Il resto aspetterà

ottobre 14th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Così noi ci facciamo il nostro bel ponticello sullo stretto: operetta mica da niente, a campata unica, dall’impatto ambientale e finanziario non chiari; in aggiunta, posta a due passi da dove la terra è smottata uccidendo decine di persone, non più di due settimane fa. Perché noi siamo i nipoti degli architetti ingegneri di Roma antica, quelli degli acquedotti ancora in piedi; siamo i figli di Brunelleschi e di Michelangelo, delle cupole maestose che sfidano ancor oggi la gravità.

Ma siamo, ahinoi, anche quelli del favoloso ponte di Calatrava sul Canal Grande: piccolino, eppure costantemente nella bufera (il vento, gli scivoloni, le barriere architettoniche). E siamo quelli della diga su al Vajont: perfetta funzionante e integra, bellissima e imponente. Purtroppo e inspiegabilmente, dentro c’è caduto un biscottone di roccia che ha provocato un inedito e surreale tsunami alpino, lavando via centinaia di persone. Siamo pure quelli della Valle di Sarno, delle costruzioni ‘n coppa o’Vesuvio, delle scuole i cui tetti franano sui banchi (un paio almeno, in questi ultimi giorni), delle case antisismiche di fantasia, del binario ferroviario unico e della Salerno-Reggio appaltata alle cosche. 

Poi, soprattutto, siamo quelli che non possono fare marcia indietro mai: vi abbiamo promesso il ponte, ne abbiamo fatto un simbolo della politica del fare; quindi ora cuccatevi ‘sto ponte.

Il resto aspetterà.

 

(e tanto non teniamo la grana)

 

Idee per un’opposizione consapevole

ottobre 1st, 2009 § 3 comments § permalink

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Persa tra le lenzuola del premier o nella costruzione dell’ennesimo grande centro, la sedicente opposizione si perde le prelibate polpettine che la Maggioranza si avvelena da sola. Permettetemi sommessamente allora, oh miei rappresentanti al Parlamento, di farvele notare. So che potrebbe sembrarvi cosa arrogante da uno che di strategia politica ignora anche l’ABC, di economia capisce nulla o quasi, di diritto poco di più: eppure ho due tre cose in punta di penna, che proprio non vogliono restarvi.

 

roghi--191x131 1. Palermo. Forse considerate che oltre lo Stretto tutto sia perduto. Che la Sicilia è come un’Emilia Romagna rovesciata, dunque antropologicamente a destra. Magari sarà pure vero, ma non mi sembra serio evitare la battaglia perchè si è troppo pochi. Perfino Striscia la Notizia riesce meglio (e di certo non è forza d’opposizione). Ultimamente ha partorito uno scoop che, raccolto in qualche modo (una marcettina di protesta s’è fatta?), avrebbe costretto alle dimissioni il sindaco Cammarata: ma come, questo fa assumere e stipendiare dal Comune uno che invece lavora a tempo pieno sulla sua barca e se la cava annunciando che venderà il natante? E che dire della situazione della raccolta rifiuti? Nell’ultimo anno la tassa per la raccolta è aumentata del 175% e ora siamo (di nuovo) ai roghi Napoli-style? Berlusconi ci ha vinto le elezioni con una cosa così. Cominciamo a rinfacciargli il disastro di questa giunta, no?

2. Le New town. Le new town? Passi per l’Aquila (ma tra qualche anno temo il disastro per un tessuto sociale disgregato e un centro storico fantasma o preda della speculazione), c’era un’emergenza da gestire. Passi per le nuove carceri. Ma ci piace così tanto l’idea che le nostre città in futuro siano costituite da aggregati multicolori di villette in serie dove piazzare genericamente “le giovani coppie” come in piccoli favi, mentre nel cuore delle aree urbane restino solo vecchi e uffici? E in mezzo a queste due realtà, i capannoni prefabbricati (che qui in Veneto già crescono come funghi). Niente Niutàun, please.

