Bossiful – puntata 3432

luglio 30th, 2010 § Commenti disabilitati § permalink

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Bossiful 

Una soap italo-padana

Antefatto: la storia è incentrata sulle vicissitudini di due grandi famiglie politiche italiane, i Moderati ed i Progressisti: i primi, raccolti attorno al vecchio patriarca, Re Ber Luscòn, travolti dalla faida intestina tra le due favorite del capo, la sofisticata moglie Gianfranca  e la spavalda e focosa amante Umberta (detta “il Bossi”); i secondi, da tempo immemore assoggettati al dominio di Ber Luscòn, nella perenne attesa di un eletto, tale Lidèr Maximo, il quale -stando ad un’antica profezia ritrovata tra i rotoli del Mar Morto- li sottrarrà infine al giogo dei Moderati.

Puntata 3432:

news_immagine_piccola_804116594 La bella Umberta, con il suo sapiente gioco di darsi e non darsi, ha ormai stabilmente raggiunto la primazia tra le favorite di Ber Luscòn: in tutte le bettole del paese si raccontano cose turche di ciò che i due combinano (insieme al Visconte De Trèmont!) durante i consueti “incontri del caminetto”, che si svolgono il lunedì notte nel castello padano di Arcores. Fino ad ora la mite Gianfranca ha sempre sopportato in silenzio, limitandosi a censurare pubblicamente i comportamenti opachi e pericolosi degli amici più stretti di Ber Luscòn, il consigliori Marchese Dell’Otre ed il Gran Ciambellano Barone Verdùn. Ora, però, Ber Luscòn ha veramente passato ogni limite: in tutto il regno non si parla che dei nuovi gioielli regalati dal Re all’Umberta, la quale non perde occasione per sfoggiarli con la sfrontatezza di quella che sa d’essere ormai la nuova favorita. Ed in effetti si tratta di due manufatti di grande pregio: un pendaglio in oro massiccio e lapislazzuli, raffigurante il leone di San Marco mollemente adagiato in una comoda gondola e intento a leggere il Vangelo, e un paio di orecchini di diamanti a forma di tartufo d’Alba. Quello che ha mandato su tutte le furie la Gianfranca, però, non è stata la munificenza del dono, bensì il suo significato “politico”: i due gioielli sono infatti le insegne che sola può portare la "Duchessa di Poenta e Osei”, titolo che permette all’Umberta di rivendicare come propri i territori della Cispadana. Questo titolo la Gianfranca lo agogna invano da più di 15 anni, ma Ber Luscòn non ha mai voluto concederglielo, nemmeno nei giorni spensierati dei mille viaggi insieme nei regni più esotici e delle battute di “caccia al negher” che tanto avevano contribuito a cementare il perduto legame tra i due coniugi. La povera Gianfranca, ormai accecata dall’ira, istruisce così le sue damigelle d’onore, Bocchetta e Granita, affinché in tutti i circoli di taglio e cucito del regno spargano la voce che la relazione del sovrano con l’Umberta è solo di facciata, perchè Ber Luscòn non è più in grado di soddisfare le signore tra le regal lenzuola: sa, infatti, quanto questo dell’orgoglio maschile è un vero punto d’onore per il marito. Il lavoro delle due damigelle è così capillare e veloce, che già dopo pochi giorni tutti i cantastorie del regno debbono aggiornare l’elenco delle loro ballate con La storia del Re Cilecca, già richiestissima ad ogni angolo di strada. Quello che un tempo Ber Luscòn amava chiamare il “popolo dell’Amore”, la grande famiglia dei Moderati, brucia sempre più tra le fiamme di un odio inestinguibile e  lacerante.

