Bossiful – puntata 3432

luglio 30th, 2010 § Commenti disabilitati § permalink

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Bossiful 

Una soap italo-padana

Antefatto: la storia è incentrata sulle vicissitudini di due grandi famiglie politiche italiane, i Moderati ed i Progressisti: i primi, raccolti attorno al vecchio patriarca, Re Ber Luscòn, travolti dalla faida intestina tra le due favorite del capo, la sofisticata moglie Gianfranca  e la spavalda e focosa amante Umberta (detta “il Bossi”); i secondi, da tempo immemore assoggettati al dominio di Ber Luscòn, nella perenne attesa di un eletto, tale Lidèr Maximo, il quale -stando ad un’antica profezia ritrovata tra i rotoli del Mar Morto- li sottrarrà infine al giogo dei Moderati.

Puntata 3432:

news_immagine_piccola_804116594 La bella Umberta, con il suo sapiente gioco di darsi e non darsi, ha ormai stabilmente raggiunto la primazia tra le favorite di Ber Luscòn: in tutte le bettole del paese si raccontano cose turche di ciò che i due combinano (insieme al Visconte De Trèmont!) durante i consueti “incontri del caminetto”, che si svolgono il lunedì notte nel castello padano di Arcores. Fino ad ora la mite Gianfranca ha sempre sopportato in silenzio, limitandosi a censurare pubblicamente i comportamenti opachi e pericolosi degli amici più stretti di Ber Luscòn, il consigliori Marchese Dell’Otre ed il Gran Ciambellano Barone Verdùn. Ora, però, Ber Luscòn ha veramente passato ogni limite: in tutto il regno non si parla che dei nuovi gioielli regalati dal Re all’Umberta, la quale non perde occasione per sfoggiarli con la sfrontatezza di quella che sa d’essere ormai la nuova favorita. Ed in effetti si tratta di due manufatti di grande pregio: un pendaglio in oro massiccio e lapislazzuli, raffigurante il leone di San Marco mollemente adagiato in una comoda gondola e intento a leggere il Vangelo, e un paio di orecchini di diamanti a forma di tartufo d’Alba. Quello che ha mandato su tutte le furie la Gianfranca, però, non è stata la munificenza del dono, bensì il suo significato “politico”: i due gioielli sono infatti le insegne che sola può portare la "Duchessa di Poenta e Osei”, titolo che permette all’Umberta di rivendicare come propri i territori della Cispadana. Questo titolo la Gianfranca lo agogna invano da più di 15 anni, ma Ber Luscòn non ha mai voluto concederglielo, nemmeno nei giorni spensierati dei mille viaggi insieme nei regni più esotici e delle battute di “caccia al negher” che tanto avevano contribuito a cementare il perduto legame tra i due coniugi. La povera Gianfranca, ormai accecata dall’ira, istruisce così le sue damigelle d’onore, Bocchetta e Granita, affinché in tutti i circoli di taglio e cucito del regno spargano la voce che la relazione del sovrano con l’Umberta è solo di facciata, perchè Ber Luscòn non è più in grado di soddisfare le signore tra le regal lenzuola: sa, infatti, quanto questo dell’orgoglio maschile è un vero punto d’onore per il marito. Il lavoro delle due damigelle è così capillare e veloce, che già dopo pochi giorni tutti i cantastorie del regno debbono aggiornare l’elenco delle loro ballate con La storia del Re Cilecca, già richiestissima ad ogni angolo di strada. Quello che un tempo Ber Luscòn amava chiamare il “popolo dell’Amore”, la grande famiglia dei Moderati, brucia sempre più tra le fiamme di un odio inestinguibile e  lacerante.

