in inverno. O Siberia, o equatore, a seconda delle bizze di riscaldamento e climatizzazione.

Oggi equatore, dunque. Bisogna fare attenzione, perché se provi ad alzarti in piedi (magari a cercare qualcosa nella giacca, raggrumata alla meno peggio sul portapacchi) vieni investito da una corrente tropicale di aria bollente: il che sulle prime ti porta semplicemente a considerare che la scelta di piazzare i convettori sul soffitto non è propriamente geniale, ma poi ti conduce per strani percorsi mentali ad abbozzare un’assurda teoria su come l’incontro di masse d’aria a temperature tanto diverse potrebbe forse generare fenomeni atmosferici di qualche entità, seppur minima –un piccolo fortunale di scompartimento, una leggera spolveratina di neve. Allora ti guardi intorno, istintivamente cercando un ombrello a portata di mano.

Allori

maggio 28th, 2010 § 4 comments § permalink

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Uno dei miei blogger di riferimento, il buon Heike, ha compiuto i fatidici e malinconici 33, gli anni di Cristo (che poi, a leggere in giro, dice che mica è morto a 33 anni, Cristo: quindi, caro Heike, non lasciarti abbattere dalla propaganda…). Forse per le riflessioni scaturite da questo evento, gli sono usciti due tra i post più belli degli ultimi tempi: “la prostata” e, soprattutto, “il dio di mio padre.”

corona alloroCosì, tra un post e l’altro e con un po’ di vita in mezzo, il tempo passa anche qui: pure io comincio a notare qualche capello bianco, sto scollinando verso i 34, già ho rinunciato a cercare di piegare il futuro alle mie brame. Quel che resta, sono piccoli sogni da onesto artigiano della felicità quotidiana. Ecco, di questi piccoli sogni il principale era rappresentato dalla corona d’alloro che spetta ai laureati: ebbene, oh quattro gatti che mi seguite fin dall’inizio, martedì 25 maggio me la sono finalmente aggiudicata.

Come capire che l’arte contemporanea…

febbraio 10th, 2010 § 1 comment § permalink

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…non fa per me

Stasera, in una tv locale, ci stava un mercante d’arte che proponeva quadri di un anziano maestro milanese: arte astratta, principalmente distese monocromatiche quasi uniformi. Qualche opera presentava tenui gradazioni sul tema principale: blu-azzurro-bianco, magenta-rosso e così via (cinicamente ho pensato che forse avrebbero dovuto far realizzare al maestro anche la maglia ufficiale dell’Italia per i mondiali sudafricani: certo gli sarebbe venuta meglio). Il venditore sapeva il fatto suo: s’è speso a lungo sulla questione del colore e sul significato che ha nell’arte astratta, leggendo perfino un bel passo di Kandinsky sull’uso del blu, del giallo e del verde. Ha citato Ungaretti (sì, esatto: la solita “m’illumino d’immenso”), per invitarci a non credere meno “artistica” una composizione solo perché semplice sul piano formale (in senso opposto facendosi sfuggire di non apprezzare molto, ad esempio, la Monna Lisa). Mentre gigioneggiava così lanciato tra arti visive e poesia e cominciava a tirarmi sempre più dalla sua parte, piroettando da cornice a cornice in un crescendo di acume critico, gli si è però parato di fronte un ostacolo insormontabile: l’opera più grande, al centro dello studio. Raffigurava una tela bianca (probabilmente dipinta di bianco). Allora si è fermato un momento, interdetto, prima di lasciarsi sfuggire un laconico e sconsolato:

“Beh, signori, questa non ci provo nemmeno a proporvela: perché voi, da lì, vedete solo una tela bianca”.

P. Manzoni - Acrome 1958  Sfortunatamente in sala era presente l’autore in persona, il quale si deve essere lievemente risentito perché è prontamente apparso in video, claudicante e ansimante, nel tentativo di argomentare a favore di questa opera negletta dal pubblico, tirando fuori Fontana e i suoi tagli e Manzoni con gli “acromes.”

Insomma, ha tenuto a rimarcare di non essere stato l’unico ad aver avuto l’idea delle tele lavate con dash. 

