A che latitudine sta la paura?

settembre 7th, 2010 § 1 comment § permalink

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presa diretta_iacona E’ giunto settembre, tutto lo stivale rabbrividisce alle prime avvisaglie d’autunno: i brividi veri, però, ce li ha portati il ritorno delle inchieste “sul campo” di Riccardo Iacona e del suo Presa Diretta. La prima puntata, “’Ndranghetisti”, è stata il consueto pugno nello stomaco: già sapevamo di quanto la criminalità organizzata calabrese, nonostante l’impegno delle sempre peggio finanziate forze dell’ordine e di magistrati come Nicola Gratteri  (banalmente, i veri eroi civili, che vivono una vita impossibile tra scorte e bunker, quasi fossero loro i criminali), sia ormai assurta a mafia numero uno del continente europeo, con una espansione su scala mondiale che nemmeno i “picciotti” siciliani forse sono riusciti a raggiungere; ora sappiamo anche quanto profondamente questo male abbia infettato ogni struttura produttiva di tutto il paese, fino a quel famoso “Nord che produce” e che ai più alti livelli molti ancora dicono  essere un’isola felice ove la criminalità organizzata non alligna.

Quando vedi paesi dell’hinterland milanese soffocati da pizzo e usura, quando assisti a deposizioni processuali di imprenditori e ‘ndranghetisti padani (doc o acquisiti che siano) le quali, in tutto e per tutto, ricalcano quanto siamo abituati a vedere e sentire nelle fiction su Corleone, Palermo, Casal di Principe o San Luca (“non ricordo…davvero ho detto così durante l’interrogatorio in procura? mai subite minacce…”), allora ti rendi conto che la solita teoria delle poche mele marce è solamente un modo per girare il capo altrove e non voler affrontare la realtà. Capisci anche che, quando parliamo di omertà, non parliamo di una condizione genetica con cui viene al mondo chi nasce a determinate latitudini, ma della risposta alla (sacrosanta) paura di ciascuno di noi se,  di fronte alle intimidazioni mafiose, trova una società che non è in grado di proteggere i suoi membri più fragili e li lascia soli ad affrontare i prepotenti. Basta vedere come, in ambito repressivo, le nostre priorità e gli sforzi maggiori sembrano volti a fare piazza pulita di quei pericolosissimi criminali che sono “vù cumpra’”, lavavetri, mendicanti: perché certo, possiamo agevolmente sopportare che dentro i cantieri si mozzino le dita e si minaccino le famiglie degli imprenditori in disgrazia, ma non sia mai che si attenti al decoro urbano ed al nostro tempo prezioso…

Le droghe, i farmaci, la confusione nella testa di Morgan – parte2

febbraio 28th, 2010 § 1 comment § permalink

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(Clicca qui per la parte1)

Bene, eccoci di nuovo, dopo il lunghissimo prologo di ieri, a parlare di coca. La questione è semplice: è la cocaina un farmaco? Oppure è una droga? E se si tratta di un farmaco, può curare la depressione?

Vi avevo promesso di usare il vocabolario: detto, fatto.

Dal vocabolario Treccani:

Farmaco: Qualsiasi sostanza, inorganica o organica, naturale o sintetica, capace di produrre in un organismo vivente modificazioni funzionali, utili o dannose, mediante un’azione chimica, fisico-chimica o fisica (è termine più ampio di medicamento, riservato, questo, ai soli farmaci diretti a ricondurre alla norma una funzione patologicamente alterata o a favorire i processi riparativi di una lesione). […]

Droga: […]2. In farmacologia, ogni prodotto naturale, vegetale o animale, contenente uno o più principi attivi (alcaloidi, glicosidi, olî essenziali, sostanze amare, purgative, aromatiche, ecc.), e che, opportunamente preparato e conservato, trova indicazioni terapeutiche o sperimentali che sono oggetto di studio della farmacognosia. 3. a. Nel linguaggio corrente, qualsiasi sostanza capace di modificare temporaneamente lo stato di coscienza o comunque lo stato psichico dell’individuo (stupefacenti, allucinogeni, barbiturici, psicostimolanti); […]

Dunque, in senso tecnico la cocaina è un farmaco e la cocaina è una droga: le due cose non sono in contraddizione tra loro. Lo stesso si può dire delle benzodiazepine, dell’aspirina, della caffeina e della camomilla. C’è pure da rilevare che derivati sintetici della cocaina sono tuttora usati come anestetici locali e come antiaritmici, per cui hanno sicuramente una funzione curativa e di farmaci nell’accezione del senso comune. Sostenere quindi che la cocaina è un farmaco è prima di tutto un’ovvietà; in secondo luogo, non ne giustifica o nobilita l’uso.