Intanto, nel suo palazzo, il Re medita vendetta con i suoi fedelissimi: ripudiare la moglie ribelle non gli basta, vuole anche umiliarla e farle terra bruciata intorno. L’idea migliore viene al giullare di corte, il poeta B(u)ondì: una bella accusa di pedofagia è quel che ci vuole per mettere fuori gioco l’arrogante Regina Gianfranca. Difatti, quest’accusa è, da sempre, il cardine attorno a cui è articolata la strategia di  mantenimento del potere da parte del clan dei Moderati, i quali la utilizzano per bandire dal Regno quei membri dei Progressisti che cerchino di alzare la testa contro l’oppressione di Ber Luscòn. E cosa c’è di meglio di degradare la regina al rango di vile suddito e addirittura di paria per definizione, ovvero di Progressista, per distruggerne fortune ed onore? Si predispone, dunque, una sentenza di condanna per Gianfranca e le sue damigelle: durante il suo messaggio quotidiano al popolo dal balcone della camera da letto, il Re in persona pronunzia la parola fatale: pedofagia! Il popolo è sbigottito, molti quasi non riescono a credere alle parole del Re: ma come, la Regina una pedofaga? Ma se –ricordano alcuni- era stata lei stessa, negli anni passati, ad armare molti sicari per eliminare i Progressisti più accesi e pericolosi? Faceva dunque il doppio gioco?  Forse è stata traviata da qualche amico malfidato? Magari ha un amante tra i pedofagi, che ne ha corrotto l’antico nobile spirito! Povero Re Ber Luscòn, con una tale serpe in seno! Ora ci vuole una pena esemplare!

(Fine della puntata 3432 – Continua…)

Ci si sente alla prossima frana

aprile 22nd, 2010 § Commenti disabilitati § permalink

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Dunque, a furor di popolo (e giustamente, temo), la Campania si è ribellata al “malgoverno della sinistra”, da almeno due anni incarnato da quel Bassolino che (pur sempre a furor di popolo) aveva promesso il nuovo rinascimento napoletano e s’è invece fermato ancora un po’ nel medioevo partenopeo.

Ora il nuovo governatore del Pdl, Caldoro, si è appena insediato e certo non si cambia una situazione così difficile in un mese; nondimeno è lecito attendersi, dalla nuova giunta campana, una prima serie di provvedimenti, magari anche simbolici, di innovazione e discontinuità con quelle pratiche di politica di clientele, spesso prona al malaffare, che tutti (a parole) dichiarano come un disco rotto di voler combattere.

Infatti. Appunto. Già.

Questa settimana il governo del nostro strano paese varerà un provvedimento, in linea con quanto richiesto proprio da Caldoro, per sospendere le demolizioni abusive in Campania –naturalmente in vista di un prossimo condono.

Complimenti. Ci toccherà rivalutare Bassolino fin da subito (pensavo di poter attendere almeno due o tre anni), che almeno a provvedimenti di questo tipo si è a lungo opposto.

sarno_Alluvione[1] Ci si sente alla prossima frana, quando sarà tutto un domandarsi “e lo Stato, dov’era? Ma com’è stato possibile costruire abitazioni dentro il cratere del vulcano/sopra un terreno argilloso/nel letto di un fiume in secca etc.etc…” “Eh, signora mia, è colpa di quelli che c’erano prima! Dei ladri della prima repubblica! Degli imperatori romani che hanno permesso di costruire Pompei ed Ercolano sulle pendici del Vesuvio! Ma ora ci siamo noi: Mai più! Mai più! Statene certi…non vi abbiamo ripulito noi dalla monnezza di Bassolino?”

 

Brunetta e la pubblicità ingannevole

gennaio 24th, 2010 § 2 comments § permalink

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la nuova tariffa “You 4 Me” del Governo

ricchiepoveri Avete presente le pubblicità dei gestori telefonici, quelle che promettono “ADSL a 5 euro al mese”, “tutto senza canone”, “3 milioni di minuti gratis al mese verso tutti”? Quelle che poi, per capire veramente dove sta la fregatura della mega-offerta, devi andare a leggere con la lente d’ingrandimento le cosine scritte sull’angolo esterno del teleschermo o nelle insidiosissime “Note” occultate all’interno dei siti dei gestori? 1

