Ci si sente alla prossima frana

aprile 22nd, 2010 § Commenti disabilitati § permalink

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Dunque, a furor di popolo (e giustamente, temo), la Campania si è ribellata al “malgoverno della sinistra”, da almeno due anni incarnato da quel Bassolino che (pur sempre a furor di popolo) aveva promesso il nuovo rinascimento napoletano e s’è invece fermato ancora un po’ nel medioevo partenopeo.

Ora il nuovo governatore del Pdl, Caldoro, si è appena insediato e certo non si cambia una situazione così difficile in un mese; nondimeno è lecito attendersi, dalla nuova giunta campana, una prima serie di provvedimenti, magari anche simbolici, di innovazione e discontinuità con quelle pratiche di politica di clientele, spesso prona al malaffare, che tutti (a parole) dichiarano come un disco rotto di voler combattere.

Infatti. Appunto. Già.

Questa settimana il governo del nostro strano paese varerà un provvedimento, in linea con quanto richiesto proprio da Caldoro, per sospendere le demolizioni abusive in Campania –naturalmente in vista di un prossimo condono.

Complimenti. Ci toccherà rivalutare Bassolino fin da subito (pensavo di poter attendere almeno due o tre anni), che almeno a provvedimenti di questo tipo si è a lungo opposto.

sarno_Alluvione[1] Ci si sente alla prossima frana, quando sarà tutto un domandarsi “e lo Stato, dov’era? Ma com’è stato possibile costruire abitazioni dentro il cratere del vulcano/sopra un terreno argilloso/nel letto di un fiume in secca etc.etc…” “Eh, signora mia, è colpa di quelli che c’erano prima! Dei ladri della prima repubblica! Degli imperatori romani che hanno permesso di costruire Pompei ed Ercolano sulle pendici del Vesuvio! Ma ora ci siamo noi: Mai più! Mai più! Statene certi…non vi abbiamo ripulito noi dalla monnezza di Bassolino?”

 

Conciato per le feste

dicembre 24th, 2009 § 2 comments § permalink

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Il mio cinepanettone

Sono al supermercato, sto spingendo tranquillo il mio carrellino ad aggirare uno scaffale; improvvisamente, sento un rumore come di cavalli al galoppo. Penso subito a qualche cellulare dalla suoneria bizzarra, per cui non mi cruccio troppo e svolto l’angolo deciso: nemmeno il tempo di alzare lo sguardo che vengo aggredito da un branco di cotechini imbizzarriti, forse sfuggiti alle ceste ove erano stati rinchiusi. Ho giusto il tempo di lasciare il carrello in loro balia e guadagnare il reparto dolciumi, ove mi fermo ansimante. Sicuro di essere ormai fuori pericolo, cerco di figurarmi cosa stia accadendo e mi appresto ad invocare l’aiuto dello spirito di San Giacobbo de la Voyagerie (patrono dei cercatori di misteri implausibili), quando con la coda dell’occhio leggo un movimento sospetto provenire dai ripiani dei prodotti natalizi: da lì, difatti, stanno iniziando a calare a terra con fare bellicoso torme di torroni dalle livree sgargianti. Una volta giunti sul pavimento e raggruppatisi, i torroni si organizzano a falange e cominciano a marciare compatti verso di me. Davanti a loro si raduna l’artiglieria pesante: cestini ricolmi di pistacchi di Bronte sgusciati, pronti ad essere adoperati come proiettili da un agguerrito gruppo di Babbi Natale di cioccolata promossi a frombolieri. Mentre, atterrito, cerco di pensare a come sfuggire da quest’altro assalto, sento nuovamente dietro di me il rumore sordo dei cotechini in rapido avvicinamento.