Soprattutto, non equivale a dire che la cocaina cura la depressione: probabilmente le sue proprietà euforizzanti saranno in grado di alleviarne i sintomi, ma nel lungo periodo i suoi effetti collaterali diverranno preponderanti e distruttivi. Proprio come ogni altro farmaco, anche la cocaina ha degli effetti collaterali: in questo caso superano ampiamente quelli cosiddetti terapeutici e giustificano il fatto che il suo uso clinico sia stato abbandonato quasi immediatamente, nonostante quel che ne pensava Freud. Al di là dei danni fisici dovuti all’assunzione cronica (ai sistemi cardiovascolare, respiratorio, nervoso, gastrointestinale), i due problemi insormontabili nell’uso di cocaina si chiamano dipendenza e tolleranza.

La dipendenza è quel meccanismo per cui ad un certo punto ti accorgi che “smetto quando voglio” è una panzana: quando finisce l’effetto di una dose, compaiono una serie di disturbi sempre più gravi e difficili da controllare (insonnia, inappetenza, agitazione, ansia ed attacchi di panico, fino a sintomi depressivi ed ideazioni suicidarie). Sei allora costretto ad una continua ed ossessiva ricerca della sostanza; purtroppo la solita quantità non basta: per avere gli stessi effetti della prima volta, devi aumentare progressivamente la dose assunta. Hai scoperto così la tolleranza: con l’ulteriore inconveniente che prima o poi non riesci più nemmeno a raggiungere l’euforia e la “pace dei sensi”, per quanta coca ti possa riuscire a fare. La prendi allora semplicemente per non stare male, per ottenere la scomparsa della sindrome da astinenza. Spezzare questo meccanismo è difficilissimo; inoltre, ricaderci è un attimo.

Ditemi voi, adesso, se questa vi sembra una cura (e quale razza di medico possa pensare di prescriverla).

 

Le droghe, i farmaci, la confusione nella testa di Morgan – parte 1

febbraio 27th, 2010 § 1 comment § permalink

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Un po’ di storia

A margine dell’ultima puntata di Anno Zero dedicata al “caso Morgan”, mi preme chiarire alcune questioni terminologiche che potrebbero sembrare secondarie, se non fosse che sulla loro ambiguità si è avvitata tutta la discussione di ieri sera: alle volte le parole vengono stropicciate e trasformate dall’uso comune e si finisce per considerare intercambiabili termini che in realtà tali non sono. Con il risultato che ci troviamo a dover scegliere se parteggiare per le fesserie che sostiene Morgan o per quelle che sostiene Giovanardi, quando invece –se ci preme di comprendere un fenomeno che nasce con l’ebbrezza di Noè e viaggia nei secoli fino alle “nuove dipendenze” dei tempi nostri- dovremmo innanzitutto cercare di ascoltare e interpretare  il dolore degli altri.

Ma prima, un po’ di storia.

Le fesserie di Morgan: qualche settimana fa il cantante Morgan, uno che ama specchiarsi nell’immagine un po’ sgualcita del dandy di fine ottocento, rilascia un’intervista in cui, probabilmente senza comprendere pienamente l’enormità di quanto sta per dire, si lascia sfuggire di fare abitualmente uso di cocaina “come antidepressivo”. A suo parere, la sostanza funzionerebbe ottimamente, tanto che pure Freud l’avrebbe raccomandata con la stessa indicazione (conducendo così a morte un suo carissimo amico, ma transeat). Ovviamente, apriti cielo: inevitabile levata di scudi contro “l’apologia della droga”, esclusione del cantante dal festival di Sanremo e classica “puntata riparatrice” di Porta a Porta. La difesa di Morgan (un po’ debole, per la verità), ribadita anche da Santoro ieri, è che avrebbe affermato non che “la cocaina fa bene come antidepressivo”, ma che “fa bene a lui”; e comunque anche le benzodiazepine, che il medico può prescrivere allo stesso scopo (concetto molto opinabile, per la verità), sono droghe. A leggere (nemmeno tanto) tra le righe, io ci ho visto pure una rivendicazione dell’essere –in quanto artista- un diverso: uno per cui i canoni della massa non si possono applicare e che può dunque permettersi comportamenti (un po’ da maudit, un po’ francamente da mentecatto) che per gli altri sarebbero dannosi. Insomma: sì, fumo il crack, ma lo faccio con la consapevolezza e la capacità di controllare la situazione che mi viene dal mio status particolare. Ovvero la giustificazione di chiunque di noi cuccato in una situazione del genere (il tipico “smetto quando voglio, io”).

