L’albo delle mammane

novembre 26th, 2009 § 2 comments § permalink

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Per l’ennesima volta dobbiamo rilevare lo stop alla famigerata RU486: questa volta è stata la commissione Sanità del Senato a bloccare tutto. La scusa è quella di dover valutare se questo farmaco sia conforme al “vero dettato” della legge 194: costringerebbe le donne ad abortire da sole, si dice; tra indicibili sofferenze e gravi rischi per la salute, pure. Che l’aborto chirurgico fosse una passeggiata di salute, non sapevo; che cambiare il modo di eseguire la procedura (o l’omicidio, per i fanatici alla Ferrara) possa cozzare con la 194, dubito (al limite basta prevedere, come è stato fatto, il ricovero ospedaliero); che se alla Chiesa fosse andata a genio questa pillola rispetto all’intervento la decisione si sarebbe rovesciata, sono convinto.

A questo punto suggerirei di reintrodurre la pratica dei ferri da calza e di istituire un albo delle mammane accreditate: se l’obiettivo è quello di far soffrire le donne il più possibile, pensando di scoraggiare così le interruzioni di gravidanza, è meglio dirlo apertamente.

 

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Le amare pillole di monsignor Crociata per i farmacisti cattolici

ottobre 23rd, 2009 § 2 comments § permalink

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Monsignor Crociata (quando il nome è già destino), al convegno dei farmacisti cattolici:

Il segretario della Cei ha sottolineato che la questione del "diritto-dovere" dei farmacisti all’obiezione di coscienza "viene oggi in discussione sia di fronte a taluni farmaci abortivi (come la RU486, per i farmacisti ospedalieri) o potenzialmente abortivi, quale in concreto la cosiddetta pillola del giorno dopo, sia di fronte a taluni sviluppi (o meglio involuzioni) che si profilano in materia di fine vita, considerato che in alcuni paesi europei, come ad esempio in Belgio, risulta già in vendita nelle farmacie un kit eutanasico". Quanto alla pillola del giorno dopo, più specificamente, "appare abbastanza chiaro che l’intenzione di chi chiede o propone l’uso di questa pillola o è finalizzata direttamente all’interruzione di una eventuale gravidanza, proprio come nel caso dell’aborto, o perlomeno non esclude e accetta questo possibile risultato, che verrebbe a realizzarsi al di fuori delle rigorose prescrizioni e procedure stabilite dalla legge 194/78".

Anche se in modo meno rozzo del consueto, il monsignore fa un pastone di temi “sensibili” e legislazione che richiederebbe un’analisi molto puntuale e forse troppo lunga. Mi limito a segnalare alcuni punti:

1. il diritto all’obiezione di coscienza è sacrosanto: definire questa scelta un diritto-dovere, come il voto alle elezioni, quasi che non esercitarlo sia in qualche modo fatto degno di biasimo, mi lascia perplesso

2. i farmacisti possono fare obiezione di coscienza? Ovviamente, ne hanno diritto

3. un farmacista ospedaliero può fare obiezione di coscienza? Certo, ma deve lasciare il suo posto di lavoro, se nel settore pubblico: per legge ogni cittadino ha diritto ad ottenere le cure di cui ha bisogno, in accordo con le prescrizioni del medico curante; non è possibile che la farmacia di un presidio pubblico sia sprovvista di un farmaco garantito per legge perché il farmacista rifiuta di rifornirsene

4. il problema della pillola del giorno dopo: non è una pillola abortiva (quindi non rientra nelle fattispecie della legge 194), anche se l’effetto può essere l’espulsione, prima dell’impianto, di uno zigote fecondato (ricordo che la gravidanza inizia con l’impianto nell’utero di quell’agglomerato di cellule che diventerà embrione e poi feto, non con la fecondazione: fecondazione e impianto sono entrambi eventi necessari e non sufficienti)

4. associare le tematiche di fine vita con il termine eutanasia è una furbizia non degna di chi vorrebbe rappresentare il Vangelo: l’eutanasia è una pratica molto discutibile (alla quale, per quel che vale, sono profondamente contrario), condannata in Italia anche dal codice deontologico medico; i problemi del fine vita riguardano invece le cure palliative (ad es.: se si controlla adeguatamente, quindi pure con morfina, il dolore, nessun paziente richiede l’eutanasia) e la cosiddetta “desistenza terapeutica” (la sospensione delle terapie inutili e l’adozione di quelle efficaci per garantire una buona qualità di vita negli ultimi giorni)

 

Misericordia

agosto 2nd, 2009 § 4 comments § permalink

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Un aborto è un aborto. La legge 194 ne disciplina la pratica ormai da 30 anni: in generale ha funzionato, visto che il numero di interruzioni di gravidanza è in costante calo e migliora invece la salute delle donne nel nostro paese. Immagino che la scelta di abortire sia un dramma enorme, per una persona; dubito sia presa a cuor leggero (ovviamente ci saranno le eccezioni: ma sono appunto eventi eccezionali e non si può pretendere che una legge normi il singolo caso). Il dibattito sulla liceità morale dell’aborto può pure essere accettabile, se si evita di condannare con la stigma dell’assassino chi ricorre a tale pratica. Per quanto mi riguarda, penso sia profondamente ingiusto costringere una donna  a portare avanti una gravidanza se non lo vuole; diversamente, è criminale costringere una donna ad abortire contro il suo volere.  Quindi se Buttiglione vuole condannare l’interruzione di gravidanza come metodo di controllo demografico, non ci vedo nulla di male e lo appoggio pure.

Mi sconcerta, invece, il polverone che la Chiesa fa sulla pillola abortiva ru486: le argomentazioni sono capziose, le minacce di nuove apocalissi morali sembrano non tenere conto della legge 194. Qui non si tratta di stabilire nuovamente se l’aborto debba essere legale o meno: si tratta semplicemente (e immagino quanto questo avverbio farebbe roteare gli occhi sconsolati del cardinal Bagnasco) di utilizzare un metodo alternativo e meno cruento per realizzare un intervento medico legale. Plaudiamo quando la chirurgia escogita metodiche meno invasive per il trattamento dei tumori; plaudiamo quando un nuovo farmaco evita di dover scoperchiare le pance (oggi, ad esempio, difficilmente si viene operati a causa di un’ulcera gastrica). Non c’è alcun valore conoscitivo o morale in una sofferenza che può essere evitata; il compito precipuo di qualsiasi medico che si rispetti è di evitare al paziente il dolore fisico e di minimizzargli i rischi quando opera su di lui. Mi rifiuto di credere che abortire sia meno penoso solo perchè non si subisce un raschiamento chirurgico.

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