Quelle apparenti inutili appendici, che in realtà celano il succo del messaggio, mi sono venute in mente oggi, allorché il portavoce del ministro Brunetta ha ritenuto necessario diramare una nota esplicativa di quanto asserito dal suo capo nel corso di Domenica In. 2

Nel prestigioso consesso pubblico, Brunetta aveva appena “lanciato” una nuova tariffa destinata ai “bamboccioni”: la “You 4 Me” . Niente di trascendentale, quasi tutti i gestori hanno una proposta simile nella loro offerta.  Questa la versione Brunetta:

Secondo me si deve agire sulle pensioni di anzianità, quelle che partono dai 55 anni di età. Facendo in questo modo si potrebbero trovare risorse che consentirebbero di dare ai giovani non 200 ma 500 euro al mese» ha spiegato il ministro, sottolineando che su questa proposta «è d’accordo anche il ministro Tremonti».

Si tratta di togliere ai meno poveri (i genitori), per dare ai poveri in canna (i figli): prendi 500 euro dalla pensione di papà e li consegni al giovane universitario per pagarsi la camera da fuori sede. La camera costa sempre 500 euro, ma vuoi mettere la soddisfazione di pagarla direttamente, invece di chiedere soldi a casa?

Subito dopo l’annuncio, sono venute le (dolenti) note (evidentemente i pubblicitari del Pdl si sono resi conto del rischio di una sanzione per pubblicità ingannevole): 3

«Qualsiasi intervento a favore dei giovani come i 500 euro di sgravi, detrazioni sugli affitti, borse di studio, prestiti d’onore, incentivi per autoimprenditorialità e altro, ipotizzati oggi dal ministro Brunetta su Raiuno, va realizzato, come ha ben precisato lo stesso ministro, senza aggravare in alcun modo il deficit di bilancio della spesa corrente». «Le risorse necessarie vanno quindi reperite intervenendo interamente sulle anomalie e sulle distorsioni del sistema pensionistico e di welfare che, come noto, dà troppo ai padri e quasi nulla ai figli». «Su questa e altre ipotesi a favore dei giovani il dibattito è aperto e il ministro Brunetta ne parlerà nei prossimi giorni con i competenti membri del Governo, a partire dai ministri Tremonti, Sacconi, Meloni e Gelmini».

  1. da leggere tutto d’un fiato: “offerta valida per i primi 6 mesi dall’attivazione di un contratto plurisecolare, soggetto al pagamento di una penale per rescissione anticipata pari al corrispettivo delle rate pendenti moltiplicate per il numero di peli del vostro cane”
  2. sebbene il luogo scelto dovrebbe già far dubitare della serietà delle proposte formulate
  3. da leggere, ancora, tutto d’un fiato

Panorama italiano IV – la rive droite

novembre 18th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Persi nelle ubbie di un uomo solo:  Nell’osservare i tumulti nel centrodestra, di questi tempi vien da rivalutare la sventurata esperienza dell’Unione, piccola e tenera accozzaglia di partitini autoreferenziali che almeno si divideva su principi e non su salvacondotti biecamente spacciati per esigenze dei cittadini: tra indulto e prescrizione, per dire, io prendo il primo. In carica c’è una maggioranza dai numeri granitici, costituita di due soli partiti: teoricamente la stabilità e l’azione di governo dovrebbero essere assicurate. Invece assistiamo al totale immobilismo sui problemi più urgenti (vedi crisi e sostegno a redditi e imprese), mentre si approvano oggi norme concepite almeno 10 anni fa e oramai vecchie e superate (quando non avversate perfino tra chi le propone: vedi privatizzazione dell’acqua). In tale situazione, ci vorrebbe un capo del governo capace di una certa lungimiranza, di comprendere i cambiamenti del quadro politico e sociale ed intervenire di conseguenza per regolare le storture e assecondare gli sviluppi positivi. Abbiamo invece  Silvio Berlusconi, uno che vive ancora in una condizione mentale da “guerra fredda”: uno per cui il muro non è mai crollato, i comunisti sono sempre al governo (il che è vero, ma sono quelli che ci ha portato lui) e sempre gli tramano contro, contro la volontà popolare che lo ha eletto. In questa condizione paranoica, non stupisce che Berlusconi  veda complotti anche nel suo schieramento ed agisca di conseguenza: con tutta evidenza abituato a minacciare licenziamenti per i collaboratori aziendali non allineati, minaccia (per interposto Schifani) di licenziare i parlamentari che ha assunto due anni or sono. Poi, naturalmente fa seguire smentita: la collaudata tecnica del bastone e della carota. 