Le fesserie di Giovanardi: le parole di Morgan sono un’apologia della coca? La trasmissione di Santoro ha fatto sembrare la tossicodipendenza cosa buona e giusta? Per quel che  ho sentito, non direi proprio, se non altro per la presenza di diverse voci contro più lucide di Morgan (la Palombelli e l’ottimo Scurati, ad esempio), ma pure per questa frase dello stesso Morgan, colto improvvisamente da un attacco di modestia: “La realtà è che Morgan…sto potente…sto potere…comunicazione…cioè Morgan, ma fatelo cantare e suonare, cioè…basta. Questo è il suo lavoro. E’ quello dove, diciamo, quando c’ha voce, in cui eccelle: non nelle altre cose. Si è visto che non eccelle nelle altre cose. Lasciatelo vivere.” Insomma: non voglio insegnare niente a nessuno. Nascondere la testa sotto la sabbia, fare un gran polverone ogni volta che si affronta l’argomento, saper dire solo “ragazzi, non drogatevi: la droga uccide”, criminalizzare quella che a tutti gli effetti è una patologia (o un modo patologico di reagire ad un’altra patologia), serve unicamente ad andare a letto tranquilli la sera.

Bene, se siete riusciti a giungere fin qua, potete aspettare fino a domani per il seguito di questo post, in cui vorrei rispondere –dizionario alla mano- alle seguenti domande: la cocaina è un farmaco o è una droga? O tutte e due? Se fa così bene alla depressione, perché diamine non la usiamo tutti?

(continua qui)

Fuori dai denti

febbraio 20th, 2010 § 2 comments § permalink

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…non un post odontoiatrico

screenshot.9 Tanti anni fa, a viaggiare virtualmente nel corpo umano fu il prode Piero Angela. Ancora me lo ricordo mentre, novello Ulisse intrepido fin quasi alla temerarietà, balza come uno stambecco (e c’aveva 60 anni!) da uno dei giri cocleari all’altro per spiegare l’anatomia dell’orecchio interno. Allora il nobile scopo era farci letteralmente “vedere” i processi fisiologici nel loro immediato divenire, a partire dal funzionamento di un organo nel suo complesso fino a raggiungere il livello cellulare: un’opera di divulgazione di rara qualità e rigore scientifico.

Purtroppo la storia, secondo un noto aforisma di Carletto iomangioibambini (e non i gatti)  Marx, quando si ripresenta, lo fa sempre sotto forma di farsa: 1 capita così che l’epigono contemporaneo del buon Piero in questo viaggio meraviglioso sia nientemeno che l’uomo più lampadato d’Italia, Carlo Conti. Anche lui prestato alla pubblicità, anche lui prestato ad uno yoghurt dalle apparenti miracolose proprietà: che fortunatamente non sembrano riguardare la risoluzione dei problemi intestinali della Marcuzzi, altrimenti questo itinerarium in interiore corporis si sarebbe situato nei dintorni di quella che un altro spot definisce pudicamente “l’altra parte di te” (ah, il potere delle perifrasi!).  L’ennesimo latticino miracoloso è invece capace di “rinforzare le difese immunitarie” (addirittura): ed è per dimostrare scientificamente queste proprietà che il nostro abbronzato nocchiero ci invita, sornione, a seguirlo tra le fauci di un povero malcapitato giusto durante un assalto all’arma bianca da parte dei più temibili batteri del cavo orale (delle balle di sterpi?).

Non so cosa ne pensiate  voi, ma quando vedo Carlo Conti insinuarsi in quelle fauci virtuali, la mia segreta speranza è che la bocca ospitante sia colta da un improvvido, subitaneo spasmo di tosse (basterebbe anche uno starnuto, comunque)…

  1. da “Atlante delle citazioni usate per cattivi blogger: Volume 1 – Historia magistra vitae e altre fregnacce”

Panorama italiano V

novembre 26th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Novembre 2009 – IV settimana

 Una maggioranza solida, coesa e in armonia:screenshot.9

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Se lo dice lui:

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Le parole sono importanti:

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Che bello, quando c’è armonia in famiglia.