Intanto, nel suo palazzo, il Re medita vendetta con i suoi fedelissimi: ripudiare la moglie ribelle non gli basta, vuole anche umiliarla e farle terra bruciata intorno. L’idea migliore viene al giullare di corte, il poeta B(u)ondì: una bella accusa di pedofagia è quel che ci vuole per mettere fuori gioco l’arrogante Regina Gianfranca. Difatti, quest’accusa è, da sempre, il cardine attorno a cui è articolata la strategia di  mantenimento del potere da parte del clan dei Moderati, i quali la utilizzano per bandire dal Regno quei membri dei Progressisti che cerchino di alzare la testa contro l’oppressione di Ber Luscòn. E cosa c’è di meglio di degradare la regina al rango di vile suddito e addirittura di paria per definizione, ovvero di Progressista, per distruggerne fortune ed onore? Si predispone, dunque, una sentenza di condanna per Gianfranca e le sue damigelle: durante il suo messaggio quotidiano al popolo dal balcone della camera da letto, il Re in persona pronunzia la parola fatale: pedofagia! Il popolo è sbigottito, molti quasi non riescono a credere alle parole del Re: ma come, la Regina una pedofaga? Ma se –ricordano alcuni- era stata lei stessa, negli anni passati, ad armare molti sicari per eliminare i Progressisti più accesi e pericolosi? Faceva dunque il doppio gioco?  Forse è stata traviata da qualche amico malfidato? Magari ha un amante tra i pedofagi, che ne ha corrotto l’antico nobile spirito! Povero Re Ber Luscòn, con una tale serpe in seno! Ora ci vuole una pena esemplare!

(Fine della puntata 3432 – Continua…)

Il federalismo che (non) vogliamo

dicembre 9th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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…ma che piace alla Lega

Per mandare avanti uno stato come l’Italia, il federalismo è un’opzione come tante: oggi va di moda e fa vincere le elezioni e, se ben gestito, potrebbe pure fare al caso nostro. Quindi parlo senza pregiudiziali, quando dico che siamo ben lontani dall’aver imbastito un modello decente di riforma federale: di più, se mi obiettaste che in realtà non abbiamo scelto alcun “modello”, ma procediamo a casaccio secondo le convenienze elettorali del  momento, non potreste che trovarmi d’accordo.

Ricordate? Tutto nasce nelle valli lombarde, con l’ascesa di un ganassa che sbarca il lunario ingegnandosi come può, mentre la moglie lo crede medico ospedaliero (ah, Ippocrate, quanti lutti addussi agli umani…). Costui, in qualche modo venuto a contatto con le idee di Cattaneo –o forse semplicemente avendo in mente Svizzera e Germania- un giorno deve aver realizzato che i mali d’Italia sono “i terroni.” 1 Cominciò così a elaborare profonde analisi politico-economiche che, efficacemente sintetizzate nel motto “Roma ladrona, la Lega non perdona!” gli permisero di fondare un partito dal successo tumultuoso. Quel ganassa, giunto fino a noi con il nome di Bossi Umberto, e quel partito, la Lega Nord, tuttora decidono le sorti del nostro stivale.

Nel tentativo di contrastare questa avanzata e di non perdere le imminenti elezioni politiche, intorno al 2001 i capoccia del centrosinistra allora al governo decisero di pasticciare una sorta di riforma che chiamarono “il federalismo”: in due minuti misero su tre o quattro modifiche costituzionali fumose e pericolosamente vaghe, le votarono a maggioranza e persero comunque le elezioni. Da allora si è continuato ad affastellare provvedimenti slegati gli uni dagli altri, senza alcuna idea precisa in mente: l’importante era fare “del federalismo.” Abbiamo pure bocciato (per fortuna!) con referendum il progetto di riordino federale e presidenzialista partorito dal centrodestra nel 2001-2006. Però il federalismo s’ha da fare, ci dicono.

L’impressione è che comunque nessuno lo sappia, cosa sia ‘sto federalismo: perchè dubito basti dire “padroni in casa nostra”, anche se ai leghisti pare sufficiente riempirsi la bocca con questa espressione vuota. Soprattutto mi pare che pochi si rendano conto di alcune conseguenze disgreganti dei principi di base della nostra repubblica, insite nello spingere verso una eccessiva devoluzione.

Prendiamo l’ambito sanitario, uno dei più importanti e certamente il più vicino a tutti noi: 2 chi non ha un parente malato, un nonno da accudire, delle terapie da seguire per malanni di varia entità?

Allo stato attuale, la situazione è questa: nonostante sia tuttora vero che ognuno di noi può farsi curare in una qualsiasi struttura italiana servendosi del SSN, 3 sempre più le prestazioni si vanno pericolosamente “regionalizzando.”