C’est fini: Fini (sempre più la voce di uno che grida nel deserto) aveva definito non più nel novero delle cose possibili la candidatura di Cosentino, sottosegretario alquanto chiacchierato di essere colluso con la camorra, alla guida della Campania: ebbene, Cosentino non intende fare passi indietro, Berlusconi non intende chiedergliene. Valuti ora Fini, dal suo scranno di co-fondatore del PDL, le conseguenze  da trarre dopo una sconfessione tanto plateale: mi sa che lo stanno buttando giù dal predellino.  Peccato, perché sempre più appare salutare per la Campania (e per il PD)  che il centrosinistra stia fermo (almeno) un turno.

 

Panorama italiano III

novembre 10th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Il futuro che non arriva: Tabacci lascia l’UDC? Di nuovo? E quando c’era rientrato, il figliuol prodigo? Io ero rimasto alla prima fuga, quella della “Rosa Bianca”. Stavolta andrebbe con Rutelli, il che lo porterebbe a ritornare, di nuovo ma da fuori, a Casini. Mentre Rutelli è uscito dal PD, ma del suo ex vuol rimanere amico per costruire un’alternativa al centrodestra: il che lo porterebbe a ritornare, di nuovo ma da fuori, a Bersani. Tutte queste manovre paiono patetici bisticci su chi trova il posto più al centro nel centro: mi dicono invece sia politica vera, quella alta e nobile. Chiedersi quali risultati concreti per il paese abbiano prodotto in questi ultimi anni le fibrillazioni anarco-centriche (che io ricordi, giusto la porcheria di legge con cui votiamo il parlamento) sarebbe fare un torto alla grande intelligenza politica di Casini e soci: loro guardano sempre oltre, al futuro. Che colpa ne hanno se il futuro non arriva mai?

 

I devoti di San Euro: Credo che Tremonti, nel chiuso della sua stanza più segreta, abbia un altarino con l’effigie di Romano Prodi che ostende la moneta unica: nei momenti tragici, è sempre San Euro a lanciare un salvagente al nostro paese. Ricordate l’incredibile sorpasso della settimana scorsa ai danni della perfida Albione? L’Italia “sesta potenza economica, sorpassata la Gran Bretagna”? Sembrava una fesseria, nevvero? Beh, si dà il caso che lo fosse.  Tutto è legato al fatto che il Pil inglese è espresso in sterline, quello italiano in Euro: la famigerata crisi ed il deprezzamento della moneta britannica sulla divisa europea hanno fatto il resto.  In quell’occasione, un Tremonti gongolante ha sentenziato che “il tempo è galantuomo”. Chissà se lo pensa ancora, dopo l’uscita dei dati sulla produzione industriale di settembre: Italia –5,3%, peggiore risultato da quando è iniziato il rilevamento di questo parametro.

 

A quando i cadaveri ammucchiati lungo la via? Non seguo la tg-soap Studio Aperto –beh, solo alle volte, per diletto masochista- ma, se conosco i miei polli, scommetto che han sostituito gli stucchevoli collegamenti sul meteo dalle grandi città italiane con analoghi bollettini sui morti dell’influenza suina. E’ un andazzo molto comune, intendiamoci: però per queste cose quelli di Italia 1 hanno una marcia in più. Pare incredibile, ma fanno meno notizia alluvioni e colate di fango che un po’ di gente a letto con la febbre.