 

Conciato per le feste

dicembre 24th, 2009 § 2 comments § permalink

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Il mio cinepanettone

Sono al supermercato, sto spingendo tranquillo il mio carrellino ad aggirare uno scaffale; improvvisamente, sento un rumore come di cavalli al galoppo. Penso subito a qualche cellulare dalla suoneria bizzarra, per cui non mi cruccio troppo e svolto l’angolo deciso: nemmeno il tempo di alzare lo sguardo che vengo aggredito da un branco di cotechini imbizzarriti, forse sfuggiti alle ceste ove erano stati rinchiusi. Ho giusto il tempo di lasciare il carrello in loro balia e guadagnare il reparto dolciumi, ove mi fermo ansimante. Sicuro di essere ormai fuori pericolo, cerco di figurarmi cosa stia accadendo e mi appresto ad invocare l’aiuto dello spirito di San Giacobbo de la Voyagerie (patrono dei cercatori di misteri implausibili), quando con la coda dell’occhio leggo un movimento sospetto provenire dai ripiani dei prodotti natalizi: da lì, difatti, stanno iniziando a calare a terra con fare bellicoso torme di torroni dalle livree sgargianti. Una volta giunti sul pavimento e raggruppatisi, i torroni si organizzano a falange e cominciano a marciare compatti verso di me. Davanti a loro si raduna l’artiglieria pesante: cestini ricolmi di pistacchi di Bronte sgusciati, pronti ad essere adoperati come proiettili da un agguerrito gruppo di Babbi Natale di cioccolata promossi a frombolieri. Mentre, atterrito, cerco di pensare a come sfuggire da quest’altro assalto, sento nuovamente dietro di me il rumore sordo dei cotechini in rapido avvicinamento.

lenticchie Sembra dunque sia circondato, ma mi accorgo che la corsia del supermercato si interrompe a metà strada tra me e i torroni: mi getto verso la insperata via di fuga, dirigendomi alle casse sul fondo. Man mano che guadagno metri comincio a rinfrancarmi, ma mi rendo conto troppo tardi dell’ennesimo ostacolo: da non so quale angolo erompe una fiumana di lenticchie precotte, che con violenza mi travolge e mi spinge a terra. Ora mi rendo conto: i torroni e i cotechini avevano attentamente studiato il piano d’attacco! Fin dall’inizio cercavano di spingermi verso le lenticchie: difatti ora sono in trappola. Noto chiaramente che lo scopo ultimo della manovra è di stringermi al muro, ove mi aspetta con le fauci spalancate –orrida visione di morbide creme e soffice impasto- un Tartufone gigante, pronto a soffocarmi con i suoi grassi idrogenati. Tento allora un’ultima, disperata difesa: raccatto uno zampone dallo scaffale più vicino e mi getto verso i cotechini, cercando di non farmi sopraffare dalla loro afrodisiaca adiposità. Purtroppo non ho previsto la seconda carica delle lenticchie, coadiuvata dal sapiente ed indefesso lancio di pistacchi dei babbi natale di cioccolata: allorquando le lenticchie formano un tappeto altamente sdrucciolevole sotto i miei piedi, la fine ingloriosa della mia resistenza è inevitabile. Mentre cado rovinosamente a terra e sono trascinato verso il megatartufone, l’ultimo mio pensiero è il rimpianto per tutti quei giorni in cui, invece di concedermi un gelato o un panino imbottito, avrei dovuto farmi una corsa tonificante con la fida bicicletta.

 

P.S.: Buon Natale a tutti!

 

Bloggheria

novembre 15th, 2009 § 3 comments § permalink

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I tormenti di un giovane blogger

“Si no te sa, tasi!”, si dice da queste parti. Se non sai, taci. Saggezza popolare che, a darci retta, condurrebbe a chiudere la maggior parte dei blog (compreso questo). Perché, insomma, i blog sono l’apoteosi della tuttologia applicata e del giudizio apodittico su questioni per cui un Montaigne avrebbe magari versato botti di inchiostro. Volendo riassumere all’osso, mi pare che nella blogosfera si vivacchi molto sul latino hic et nunc: il commento arguto, la frecciatina che inchioda il fatto del giorno, un certo accanirsi sulla carogna di giornata. Ci sfoghiamo, insomma. Forse è il mezzo che chiama alla brevità, forse è il pubblico che vuole il mordi e fuggi. Ripeto, mi ci metto in mezzo totalmente: ogni volta che lancio un pezzo nella rete, sento l’amarezza per la piccineria delle analisi che riesco a produrre.

dblog2_Cosiddetta-Saffo-Pompei-33323 Prima di pronunciarsi su di un argomento, bisognerebbe averlo ben ruminato: ci vogliono tempo, pazienza e silenzio. Leggi e rifletti, osservi e fai esperienza fino a costruire l’edificio di un ragionamento che si possa paragonare almeno ad una palafitta, primitivo ma abbastanza stabile da non rovesciarsi per un po’ di mare grosso.