Alcuni esempi:

- se richiedete una lastra nella vostra regione e vi dicono tempi astronomici per l’esecuzione, basta che andiate nelle regione vicina e magari ve la fanno in 48 ore: in genere non perchè siano più organizzati (nè perchè “l’erba del vicino è sempre più verde”), ma perché la prestazione che fanno a voi rientra praticamente in una diversa lista d’attesa. 4 Siete classificati “fuori regione”: nel mio caso (di residente in Veneto), ad esempio, ciò significa che otterrò la prestazione col ticket in Friuli,  ma poi sarà il Veneto a pagare al Friuli un rimborso piuttosto oneroso (solo in quest’anno 2009, 39 milioni di Euro pagati per le cosiddette “fughe extra-regione” dal Veneto Orientale)

-non è detto che le ricette fatte dal vostro medico di base con il suo ricettario (non a caso “regionale”) siano accettate dalle farmacie delle altre regioni

-se il vostro nonnetto che ha bisogno del letto speciale antidecubito vive con voi ma ha la residenza nel territorio di un’altra ASL, fatevi coraggio: dovrete organizzarvi con un furgoncino e andarvi a prendere (a vostre spese) il fatidico ausilio presso l’ASL di residenza (pensate ad uno di Avellino che risiede in Piemonte, per esempio)

E che le cose vadano sempre più verso un’ulteriore involuzione, lo testimoniano alcune prese di posizione della Lega Nord friulana:

Dopo la cancellazione della legge sull’immigrazione e l’esclusione degli extracomunitari dal fondo antipovertà, non si è fermata la carica della Lega Nord in Friuli Venezia Giulia. L’ultima proposta in ordine di tempo è di condizionare per tutti, italiani e stranieri, l’accesso al welfare agli anni di residenza o lavoro in regione.

E poi:

Ora i benefici della Carta famiglia solo a chi risiede in regione

 

  1. Sì, è un non sequitur: ma temo che l’associazione mentale federalismo=fuori i terroni sia stato il vero primum movens del nostro e dei suoi adepti
  2. sì, finalmente ho finito il preambolo, coraggio: si entra nel vivo
  3. Servizio Sanitario Nazionale
  4. parola di un ortopedico fidato

White Christmas (il catechismo del leghista)

novembre 20th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Ora, mentre si trovavano in quel luogo,

si compirono per lei i giorni del parto.

Diede alla luce il suo figlio primogenito,

lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia,

perché non c’era posto per loro nell’albergo.

(Luca 2, 6-7)

Si avvicina il Natale, quelli della Lega han deciso di fare il presepe a modo loro (ma forse l’han confuso con Halloween):

L’amministrazione comunale di Coccaglio, nel Bresciano, poco meno di settemila abitanti, 1.500 stranieri, ha inaugurato l’operazione ‘White Christmas’: fino al 25 dicembre i vigili urbani andranno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari, quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo, "se non dimostrano di averlo fatto la loro residenza viene revocata d’ufficio", dice il sindaco Franco Claretti.

 

L’assessore alla sicurezza (saggio e teologo sopraffino, come si può ben vedere):

Natale non è la festa dell’accoglienza ma della tradizione cristiana

 

Bossi (non il figlio trota, il patriarca in persona):

"E’ sgradevole il nome ma il comune ha applicato la legge. Non c’era bisogno di chiamarla White Christmas, si poteva chiamare ‘Natale controllo della regolarita”. A volte anche la forma e’ sostanza”.

Non gli piace il nome, porello. E certo! Natale ormai evoca troppo il consumismo. In inglese, poi: fosse stato dialetto, magari…

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Dice: che vuoi aggiungere? Ne han parlato quasi tutti, quelli là son dei balenghi (pericolosi).

Io non aggiungo niente, in effetti. Per una volta vorrei lasciare il campo a uno che qualcosa ne sa e che potremmo definire “il diretto interessato”, insomma il Fondatore:

Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 37Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. 41

(Matteo 25, 34-40)

 

Fisiologia e Patologia parlamentari

ottobre 5th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Non sono un costituzionalista: quel che so mi viene dall’Educazione Civica delle scuole medie (ci pensate? 20 anni fa, quando ancora pure la Gelmini andava a scuola, la materia che lei ha inventato si studiava già) e da letture sparse. Perciò vi prego fin d’ora: “se sbalio, mi corigerete”.