lenticchie Sembra dunque sia circondato, ma mi accorgo che la corsia del supermercato si interrompe a metà strada tra me e i torroni: mi getto verso la insperata via di fuga, dirigendomi alle casse sul fondo. Man mano che guadagno metri comincio a rinfrancarmi, ma mi rendo conto troppo tardi dell’ennesimo ostacolo: da non so quale angolo erompe una fiumana di lenticchie precotte, che con violenza mi travolge e mi spinge a terra. Ora mi rendo conto: i torroni e i cotechini avevano attentamente studiato il piano d’attacco! Fin dall’inizio cercavano di spingermi verso le lenticchie: difatti ora sono in trappola. Noto chiaramente che lo scopo ultimo della manovra è di stringermi al muro, ove mi aspetta con le fauci spalancate –orrida visione di morbide creme e soffice impasto- un Tartufone gigante, pronto a soffocarmi con i suoi grassi idrogenati. Tento allora un’ultima, disperata difesa: raccatto uno zampone dallo scaffale più vicino e mi getto verso i cotechini, cercando di non farmi sopraffare dalla loro afrodisiaca adiposità. Purtroppo non ho previsto la seconda carica delle lenticchie, coadiuvata dal sapiente ed indefesso lancio di pistacchi dei babbi natale di cioccolata: allorquando le lenticchie formano un tappeto altamente sdrucciolevole sotto i miei piedi, la fine ingloriosa della mia resistenza è inevitabile. Mentre cado rovinosamente a terra e sono trascinato verso il megatartufone, l’ultimo mio pensiero è il rimpianto per tutti quei giorni in cui, invece di concedermi un gelato o un panino imbottito, avrei dovuto farmi una corsa tonificante con la fida bicicletta.

 

P.S.: Buon Natale a tutti!

 

Vita e opere di Cjarlèt Bodlèr

marzo 4th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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asta44_236 Poeta chioggiotto del secondo Ottocento, Cjarlèt Bodlèr (1840-1909) è ancora quasi uno sconosciuto per il grande pubblico, forse a causa del fatto che tutte le sue liriche sono scritte in un pastiche molto personale tra dialetto locale e italiano. Fu invece un intelletto notevole, attento alle novità letterarie del periodo, anticipatore di molte tematiche dei movimenti letterari di fine secolo, dal decadentismo al futurismo. Pioniere, mediante i suoi famosi sprissombrete, nell’uso di sostanze psicotrope come chiave per aprire la mente all’esperienza poetica (naturalmente intesa in senso precipuamente dionisiaco); portavoce di rara intensità della sofferenza individuale elevata a metafora della condizione umana (si veda la notevole “el mal de gola”), Cjarlet Bodler fu questo, ma non solo. Molti lo considerano infatti un precursore delle mode e delle tendenze come le intendiamo oggi: la sua chioma fluente e ribelle, impastata dal salmastro (gli amici amavano definirlo “lercio caveòn”), costituì l’inarrivabile archetipo per i lirici della Scapigliatura. Autodidatta, visse tutta la vita a bordo della sua barca, scrivendo  rime struggenti su fogli per incartare il pesce. Sparì tra i flutti il 4 marzo 1909, durante una notte di burrasca: la mattina dopo il mare restituì solamente la cesta con le sue poesie. Felice intuizione, dunque, quella del primo curatore della silloge, che volle chiamarla “I fiori del mare”. 

In occasione del centenario della scomparsa di questo Autore dimenticato, vogliamo presentare uno dei suoi testi più significativi, la canzone L’abbrasso.

 

L’abbrasso

(dalla raccolta “I fiori del Mare”)

Ti, co quea boca

verta

che par te me ciami ancora,

come chea prima volta;

ti, che te agiti e te remeni

ta le me brassa,

più de come te fasevi

ta le onde schiumanti,

poco fa;

ti, che de l’ultima luse sospirando

al siel,

poi te cheti.

Te si’ morto, a la fin,

pesse maedeto: te vedarà,

stasera,

che bel brodeto!

                               (Cjarlèt Bodlèr)

Piccolo mondo antico

marzo 30th, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Ah, l’Italia!

Ungaretti mi fa un baffo… ;-)

P.S.: chissà in quanti l’avevano già scritta.

—————-
Now playing: David Gilmour – Comfortably Numb
via FoxyTunes


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