 

Chi nasce Rotondi: Palesemente in crisi di visibilità da quando la voce-zerbino del premier è divenuto il tonitruante Capezzone e preso alla sprovvista durante la sua non-pausa pranzo, il ministro (in) ombra Gianfranco Rotondi si è lanciato a magnificare le virtù corroboranti del digiuno a mezzodì: pazienza, i cali di zuccheri sono pericolosi per le menti più acute, figuriamoci per i Rotondi. Tutto sommato, poteva finire lì: bastava la dichiarazione-retromarcia che ne è seguita. Invece, la cosa ha iniziato a montare sempre più: abbiamo avuto pareri autorevoli di nutrizionisti che correttamente ricordano i rischi del digiuno e dichiarazioni varie di approvazione o di biasimo a favore di cronista da parte di sindacalisti e politicume vario. Così, Rotondi si è sentito in dovere di ritornare sulla faccenda e, con una nuova piroetta, quasi di proporre una sorta di via di mezzo (ah, le virtù del centrismo estremo!): beh, chi vuole la fa, chi non vuole potrebbe andare a casa un’ora prima (per stare con la famiglia, beninteso). A questo punto, il nostro prode politico era ormai tornato sulla cresta dell’onda: gli mancava solo un bel No-R day per potersi dire candidabile a più alti servigi. Bene, non ha dovuto aspettare granché.

Morta a Morta: Finalmente Brunone Vespa ha il suo nuovo giallo scabroso da propinarci quando la politica langue: la triste storia di Brenda, il transessuale morto nel suo appartamentino romano, ha tutte le carte in regola per essere il nuovo Cogne. Una vicenda strana, nata da uno scandalo sessuale la cui natura solletica la pruderie come mai prima; una morte improvvisa, ma in qualche modo annunciata e non ben chiarita; un mondo, il sottobosco della prostituzione maschile romana, che torna alle cronache come ai tempi di Pasolini. Torme di opinionisti e schiere di criminologi si stanno già riversando nelle redazioni dei principali “contenitori” pomeridiani e delle trasmissioni cosiddette di approfondimento della seconda serata raiset: non si segnalano ancora tafferugli, ma la crisi si sente anche in questo settore e gli animi rischiano di scaldarsi con niente, soprattutto perché gira voce che a molti non potrà essere rinnovata la collaborazione.

Il caso clinico della settimana: Per la serie “ordinanze di un certo livello,” come sempre i sindaci leghisti si distinguono per la levità di tocco. Questo cartello, posto nel territorio comunale di Varallo Val Sesia, tra le altre cose vieta l’attività a “vu’ cumpra’” e mendicanti.

burqano

Insomma: morite pure di fame, ma fatelo tra le mura di casa.

 

Chiavi in mano

settembre 13th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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screenshot.4 Non siate in malfede, suvvia! Si tratta di comunicazione istituzionale; la Rai è servizio pubblico, p-u-b-b-l-i-c-o! Che c’è di più pubblico e istituzionale del Governo? E del Governo che mostra come, in meno di sei (6!) mesi, sia riuscito a tirare su delle belle casettine per i poveri terremotati? E così tante, poi! Tante casettine: piccole sì, ma con tutti i comfort. Mai nessuno ci aveva nemmeno pensato! E addirittura, incredibile: troverete il presidente maggiordomo ad attendervi davanti alla porta per consegnarvi la vostra casetta. Chiavi in mano, come dal concessionario. Notate la magnanimità e l’umiltà del presidente Berlusconi: magari quella sera lì c’aveva altro da fare, impegni meno istituzionali cui dedicarsi (è un uomo anche lui, ha una famiglia!). Inoltre è un signore di 73 anni suonati, ha un collo un po’ malandato: eppure si spinge a sfidare i rigori del settembre aquilano, pur di rendere tangibile la vicinanza della buona politica alla gente. Sapete, non ne avrebbe nulla da guadagnare, Lui. Probabilmente Bruno Vespa lo ha tampinato a lungo, per strappargli l’assenso alla puntata speciale di Porta a Porta con la cronaca del solenne momento: per un uomo così schivo e modesto, immaginatevi essere al centro dell’attenzione con questa gente osannante da cui schermirsi. Figuratevi se Lui possa aver voluto far slittare così, all’improvviso e senza avvertire nemmeno il diretto interessato Floris, l’esordio di Ballarò. Tutta colpa dei dirigenti Rai (nominati dalla sinistra) che hanno voluto fare le cose troppo in grande: “che bisogno c’era”, si sarà certamente lamentato con il buon Vespa disteso ai suoi piedi, “per me che veleggio al 70% dei consensi, di annichilire la concorrenza interna? Non teme, dottor Vespa, che qualcuno possa ritirare fuori l’odiosa menzogna del conflitto di interessi? Anche se… ormai, visto che ci siamo… non si potrebbe trasmettere a reti unificate? Magari lo facciamo anche in collegamento con Mediaset, così stoppiamo tutte le polemiche?”

