La dolce consistenza di Sandro Bondi

novembre 8th, 2010 § 3 comments

0LBJ1A6M--180x140Se c’è una cosa  resa chiarissima a tutti dal caso Scajola è che, anche a fronte delle evidenze più nette, aspettarsi una sia pur minimale forma di autocritica da un componente a caso del Berlusconi IV, ovvero –lo ricordiamo a beneficio di quanti si fossero sintonizzati solo ora sulle nostre frequenze terrestri- il miglior governo degli ultimi 150 anni, è una pia illusione. Non ci dovrebbero stupire, pertanto, le parole con cui Sandro Bondi, titolare del dicastero dei Beni Culturali, si chiama fuori da ogni responsabilità sul clamoroso crollo della cosiddetta Schola Gladiatorum di Pompei: "Se avessi la certezza di avere responsabilità in quanto accaduto mi dimetterei. Ma rivendico invece il grande lavoro fatto.”

Dobbiamo certo concedere al ministro che il peso dell’incuria in cui versa uno dei siti archeologici più visitati d’Italia non posa principalmente sulle sue spalle: da anni e da più parti, oramai, sentiamo molte e autorevoli voci denunciare lo stato di abbandono e sottofinanziamento in cui versano gli scavi di Pompei ed Ercolano, per cui a nessuno di noi è possibile tirarsi indietro e dire “io non sapevo.” A maggior ragione, però, in questo contesto il ministro competente non può permettersi una giustificazione del tipo di quella usata da Bondi in un’intervista a Repubblica:

"Nel corso di uno degli ultimi Consiglio dei ministri ho posto seriamente il problema di assicurare risorse sufficienti a garantire la sopravvivenza di alcuni servizi fondamentali, a partire dalla tutela del nostro immenso patrimonio culturale e il sostegno al cinema e allo spettacolo. Il presidente del Consiglio, il ministro dell’Economia e il dottor Gianni Letta hanno assicurato la propria attenzione, compatibilmente con le condizioni del bilancio pubblico. Io non alzo mai la voce, ma il mio appello è stato pressante, forte e motivato".

Evidentemente questo appello non è stato abbastanza pressante, forte e motivato; quantomeno, è stato tardivo. Da qui, la domanda: se un ministro dei Beni Culturali non è in grado di strappare al suo collega del Tesoro nemmeno i fondi necessari per tenere in piedi (non dico sistemare in maniera decorosa) quella che è al medesimo tempo una delle testimonianze più straordinarie e meglio conservate dell’archeologia antica e uno dei luoghi più terribili ove meditare sulla precarietà dell’esistenza umana, come può non concludere di aver fallito nel suo compito?

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