3. Sostegno all’energia solare. L’altro giorno Berlusconi ha rassicurato Marchionne: gli incentivi per l’auto saranno confermati. D’accordo, ci può stare. Sembra che, invece, gli incentivi per ristrutturazioni volte a ridurre l’impatto ambientale (es.: fotovoltaico) non saranno riproposti. Domanda (provate, chissà,  a farci una campagnuccia sopra): il presidente Obama spinge parecchio sulla necessità di favorire l’economia verde e il governo italiano –a parole- ha lodato tali sforzi, dichiarando di condividerli. Come interpretare allora questa palese marcia indietro? Dove è finita la nuova politica per cui la moralità è mantenere gli impegni presi?

 

Ecco, sono piccole cosine, ma ci tenevo a metterle in evidenza.

Cordialmente,

Andrea

 

Prossimamente sui vostri schermi…

agosto 31st, 2007 § Commenti disabilitati § permalink

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Breve introduzione per un post imminente

Quando il buon Dio, migliaia e migliaia di ere geologiche fa, decise di sporcarsi le mani per dar vita a questo disgraziato mondo, rimase con del pongo avanzato: lo posò allora in una galassia qualsiasi, in attesa di utilizzarlo per svagarsi durante il riposo del VII giorno.
Così, dopo le fatiche della creazione di tanti esseri perfettissimi, giunta la domenica si distese lungo la Via Lattea col suo bel pongo in mano e sciolse le briglie alla fantasia. Non era più vincolato da alcuna necessità di generare esseri in qualche modo coerenti col suo progetto iniziale (tutto era ormai bello che finito; o infinito, se preferite), perciò iniziò a modellare una lunga serie di animaletti inutili -magari con un occhio a quello che sapeva gli sarebbe servito per le piaghe d’Egitto e per tutti i vari flagelli dei secoli successivi. Insomma, univa l’inutile al dilettevole.
Solo allorchè, verso sera, gli uscì fuori un Calderoli, si rese conto di aver esagerato e di essersi lasciato prendere la mano: perciò chiuse definitivamente bottega. E tuttora non ha trovato il coraggio di riaprire.

Ecco, immagino già: tutto ‘sto pistolotto per anticipare un post su Calderoli? Ancora?
In verità, in verità vi dico: non di solo Calderoli vive un blog…

Difatti, tutto ‘sto pistolotto sta semplicemente ad introdurre i risultati di uno studio approfondito (seh…vabbè) che il sottoscritto ha compiuto su una delle inutili creature scaturite in quel giocoso VII giorno: la pestifera Nezara Viridula.
Come, che è?
La Cimice, anche detta Puzzola.
Certo, l’argomento è stuzzicante, di grande momento e di ampio interesse…

Ok, non interessa nessuno.
Io però tiro dritto e vi preannuncio che il prossimo post tratterà di questo insetto.
Siete avvertiti.

—————-
Now playing: Bach – Aria sulla 4a corda (super quark)
via FoxyTunes

Lampada Osram

marzo 1st, 2007 § Commenti disabilitati § permalink

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Passatemi la citazione da una nota canzone di Baglioni: non c’entra quasi con l’argomento di questo post, però citare fa sempre intellettualoide e avvicina al modello Enzo Biagi (della serie: mi disse un giorno Roberspierre, mentre lo intervistavo accanto alla ghigliottina…).

Vorrei parlare, in effetti, di lampadine: da più parti si tessono le lodi di quelle a basso consumo, che durano di più e ci consentono di ridurre l’impatto della bolletta sulle nostre tasche e dell’inquinamento sul nostro Pianeta.

Poi uno va a comprarle, e in lui germogliano due questioni:

1- Una lampadina normale costa circa 1€, mentre una a basso consumo attorno a 5-6: per cambiare una ventina di pezzi in tutta la casa c’è un aggravio di spesa di circa 80€ (speriamo durino davvero mooolto di più)!

2- Il fatto che costino così tanto, mi lascia pensare che la loro produzione sia più laboriosa e dispendiosa di quella delle loro omologhe tradizionali, anche in termini di consumi energetici per la fabbricazione: il bilancio tra il risparmio -in termini ambientali- derivante dalla sostituzione di una lampadina in casa e il maggior costo per la produzione qual è? In altri termini, ci guadagna l’ambiente o le aziende che producono i manufatti?

Non le pongo come domande retoriche: vorrei proprio sapere se qualcuno ha le risposte a questi due interrogativi (certo, potrei fare una ricerca in Internet, ma oggi mi sento ‘sai pigro).

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