E comunque pure dopo questo lungo ruminare alle volte ti sbagli.

E comunque non puoi mai sapere quando sarà “una di quelle volte”.

Perché la verità è un caleidoscopio di opinioni che osserva il reale, a sua volta un caleidoscopio di eventi di cui possiamo cogliere tutt’al più le tendenze generali: vince chi approssima meglio –alle volte per ragioni puramente stilistiche.

Ma forse basta non prendersi troppo sul serio.

 

P.S.: le mie scuse a Mr Montaigne per averlo coinvolto in questo post.

 

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Piccole crudeltà

settembre 30th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Sempre in sella alla sua bici, ****** in oratorio ci capitava ogni giorno. Io ero piccolo e quell’uomo grande dalle gambe forti ed allenate mi faceva una certa soggezione, anche se poi la sua mente, a disagio ormai in quel corpaccione di quarantenne, era la stessa di un bimbo come me. Girellava ovunque, giorno e notte: potevi trovarlo per strada ad inveire contro chi lo sorpassava in auto come pure al centro di un incrocio nel tentativo di aiutare a suo modo i vigili urbani nel far defluire il traffico dopo un incidente. Fiero del suo gagliardetto della Croce Rossa, favoleggiava di interventi fianco a fianco con il personale sanitario e di brevetti da pilota aeronautico: gli piaceva raccontare queste sue storie cui nessuno credeva, ma lo faceva con tale foga e convinzione, da farle quasi sembrare reali. Ancora mi chiedo se fosse cosciente di quelli (non tutti, per fortuna) che lo avvicinavano solamente al fine di sollazzarsi quasi fosse un fenomeno da baraccone, e che decidevano se accendere le sue idiosincrasie o stuzzicarne la vanità a seconda di quale filo dei  suoi orditi fosse per loro più ridicolo.

Quei siparietti tristi e sconsolanti mi sono tornati alla mente domenica pomeriggio  mentre sonnacchioso (potete immaginarmi vecchierello e rinsecchito con la copertina sulle gambe, non vi discosterete molto dal vero) attendevo un improbabile guizzo dalle auto in coda a Singapore: una fugace compulsatina al telecomando  mi ha condotto sul “secondo canale” nel momento in cui Simona Ventura si dedicava alla presentazione degli ospiti. In collegamento dallo stadio Olimpico di Roma, afflitto da un sospetto (ancorché lieve) tremore, Aldo Biscardi pareva non del tutto “a piombo”. La conduttrice, nell’ilarità generale, si beava per l’aria di chiaro rimbambimento dell’anziano giornalista e badava bene di stuzzicarlo affinché la sparasse ancor più grossa (con notevoli risultati, a dirla tutta).  Gli amici dovrebbero ridere con te e non di te. Invece troppo di frequente ci viene quasi naturale approfittare di chi è al momento in posizione di inferiorità per beffarci di lui, forse come inconscia vendetta per le volte in cui la vittima siamo stati noi.

 

P.S.: Anche adesso, quando percorro il lungo viale che porta al mio quartiere, trovo ****** sulla sua bicicletta: corre, diritto e velocissimo, rasente il ciglio della strada. Ormai da qualche anno c’è una pista ciclabile, ma ****** non la usa: forse pensa che, guidando in fin dei conti un veicolo anche lui, gli spetti di occupare la carreggiata; o forse nessuno gli ha spiegato a cosa serve quella striscia di asfalto azzurina. In ogni caso, se lo supero alza il braccio minaccioso e mi manda platealmente a quel paese.