 

Iniziative culturali: Fece storia televisiva, qualche anno fa, la serie di letture della Divina Commedia Gassman legge Dante. Visto che è il ministro della Cultura, Sandro Bondi non ha voluto essere da meno. Dal sito del PDL:

screenshot.5

 

Crucifige!Tutta ‘sta caciara per difendere “il crocifisso” nelle aule scolastiche è deprimente: sindaci che lo infilano dovunque (ai bagni pubblici sono già arrivati?), tabelle stradali che invece di segnalare gli ingorghi dipingono la croce, gente che vuole piazzare l’immagine del Papa al posto di quella di Napolitano. Poi vai a vedere e ti accorgi che i difensori dell’icona sacra sono quelli stessi che promuovono leggi per privare i senza tetto delle panchine, che vogliono “censire gli islamici,” che vorrebbero bombardare i migranti. Allora ti domandi se il Crocifisso sia più presente quando pubblicamente appeso al muro o quando nascosto (ma vivo) nel cuore delle persone. 

 

Panorama italiano II

novembre 4th, 2009 § 1 comment § permalink

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la settimana nel Belpaese

Notizie dalla cisalpina: Mentre le truppe progressiste, nascoste nelle loro ridotte tra i boschi, ancora attendono dispacci per capire chi saranno i nuovi capoccia locali, sulle spoglie della Gallia Cisalpina si fronteggiano –ormai quasi in campo aperto- i sedicenti alleati PDL e Lega. Apparentemente, terreno di scontro sono i fondi per la sicurezza: la Lega, forse risvegliata dal flop delle ronde, si è accorta (bontà sua: ma fino ad oggi dove stavi, Bobo?) dei tagli alle forze dell’ordine. Maroni minaccia quindi di votare con l’opposizione. In realtà si tratta di stabilire quale vessillo dovrà sventolare sulla pianura padana nei prossimi 5 anni: otterranno i leghisti di candidare Cota in Piemonte e Zaia in Veneto? Berlusconi riuscirà a dissuadere Galan dal farsi una lista tutta sua, che rimetterebbe clamorosamente in corsa il pur derelitto PD (alle regionali non c’è doppio turno)? Ecco tutto: è una questione di predominio nel territorio. Non a caso giunge l’ennesimo rinvio del vertice a tre che avrebbe dovuto sancire le candidature in vista delle regionali di marzo.

Il governo del (non) fare: Un tempo i biografi dei potenti si chiamavano Tacito o Plutarco: oggi abbiamo Bruno Vespa. Le ultime anticipazioni da questo ”Donne di cuori” che, quasi si vergognasse di venire alla luce, non esce mai  danno un Berlusconi sempre più voglioso di riforme che aumentino i poteri del presidente del consiglio: sarebbe molto interessante sapere cosa se ne farebbe, visto come non riesce a gestire nemmeno quel poco che ha (nonostante, in teoria, tutti gli alleati si dichiarino compatti come non mai). Mentre sui famosi problemi del paese le risposte latitano, sulle questioni marginali il centrodestra marcia unito: non toglieteci i crocifissi dalle aule (tanto cadranno da soli con l’intonaco, tra poco)! Toglieteci piuttosto posti di lavoro e borse di studio, che non protesteremo! Il cardinal Bertone ringrazia: per una volta con una battuta, invece che con le solite litanie sulla decadenza morale (“questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute e ci toglie i simboli più cari”).

Vacanze romane:  il Parlamento non può lavorare per “mancanza di copertura finanziaria”: è inutile legiferare, tanto non ci sono i soldi per mandare a regime le eventuali nuove norme. Quindi: Montecitorio è chiuso per fallimento.

L’arte di arrangiarsi: Aspettando le nuove carceri, costruite con le maestranze schiavizzate sul modello l’Aquila, ci si arrangia come si può per svuotare quelle attuali: la politica fa il suo con la prescrizione breve; le forze dell’ordine collaborano moltiplicando le misteriose cadute dalle scale; i detenuti si adeguano togliendosi di mezzo da soli.