Quando finisce un governo? Fisiologicamente, alla chiusura del ciclo parlamentare, contestualmente al rinnovo delle Camere. Patologicamente, a causa di spinte centripete o centrifughe: le prime sono grossomodo eserciti in marcia sulla capitale, le seconde la sfiducia parlamentare all’esecutivo o le dimissioni. Il peso degli scandali e le “iniziative giudiziarie”, la riprovazione della pubblica opinione possono far cadere un governo?   No di certo, non direttamente: il meccanismo deve sempre prevedere le aule parlamentari, la presa di coscienza della maggioranza in carica che chi guida il paese non è più atto al compito e dunque ancora la sfiducia. Ci vuole almeno una fronda interna, come successo a Prodi con Mastella. Nemmeno mille manifestazioni o pronunciamenti su lodi o lodetti, neppure millanta sentenze possono cambiare questo dato: è la maggioranza che scioglie un governo. Non vi sembra strano, allora, tutto questo strepitare di complotti e complottini da parte di una maggioranza sulla carta inattaccabile? Se tutto il marcio che ormai straripa fuori da Palazzo Grazioli fossero solo calunnie, quale bisogno ci sarebbe di manifestare per il premier? Chi si vuole convincere?

La caduta di Berlusconi ci costringe alle urne? No. Non giocoforza. Possiamo girarla come vogliamo, ma la costituzione tuttora stabilisce   che l’Italia è una Repubblica Parlamentare. Dopo la sfiducia ad un governo, il Capo dello Stato è obbligato (non può agire altrimenti) a sondare le forze politiche in Parlamento per capire se possa formarsi una maggioranza (la stessa di prima o una nuova) che designi un altro presidente del consiglio. Tutto questo iter sembrerà magari stucchevole e superato, ma è ineludibile: non c’è nulla di eversivo. Perciò, quando in questi giorni Bossi minaccia le elezioni anticipate o Berlusconi le chiama come arma contro i suoi (che mai gliene può importare, difatti, al PD o agli altri delle elezioni anticipate: allo stato attuale possono perfino guadagnarci qualche punto, pur nella sicura sconfitta), in realtà si parla di aria fritta. Il solo Napolitano può sciogliere le camere, e comunque non finché esiste una maggioranza parlamentare.

Le Frecce Verdi

settembre 1st, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Dal dispaccio del sottotenente Renzo Bossi, infiltrato come agente segreto padano tra le amazzoni guardaspalle di Gheddafi con il nome in codice Al-Trotahili:

(Tradotto dal bergamasco):

“Caro padre,

la mia missione procede a gonfie vele. Qui tutti mi trattano benissimo, sembra che parlare fluentemente il bergamasco sia stata la carta vincente: ci capiamo a meraviglia. Mi fa paura, però, sapere che le nostre lingue sono così simili: saranno mica esseri umani anche loro? No, bando alle fantasie: dopotutto pure questi sono dei bingo bongo, anche se con la pelle più chiara. E comunque, egregio genitore, si vede che non sono molto furbi: quando ho suggerito che le Frecce Tricolori inviate da quei lader di Roma Ladrona avrebbero dovuto omaggiare la Libia con del fumo verde anzichè appunto* tricolore (ah, per inciso, vedi come uso bene le parole: appunto* mi viene dalle ripetizioni per il mio felice ultimo tentativo con la matura), loro ci sono cascati subito! Meno male che la bandiera di questo paese è verde come la nostra, così tutto è stato più facile. Ora non resta che far diffondere le note del Va’ Pensiero durante l’esibizione e la missione sarà compiuta. Oh, vedi di far ragionare quel tizio che comanda gli aerei: sembra l’unico ostacolo al nostro vessillo, ormai (magari fagli telefonare da Silvio, fagli promettere qualche signorina del luogo come regalo: Gheddafi ne ha tante…). Tra poche ore, finalmente, tutto il mondo conoscerà la nostra forza e dovrà chinare il capo alle nostre richieste (a proposito: cos’è che vogliamo? La Cassoeula riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, giusto?)

Padanamente tuo,

Renzo Al-Trotahili

*in italiano nel testo. (N.d.T.)

 

Silvietto, Ghedino e la marmellata

agosto 31st, 2009 § 2 comments § permalink

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Le belle fiabe di una volta

libro-fiabeQuello che segue è un apologo della tradizione orale, tramandato di generazione in generazione nelle paludi del Nord Est. Qualsiasi riferimento a fatti e persone realmente esistenti è puramente casuale.  In conformità alle nuove disposizioni Bossiane sulla necessità di promuovere le lingue locali, si è scelto di far parlare uno dei personaggi in dialetto veneto.