Aspettando le tarme…

settembre 21st, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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0151 Se voglio dei jeans sdruciti, con le patacche sulle ginocchia o gli strappi sulle cosce basta che lasci i pantaloni nell’armadio, aspettando le tarme. Se voglio dei pantaloni scoloriti e pieni di pieghe, basta che continui a mettermeli per due settimane senza farli lavare o stirare. Perchè allora dovrei pagare 100 euro o anche più per farmi dare un capo di vestiario già rovinato? Possibile che, se entro in un negozio di abbigliamento e chiedo un paio di jeans, mi portino solo quelli “vissuti”? E come mai, se sommessamente chiedo un paio di jeans blu “normali”, mi guardano scuotendo dolcemente il capo, come fossi appena piovuto lì da un coma di 30 anni?

 

P.S.: per una modica cifra (diciamo sui 10 euro) posso rovinarveli io i pantaloni. La mia mail la sapete.

 

Senza risposta

settembre 18th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Hate your next-door neighbor,

but don’t forget to say grace

(B. McGuire – Eve of Destruction)

 

Ogni volta che qualcuno di questi ragazzi (ormai sono più giovani di me), inviato in maniera più o meno condivisibile e responsabile nei teatri di guerra del nostro ribollente mappamondo, torna avvolto dal tricolore in una cassa, accanto a tristezza e dolore per l’assurdità del tutto mi si ripropone un irrisolto dilemma di moralità personale. Se tutto sommato nel 2001 era facile essere contrario all’intervento armato in Afghanistan e ancor di più al coinvolgimento italiano in quella folle impresa, sostenere oggi che “i nostri devono tornarsene subito a casa” lo è molto meno: un eventuale disimpegno delle truppe occupanti, infatti, porterebbe fatalmente alla riconquista del territorio da parte dei talebani. Con quali conseguenze e quanto altro spargimento di sangue tra i civili è fin troppo ovvio da immaginare. D’altra parte i soldati del contingente italiano sono in quel lontano lembo dell’Asia su mandato del nostro Paese (ovvero e purtroppo, di noi tutti): se saltano su di una mina lo fanno sostanzialmente al posto nostro. Discettare dunque, dalla mia postazione sicura di fronte allo schermo, a proposito della necessità assoluta di “rimanere” mi viene allo stesso modo (e forse maggiormente) difficile: la tentazione è quella di pesare i morti sulla base della nazionalità e non del numero assoluto –se mai una vita umana può essere pesata in una maniera che non sia quella di chi la perde e dei suoi affetti strappati. Tanto più che vigliaccamente, lo confesso, mai accetterei di prendere parte ad una missione di pace: come permettere che altri si sacrifichino per chi non farebbe lo stesso per loro?

Il caldo dà alla testa

agosto 12th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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6_1_01 Autostrada a4, pomeriggio estivo, direzione Venezia: sullo specchietto retrovisore si staglia la grigia figura di uno scintillante carro funebre Mercedes (di quelli lussuosi oggi in voga) in corsia di sorpasso. Avanza veloce, mi passa accanto e corre via ad oltre 140 orari, vuoto.

Primo pensiero della mia mente ingenua:

che fretta c’era?

Secondo pensiero della mia mente bacata:

è proprio vero che la morte non aspetta…

Cose di casa

luglio 28th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Qualche mattina fa, nel mentre spalancavo le ante del balcone, mi sono bloccato perplesso. A pochi passi dalla finestra, difatti, stava questa cosa:

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Il primo pensiero che mi ha attraversato la mente (certamente frutto dell’ebetitudine post-risveglio) è stato “forse non conosco abbastanza mia madre: quale strano rito vodoo compi, povera donna, nascosta dalle tenebre della notte?” Poi è giunto un secondo pensiero, sempre poco onorevole per la mia augusta genitrice: vuoi vedere che soffre di sonnambulismo e s’alza nottetempo per seppellire i gatti nei vasi da fiori (non sembri tanto peregrina questa seconda variante, stante il viscerale rifiuto della mamma nei confronti dei felini)?

Allarmato da entrambe le ipotesi, ho cercato di svelare, con il mio proverbiale tatto, la cagione di tanto dolore:

“Che ci fa la coda di un gatto piantata nel vaso di fronte alla mia camera?”

La sventurata rispose.

Pare che la cosa orrenda sia un vegetale, un esemplare di pianta grassa (invero molto magra; quasi anoressica, oserei dire) regalato da una zia che evidentemente cova qualche cosa contro di noi.

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