 

 

Noi, vedove (allegre) di Rutelli

ottobre 30th, 2009 § 1 comment § permalink

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…è tempo di migrar

Dell’elezione di Bersani, la conseguenza più notevole sembra ad oggi l’abbandono di Rutelli (mentre Paola Binetti resta: trattenete gli entusiasmi, prego). La sua caduta al centro, iniziata in illo tempore dalle scoscese vette del Partito Radicale, più che una parabola sembra una spirale in avvitamento verso Casini: ma non è detto finisca lì. Magari tra 10 anni ci troveremo un Rutelli aspirante leader del centrodestra e tra 20 delfino di Storace. E’ un po’ il destino dei figli spirituali di Pannella: guardate Capezzone, poveretto. La prova che il detto “si nasce incendiari, si muore pompieri” sarà pure abusato, ma è vero.

Quel che vorrei domandare a Rutelli, almeno da quando ha cominciata questa via crucis, è perché mai non sia sceso in lizza per la segreteria del PD: insomma, sei uno dei soci fondatori, hai corso contro Berlusconi nel 2001, ci sono molti pronti ad appoggiarti. Credi che la linea del partito sia sbagliata: bene, quale occasione migliore delle primarie per tentare di raddrizzarla? E non vale l’obiezione del “tanto avrebbe comunque vinto Bersani”: Marino ha preso solo il 15%, però con la sua candidatura ha inciso molto profondamente nel definire i temi della campagna elettorale e nel far discutere questioni che altrimenti sarebbero rimaste ai margini. Invece, niente: anzi, poche dichiarazioni, sempre critiche e con la continua minaccia dell’addio. Per queste anomale timidezza e ritrosia, credo, molti si sono fatti l’idea che tutto fosse in realtà già scritto da tempo e che la vittoria di Bersani fosse addirittura auspicata per poter meglio giustificare lo strappo.

Nasce dunque “Cambiamento e Buongoverno”: per ora è un manifesto firmato da pezzi da novanta della politica nostrana (tra gli altri Tabacci, Lanzillotta, perfino Cacciari). Tanto rumore, la solita convention con conferenza stampa, tanta buona volontà e tanta voglia di centro. Non si capisce, francamente, quali siano le prospettive: rifare la Margherita con un occhio alla DC? Puntare ad un’iniziale alleanza con il PD per poi sfondare a destra mangiandosi qualche pezzettino del PDL? Insomma, tornare a prima di Tangentopoli, alle alleanze variabili, al centro ago della bilancia?

Che si tratti di un cambiamento, nulla da eccepire (anche i gamberi si spostano); sul buongoverno, ecco, qualche riserva mi sentirei di avanzarla.

 

Il mio dito sinistro (primarie a Nord-Est)