 

Mentana e il Monoscopio

febbraio 24th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Mentana simbolo di informazione libera? La sua cacciata dovuta alle trasmissioni dedicate a Di Pietro? Non so. Grandi differenze tra Matrix e Porta a Porta non le ho mai notate: anzi, mi è sempre parso che la trasmissione di Canale 5 si fosse semplicemente accodata alla scia di Vespa, cercando di superarlo sul suo stesso terreno. Alternanza tra temi pesanti e puntate “sceme”, pubblicità ai film di Natale e alle fiction di rete mascherate da approfondimenti sui temi più impensabili, molta cronaca nera e politica solo quando tocca. Dal punto di vista editoriale ipocrita equidistanza da qualsiasi tema, tendenza a sfruculiare su dettagli morbosi e acchiappa-audience,  domande banali e poco incisive ai politici invitati (tutti sempre e immancabilmente trattati con guanti bianchi). Se questo tipo di televisione può dar fastidio a qualcuno, questi potrà forse essere il telespettatore alla ricerca dell’approfondimento, non certo il Presidente di turno.  Altrimenti stiamo messi proprio male.

Dal Corriere di oggi:

Enrico Mentana non sa dire esattamente «cosa si è incrinato» nel rapporto con Mediaset ma ribadisce che per lui il suo Matrix era «uno spazio aperto» mentre a Mediaset «forse alcuni ospiti piacevano meno di altri» e «Di Pietro può essere stata la penultima goccia che ha fatto traboccare il vaso» prima dello scontro per la diretta sulla morte di Eluana: Mentana lo ha detto intervenendo alla puntata dell’Infedele di Gad Lerner, dedicata alla crisi del Pd.

La diretta sulla morte di Eluana io non la volevo (non volevo nemmeno il Grande Fratello, se è per questo). Ho trovato orribili le trasmissioni di Vespa e Fede, quella sera: se ne reggeva a stento qualche minuto. In certi momenti l’unico programma adeguato sarebbe il vecchio monoscopio:

monoscopio

Non potendo ragionevolmente spegnere una rete, apprezzo di più chi ha continuato con l’orrore quotidiano, invece di imbastirne seduta stante uno ancor peggiore e straordinario.

Seppie al rum

ottobre 18th, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Ieri sera mi stavo serenamente cuccando un succoso documentario sull’intelligenza delle seppie -le quali, per inciso, sanno cose che noi vertebrati nemmeno sospetteremmo- quando all’improvviso appare la consueta pausa pubblicitaria. Vengo allora catapultato in un ambiente di presumibile ascrivibilità all’area sudamericana, lungo strade in cui regna la sonnolenza. Ecco però che un pianista svogliato inizia a pestare sui tasti con foga e sapere antico, mentre sul capo gli si espande un’aureola rossa. Tutti gli apatici concittadini si destano, contagiati dalla rossa aureola ed iniziano a ballare e divertirsi come tarantolati. Il morbo vermiglio si spande per ogni dove, portando colori e allegria.
Ho creduto di vedere in queste immagini la propaganda di una setta neocatecumenale decisa a sostituire l’imbolsito cerimoniale cattolico con note da baccanti invasate, oppure un’astuta campagna Cei per spingere all’incremento dell’8 per mille in tempi di magra, mentre in verità lo spot pubblicizzava il solito superalcolico: forse quello che si trova nei peggiori bar de Caracass, forse el alma de Cuva. Abbastanza desolante.
Per fortuna poi sono tornate le mie seppie.

La morale di questa storiella di vita non vissuta è: basta con ‘sta cosa che si riesce a far festa solo se ci si gonfia il fegato di alcol. Eddai, su.
E chiamatemi pure moralista, ogni tanto capita a tutti.