 

Silvietto e Ghedino, 12 anni, sono amici per la pelle. Insieme formano una coppia strepitosa: Silvietto è una miniera di scherzi, barzellette e marachelle; Ghedino è la spalla ideale, sempre pronto a coprire l’amico e con una faccia di bronzo senza eguali quando si deve inventare le più arzigogolate fregnacce pur di salvare Silvietto. Questa volta, però, il simpatico Silvietto l’ha fatta davvero grossa: la mamma l’ha trovato con la testa infilata nella credenza e le mani nel vasetto della marmellata. Naturalmente con lui c’è anche Ghedino, che gli offre la schiena come sgabello per issarsi fino alla credenza.

“Silvietto” – esordisce la mamma- “cosa fai con le dita nel vasetto?”

“Cribbio…ehm, io? Quale vasetto, cara madre?”

“Quello che Ghedino tiene nascosto dietro la schiena!”

“Ah, sì! Vedi, mamma, ho appena scoperto che qualcuno ha aperto questo vasetto e si è mangiato la marmellata!”

“Sì, caro: sei stato tu.”

A questo punto, interviene sollecito Ghedino:

La me permeta, signora: queste son acuse gravi, fate su base puramente indisiaria! Ela no gà prove, ciò!”

“Ghedino, non intrometterti sempre!”, sbotta la mamma. “Ma se lo vedo con i miei occhi che avete rubato la marmellata!”

“Beh, ela podarà dir che gavemo el vaseto in man, ma no che gavemo anca magnà la marmelata!”

“E quel baffo che Silvietto ha sopra il labbro? Cos’è?”

“Eh, el gaveva magnà marmelata a casa mia, prima!”

“Ma Ghedino, ti rendi conto che stai negando l’evidenza?”

“Ma va là, va là! Questa szè difamasiòn! La denuncio a me pare! E Silvieto la denunciarà al suo!”

A questo punto interviene Silvietto:

”Egregia madre, vedo con dispiacere che anche tu sei caduta nel tranello teso da Eziomauro, il figlio ficcanaso dei vicini. Devo forse farti presente, mamma, che Eziomauro è attualmente in punizione per aver rifiutato una caramella alla sua piccola sorellina?”

“Scusa, Silvietto, ma questo che c’entra? A parte che Eziomauro non ha rubato la marmellata nella mia credenza, cosa cambia la sua punizione? Se dice la verità, non devo prestargli ascolto?”

Eh no, cara signora,” irrompe pronto Ghedino, “no la vorà mica crederghe a uno come Esiomauro? Che credibilità pol gaver, con quel che gà fato a la sorela?”

“Beh, posso almeno credere a quel che vedo?”

Ma cara signora, mi no so cossa la gà visto ea, ma ricordo cossa go visto mi ieri, quando la gà annacquà el vin de so marìo. E se sò marìo lo vien a saver…”

“Ghedino, non vorrai mica ricattarmi?”

“Cribbio, Ghedino, mi dissocio da queste tue parole! Quello che uno fa nella privacy della sua cucina è sacro! Nessuno può ficcare il naso negli affari privati di altri componenti della famiglia! Noi faremo finta di non aver visto nulla ieri sera, vero Ghedino?”

“Certo, Silvieto. Anca se mi gò fato anca la foto…”

“Dunque, mamma cara: di cosa stavamo parlando?”

“Niente, Silvietto. Volevo dirti di stare attento, nella privacy della cucina, a non mangiare troppa marmellata, altrimenti poi fai indigestione.”

“Marmellata? Quale marmellata?”

 

 

Le prossime fiabe:

-Silvietto, Ghedino e la malafemmina

-Silvietto e Ghedino divisi al festino

Crociati al pesto

agosto 28th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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pesto Carissimi, d’ora in poi fate attenzione ai nuovi Crociati al pesto: se pensavate che i siluri de “la Padania” al Vaticano fossero l’anticamera di un divorzio clamoroso, vi sbagliavate. Ci pensano Bossi e Zaia a farsi riannettere in pompa magna nella schiera dei difensori delle nostre tradizioni minacciate dai perfidi beduini: il primo con un’intervista a Repubblica in cui sostiene di trovare normali le critiche ecclesiastiche a Silviuccio, il secondo con bellicosi proclami al meeting di Cl:

"Noi ci riteniamo gli avamposti nella trincea della Chiesa: potremmo dire che siamo i nuovi crociati. Siamo coloro che vanno a difendere tutte quelle idee che spesso qualcuno, magari, si vergogna di difendere".