ottobre 26th, 2009 § 2 comments § permalink

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Ditelo, dai, che non vedete l’ora di conoscere il disordinato resoconto della mia esperienza da scrutatore alle primarie.
Per iniziare, però, due parole sull’esito della disfida:  ha vinto il candidato migliore, con il programma peggiore. L’idea di riproporre l’Unione –o qualcosa di similmente arzigogolato- per contrastare il dinamico duo Pdl+Lega può forse essere efficace nel breve periodo, ma rischia di condurre al consueto problema di un impossibile governare. Speriamo il nocchiero conosca le correnti in cui ci inoltra.
Da persona che ha convintamente votato Marino, non posso che condividere lo sforzo per un leale sostegno all’azione del nuovo segretario: uno concreto e molto capace senza dubbio, che già oggi sarà a Prato per confrontarsi direttamente con gli artigiani del tessile in crisi. Come inizio, non c’è male.
Oh, scusate: voi aspettavate trepidanti  (?), lo sguardo febbrile a scorrer le righe, le mie impressioni sulla domenica elettorale! Vi accontento subito. Butto giù le cose un po’ come vengono (son pigro, si sa):
1. L’indice della mia mano mancina (che a fianco potete ditovedere immortalato, ancora malconcio ma soddisfatto) è il segno più eloquente della massiccia presenza al voto, andata ben oltre le attese. Il vescicolone sulla faccia interna della stremata propaggine è certo l’effetto traumatico delle orrende penne bianche fornite dalla provincia, ma si sarebbe prodotto in ogni caso: il PD insomma, inteso come la gente che prova a crederci, non sembra in via di estinzione.
2. Dopo tutte le carte e i verbali redatti, vorrei proporre di cambiare nome al partito: da Partito Democratico a Partito Burocratico. Troppe scartoffie non scoraggiano chi vuole imbrogliare (anzi), ma inguaiano chi vuole essere corretto e scrupoloso.
3. Ho visto, quasi in parata di fronte al banchetto dov’ero seduto, una rassicurante folla di diversità. Multiformi  gli atteggiamenti, l’abbigliamento, le camminate, le parole e gli sguardi: mani grandi, consumate dal lavoro insieme a mani delicate e sottili; passi veloci e sicuri, spesso a scortarne di più meditati o esitanti.
4. Pochi giovani, ma tanti bellissimi vecchi con ancora passione per le proprie idee e ideali per le proprie passioni.
5. Sono molto orgoglioso dello spirito di correttezza e grande collaborazione con cui si è lavorato nel nostro seggio: in tempi in cui la politica è vista ovunque come aggregazione di interessi per dividersi spazi di potere,  tutte le persone che ieri sono state chine per ore a scrivere ricevute e compilare registri senza aspettarsi nulla in cambio danno un bel segnale di pulizia.
7. Dai risultati, traspare una differenza tra la forza di Bersani come candidato e la debolezza della candidata regionale per la lista Bersani (che comunque ha vinto, nel Veneto):
Votanti: 817
                          Nazionale:            Bersani 351
                                                  Franceschini 312
                                                            Marino 142
                          Regionale:            Bersani 283                  
                                                 Franceschini 367
                                                            Marino 142
Elettorato scafato, in grado di approfittare al meglio del voto disgiunto, parrebbe.
8. Ora sarà il caso di pensare alle elezioni Regionali: mancano 6 mesi, non abbiamo lo straccio di un candidato (nemmeno in pectore).
9. S’è capito cosa vuole Rutelli (a parte un panino senza cicoria): Casini. Ma perché aspettare Marrazzo?

il cannocchiale

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Il PD e i diversamente onesti

ottobre 16th, 2009 § 3 comments § permalink

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Quando mi sono iscritto al PD, pochi mesi or sono, la procedura è stata rapida, alla faccia della burocrazia: ho fornito i miei dati e, pagata la quota, ho ricevuto la tessera. Se mi avessero chiesto il certificato del casellario giudiziale sarei rimasto perplesso e, quantomeno, pure scocciato. “Gran rottura”, avrei pensato sulle prime; e subito dopo “ma come, non vi fidate di me? Con questa faccina pulita e paciosa? E’ la barba, forse?”

Non è materialmente possibile, me ne rendo conto, controllare le credenziali di chiunque si iscriva ad un partito politico (quale che sia); tantomeno è possibile prevedere chi sceglierà, in un futuro più o meno lontano, il lato oscuro della forza –a meno di non avere a disposizione uno dei precog di Minority Report. Diverso è il caso dei dirigenti, di chi si assume il compito di rappresentare questo partito all’esterno o, addirittura, in Parlamento: costoro dovrebbero fornire concrete garanzie sulla loro onestà (almeno presente), in qualche modo. Ma noi siamo (pseudo)scienza, non fantascienza: dunque, bando alle fantasticherie e veniamo al dunque.

Nonostante le premesse di cui sopra, ci sono nel PD evidenti problemi di reclutamento differenziato: va bene che bisogna riconquistare terreno nei confronti del PDL, ma farlo riequilibrando la quota di diversamente onesti non pare la scelta migliore. Passi per il caso dello stupratore seriale romano; passi per lo scriteriato che reclama la testa di Berlusconi su facebook pensando di stare ad un convivio nel covo di Riina.