Dietrologia da marciapiede: il caso Luttazzi

dicembre 12th, 2007 § Commenti disabilitati § permalink

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Prefazione:

Un po’ ovunque si è scritto, letto e sentito di Daniele Luttazzi e della prematura e improvvisa scomparsa di Decameron dal palinsesto di la7, che la rete ha motivato con le offese rivolte a Giuliano Ferrara, da diversi anni collaboratore del canale Telecom. Quindi molti e più bravi di me hanno già commentato a sufficienza, anche semplicemente in ambito blog (segnalo almeno Leonardo, tra tutti).Ne scrivo anch’io come piccolo segno di solidarietà verso Luttazzi (che ovviamente non ne ha bisogno e manco sa che esisto) e perchè la cosa mi ronza in testa da giorni ed in qualche modo la devo cacciare fuori.

Premessa:

Tutti conosciamo Daniele Luttazzi, sappiamo cosa dice e come lo dice. La7 lo sa, lo sapeva da ben prima di Decameron. Luttazzi è comico intelligente e spesso esilarante, uno che sa cogliere spunti satirici come pochi e che li svolge con grande acume e inventiva. Il suo umorismo tocca diversi registri, senza negarsi una notevole dose di grevità. Anzi, diciamo pure che gli piace proprio indugiare su certi temi che possono anche disturbare -personalmente, spesso mi disturbano.
Certe volte l’argomento scatologico e quello sessuale sono funzionali e suscitano non solo la risata, ma anche una riflessione; in altri casi, non li trovo molto pertinenti.
Nel complesso, Decameron mi pareva più ricco di questi ultimi aspetti (presenti in pezzi da novanta come Rabelais e in tutta una tradizione letteraria che credo arrivi fino ai lirici greci antichi) di quanto non lo fosse di invettiva “pensata”, però tutto sommato non mi dispiaceva. Insomma, finchè è durato l’ho guardato volentieri.

Svolgimento:

A questo comico molto noto, di cui tutti conoscono le modalità espressive, la7 (rete di proprietà Telecom, di piccoli ascolti ma di programmi interessanti e tendenzialmente alternativi al famigerato duopolio) propone un programma in seconda-terza serata. Gli dà carta bianca.
Fermiamoci e rileggiamo: gli dà carta bianca. Sa, dunque, che Luttazzi può pure, volendo, usarla a mo’ di carta igienica…
Il programma parte, vanno in onda 5 puntate: tutte molto Luttazzi-style, ovviamente. Del resto, il titolo rimanda ad un’opera piuttosto boccacesca e il sottotitolo è ancor più esplicito: politica, sesso, religione e morte. Il gradimento del pubblico è alto: quasi 3 milioni di spettatori, per la rete e la collocazione oraria, sono molti assai. La quinta puntata viene pure replicata, tutto sembra continuare senza scossoni.
Improvvisamente, fulmine a ciel sereno, la notizia della cancellazione. Ufficiale motivazione le offese a Ferrara, scagliate durante quest’ultima puntata: la rete non ritiene corretta l’invettiva nei confronti di uno della propria stessa famigghia (televisiva, s’intende). Ovvero: i panni sporchi non si lavano in pubblico. Su questo punto avrei già qualcosa da obiettare, ma lasciamo perdere le riserve sull’aziendalismo a prescindere.
Prima di farmi un’opinione della faccenda, vado a rivedermi il pezzo incriminato: in effetti il buon Daniele ci va giù pesante, ma ha raggiunto maggiori vette dissacratorie (per esempio verso la Chiesa, verso Silvio, verso…un po’ tutti) senza suscitare nemmeno un refolo di vento.
Lo stesso Ferrara scrive una lettera a Repubblica in cui afferma di non aver fatto la danza dei 7 veli perchè il direttore di rete gli consegnasse la testa del nuovo Battista. Beh, insomma, finge di fare queste affermazioni, mentre l’esegesi corretta (tra gli strali al nostro tempo ateo e quelli all’intellighenzia di sinistra) è: oh Luttazzi, piccolo cafoncello, ben ti sta!

Può darsi che Luttazzi abbia esagerato e che a Giulianone sia rimasto sul gozzo ciò che ha detto, però non mi vengano a dire che il motivo della chiusura di Decameron sta in quella battuta. Non ci credo proprio.
Solo, vorrei capire quale sia la ragione reale. Al momento non ci arrivo.

Un calcio (rotante) al relativismo

novembre 24th, 2007 § Commenti disabilitati § permalink

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La mummia di Chuck Norris in un appello televisivo per la biblizzazione della scuola americana:

Bible now

Sarà anche un attore di vaglia, ma si vede benissimo il cenno di risposta che fa al gobbo quando inizia a parlare. Ho paura che ce lo siamo giocato…

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