Certe idee, in effetti, mi vergognerei di difenderle. Lascio dunque volentieri al ministro Zaia il compito di sognare il momento in cui il verde vessillo dei minchiopadani garrirà al vento d’Oriente in quel di San Giovanni d’Acri, mentre il Va’ Pensiero in salsa trevigiana riscalderà il cuore dei crociati padani di guardia alle porte della città. Quanto a me, spero per allora di aver già tolto il disturbo.

Dire qualcosa (appena appena) di sinistra

agosto 27th, 2009 § 1 comment § permalink

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ansa_16565535_01020 Può darsi sia stata la necessità di accaparrarsi i favori del pubblico (magari in vista di una futura candidatura a Segretario del PD, data la persistente virile vigoria del Priapo di Palazzo Chigi), ma questo Fini qui pare il gemello sveglio di quello che ha firmato la legge Bossi-Fini sull’immigrazione (tuttora in vigore, purtroppo):

"In tutte le lingue europee [patria] significa terra dei padri. Ma oggi cosa diciamo ai figli nati qui che hanno genitori nati altrove e vestono le maglie delle nostre nazionali, come Balotelli o i giovani campioni juniores di cricket?". Non sono italiani anche loro? E non sono esseri umani quelli che muoiono nel Mediterraneo o riescono ad arrivare stremati sulle nostre coste? Le risposte della Lega a queste domande "sono superficiali, propagandistiche e vagamente razziste".

E le parole sul Testamento Biologico?

"Non si tratta di favorire la morte, ma di prendete atto dell’impossibilità di impedirla". E "senza fare crociate contro i cattolici" se qualcuno pensa che "decide il Vaticano e non il Parlamento, io, Costituzione alla mano, dico no".

Ve lo immaginate un leader Pd che dice queste cose? Sarebbe accoltellato seduta-stante da Paola Binetti. Quest’apertura verso una rivisitazione del papocchio partorito al Senato sul fine-vita dovrebbe essere colto al balzo dall’opposizione: finalmente, sotto un ombrello abbastanza forte quale quello offerto da Fini, molti del PDL potrebbero spendersi per una legge più umana.

Le radici cristiane? Ormai rinsecchite

agosto 22nd, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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screenshot.1 Dal suo pessimo punto di vista, Bossi ha tutto il diritto di criticare la CEI che lamenta la demagogia e la fredda indifferenza (quando non il malcelato orgoglio) con cui chi ci governa ha accolto la notizia dei migranti morti al largo delle nostre coste, abbandonati al loro destino da una politica scriteriata.

Ancora mi mancano le reazioni sdegnate dei vari difensori “a prescindere” delle dichiarazioni d’Oltretevere: dov’è il curiale Bondi? E Gasparri? Ribaltando l’accusa spesso rivolta al centrosinistra, dovrebbero tuonare, perchè il buon Umberto sta attentando alla libertà religiosa, al diritto della Chiesa di dire la sua.  Invece, silenzio. La morale è ovvia: tutti vogliono andare con la Chiesa, ma solo finchè fa comodo.

Intanto i poveretti salvati nel canale di Sicilia (zona in cui si fa la guerra allo scaricabarile, con Malta in prima fila) dovranno essere incriminati per immigrazione clandestina.

Più aspirina per tutti

maggio 16th, 2009 § 1 comment § permalink

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 Bossi

Vi piacerebbe se, contro la malasanità, il vostro medico di base fosse eletto dal popolo? Votereste quello che promette più aspirina per tutti o quello che vi garantisce perseguirò tutti i virus, i batteri e gli elminti e potenzierò la dotazione di antibiotici e vaccini a tutta la popolazione? Oppure preferireste uno che vi intortasse con un discorso del genere le risorse non sono sufficienti per garantire la salute di tutti, perciò io mi orienterò verso le persone giovani e forti, il futuro della nostra gente: meno case di riposo, più palestre; meno pacemaker, più angioplastiche; meno antiparkinsoniani, più lifting e istituti termali?

Ancora a questo la Lega non è giunta: frattanto Bossi comizia da queste parti vaneggiando l’elezione diretta dei magistrati (addirittura la promette entro la data delle imminenti consultazioni europee). Sperando siano le solite fanfaluche per accalappiarsi nuovi consensi, mi pregio di segnalare al buon Umberto che non sono disposto a dover scegliere tra perseguire gli stupri e le rapine o l’evasione e la mafia. Checchè ne pensino i miei concittadini.

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