Ma quello che sta succedendo a Castellammare di Stabia sembra una triste conferma  di ciò che dice Marino sui problemi di trasparenza nel partito, per lo meno nel mezzogiorno. Le vicende sono due: una agli onori delle cronache, l’altra sullo sfondo. Come riferisce Repubblica, tutto nasce dall’omicidio di un consigliere comunale del PD, Luigi Tommasino, ucciso il 3 febbraio mentre era in auto con il figlio tredicenne (illeso). Gli inquirenti ritengono si tratti di un’esecuzione ordinata dal locale clan D’Alessandro. I killer sono già stati individuati: il più giovane, 19 anni, è pure lui nel PD. Si scopre così che questo baldo giovine fa parte di una leva di iscritti particolarissima, affiliati in un fine settimana di fuochi artificiali per il partito: 3000 nuovi tesserati in un colpo solo, traffico bloccato in paese la domenica mattina per l’assalto alla sede. Ora il PD ha commissariato la sezione di Castellammare: meglio tardi che mai.

A voi i commenti, io non ho nulla da aggiungere.

 

Belpietro, ovvero Padre Pio

ottobre 2nd, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Come riuscire razionalmente a spiegare la contemporanea presenza di Maurizio Belpietro ad AnnoZero e a Porta a Porta, ieri sera? Grave cimento, ma necessario. Qui di seguito, le ipotesi maggiormente plausibili.

 

Pio 1. Ipotesi mistico-teologica: Belpietro è Padre Pio. Oltre al dono dell’ubiquità, del frate di Pietrelcina possiede difatti lo sguardo torvo e la glaciale cattiveria; alcuni giurano che il suo arrivo in studio è sempre preceduto da uno strano (non del tutto piacevole, a dirla tutta) profumo. Già approntate una serie di puntate monografiche di Porta a Porta sui miracoli del direttore di Libero. Bruno Vespa attende impaziente la comparsa delle stimmate per poter annunciare in diretta la sconvolgente rivelazione a tutti i fedeli. 

 

High 2. Ipotesi storico-mitologica: Belpietro è un Highlander, un immortale dotato di poteri paranormali e privo di sentimenti umani. Pensateci: non invecchia, è comparso improvvisamente  un giorno in televisione dal nulla cosmico, può teletrasportarsi da un luogo all’altro. Nei secoli passati è stato Leonida, Ponzio Pilato, Savonarola, Cagliostro, Rasputin.

 

termi 3. Ipotesi tecnologica: Belpietro è un terminator, un androide. Anzi, si tratta di una famiglia di androidi. Presenti in diverse copie nei sotterranei della Rai e negli scantinati di mediaset e la7, i Belpietro vengono attivati e aggiornati subito prima di una trasmissione di cartello (a Viale Mazzini, ad esempio,  hanno un funzionario apposito in quota PDL addetto alla bisogna). Attualmente i Belpietro integrano il software iPolemos X (release 10.2, “Iena Ridens”), che ha introdotto una nuova modalità di gestione dell’intelligenza artificiale, in grado di attaccare istantaneamente qualsiasi interlocutore senza incremento dei parametri di calore interno e pressione idraulica (con un guadagno netto di prestazioni del 15% ed un calo dei consumi del 33%, molto apprezzati in tempi di economia verde). 

 

bolt 4. Ipotesi podistica: Belpietro è Usain Bolt, ma in più dopato. Nel momento esatto in cui su Anno Zero è calato il sipario, lui è scattato dai blocchi di partenza. Con la rapidità dell’antilope e senza scomporsi nemmeno un capello, è giunto nello studio di Porta a Porta. Nel fare tutto ciò, ha infranto il precedente record dei 110 a ostacoli per adulatori di premier, ancora detenuto da Emilio Fede.

 

Si accettano altre ipotesi, purchè motivate.

 

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