Il federalismo che (non) vogliamo

dicembre 9th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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…ma che piace alla Lega

Per mandare avanti uno stato come l’Italia, il federalismo è un’opzione come tante: oggi va di moda e fa vincere le elezioni e, se ben gestito, potrebbe pure fare al caso nostro. Quindi parlo senza pregiudiziali, quando dico che siamo ben lontani dall’aver imbastito un modello decente di riforma federale: di più, se mi obiettaste che in realtà non abbiamo scelto alcun “modello”, ma procediamo a casaccio secondo le convenienze elettorali del  momento, non potreste che trovarmi d’accordo.

Ricordate? Tutto nasce nelle valli lombarde, con l’ascesa di un ganassa che sbarca il lunario ingegnandosi come può, mentre la moglie lo crede medico ospedaliero (ah, Ippocrate, quanti lutti addussi agli umani…). Costui, in qualche modo venuto a contatto con le idee di Cattaneo –o forse semplicemente avendo in mente Svizzera e Germania- un giorno deve aver realizzato che i mali d’Italia sono “i terroni.” 1 Cominciò così a elaborare profonde analisi politico-economiche che, efficacemente sintetizzate nel motto “Roma ladrona, la Lega non perdona!” gli permisero di fondare un partito dal successo tumultuoso. Quel ganassa, giunto fino a noi con il nome di Bossi Umberto, e quel partito, la Lega Nord, tuttora decidono le sorti del nostro stivale.

Nel tentativo di contrastare questa avanzata e di non perdere le imminenti elezioni politiche, intorno al 2001 i capoccia del centrosinistra allora al governo decisero di pasticciare una sorta di riforma che chiamarono “il federalismo”: in due minuti misero su tre o quattro modifiche costituzionali fumose e pericolosamente vaghe, le votarono a maggioranza e persero comunque le elezioni. Da allora si è continuato ad affastellare provvedimenti slegati gli uni dagli altri, senza alcuna idea precisa in mente: l’importante era fare “del federalismo.” Abbiamo pure bocciato (per fortuna!) con referendum il progetto di riordino federale e presidenzialista partorito dal centrodestra nel 2001-2006. Però il federalismo s’ha da fare, ci dicono.

L’impressione è che comunque nessuno lo sappia, cosa sia ‘sto federalismo: perchè dubito basti dire “padroni in casa nostra”, anche se ai leghisti pare sufficiente riempirsi la bocca con questa espressione vuota. Soprattutto mi pare che pochi si rendano conto di alcune conseguenze disgreganti dei principi di base della nostra repubblica, insite nello spingere verso una eccessiva devoluzione.

Prendiamo l’ambito sanitario, uno dei più importanti e certamente il più vicino a tutti noi: 2 chi non ha un parente malato, un nonno da accudire, delle terapie da seguire per malanni di varia entità?

Allo stato attuale, la situazione è questa: nonostante sia tuttora vero che ognuno di noi può farsi curare in una qualsiasi struttura italiana servendosi del SSN, 3 sempre più le prestazioni si vanno pericolosamente “regionalizzando.”

Alcuni esempi:

- se richiedete una lastra nella vostra regione e vi dicono tempi astronomici per l’esecuzione, basta che andiate nelle regione vicina e magari ve la fanno in 48 ore: in genere non perchè siano più organizzati (nè perchè “l’erba del vicino è sempre più verde”), ma perché la prestazione che fanno a voi rientra praticamente in una diversa lista d’attesa. 4 Siete classificati “fuori regione”: nel mio caso (di residente in Veneto), ad esempio, ciò significa che otterrò la prestazione col ticket in Friuli,  ma poi sarà il Veneto a pagare al Friuli un rimborso piuttosto oneroso (solo in quest’anno 2009, 39 milioni di Euro pagati per le cosiddette “fughe extra-regione” dal Veneto Orientale)

-non è detto che le ricette fatte dal vostro medico di base con il suo ricettario (non a caso “regionale”) siano accettate dalle farmacie delle altre regioni

-se il vostro nonnetto che ha bisogno del letto speciale antidecubito vive con voi ma ha la residenza nel territorio di un’altra ASL, fatevi coraggio: dovrete organizzarvi con un furgoncino e andarvi a prendere (a vostre spese) il fatidico ausilio presso l’ASL di residenza (pensate ad uno di Avellino che risiede in Piemonte, per esempio)

E che le cose vadano sempre più verso un’ulteriore involuzione, lo testimoniano alcune prese di posizione della Lega Nord friulana:

Dopo la cancellazione della legge sull’immigrazione e l’esclusione degli extracomunitari dal fondo antipovertà, non si è fermata la carica della Lega Nord in Friuli Venezia Giulia. L’ultima proposta in ordine di tempo è di condizionare per tutti, italiani e stranieri, l’accesso al welfare agli anni di residenza o lavoro in regione.

E poi:

Ora i benefici della Carta famiglia solo a chi risiede in regione

 

  1. Sì, è un non sequitur: ma temo che l’associazione mentale federalismo=fuori i terroni sia stato il vero primum movens del nostro e dei suoi adepti
  2. sì, finalmente ho finito il preambolo, coraggio: si entra nel vivo
  3. Servizio Sanitario Nazionale
  4. parola di un ortopedico fidato

I figli di Ippocrate

settembre 7th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Clunei Capita, ai medici, di montarsi la testa. Passi un giorno in corridoio, saluti un compagno di studi che ti risponde allegro; magari lo fermi, gli chiedi come procedono gli esami e i tirocini. In capo a qualche qualche giorno lo incontri di nuovo, ma lo saluti appena; qualche mese dopo, terzo incontro: circondato da altri camici bianchi ed ammantato della tuta verde da chirurgo, nemmeno ti accorgi di lui. E questi ci resta male. Si chiede: gli avrò fatto uno sgarbo? Non gli ho prestato gli appunti? Gli ho soffiato l’ultima brioche al bar? Piano piano, man mano che i capelli gli si imbiancano, capisce l’arcano: è il naturale processo di decadimento biologico dello studente di Medicina. Non capita a tutti, ma spesso avviene. Il primo passo è la laurea: saltato il fosso,  improvvisamente i colleghi universitari diventano “gli studenti”. Cammini 30 cm al di sopra di loro, fraternizzi ancora solamente per necessità (quando entrano, timorosi e con il camice sgualcito, nel reparto cui sei assegnato, li accogli col sorriso di quello che ce l’ha fatta e ti diverti a mostrare loro i casi più strani, ammiccando alla caposala che appena sa chi sei). Il secondo passo è quello dell’ingresso nella Scuola di Specialità: allora gli studenti li scansi proprio e li guardi come fossero beoti scansafatiche; quando li scorgi entrare in reparto corri a nasconderti nel primo bagno disponibile, per non doverli condurre a visitare i tuoi pochi pazienti agonizzanti.

Immaginate quindi la boria quando giungi alla cima e puoi comprarti la targa con la scritta Specialista. Alla fine niente di strano se ti chiamano Padreterno (“Eh, quello si crede un Padreterno solo perchè c’ha la laurea!”): ti farà pure piacere sentirlo dire. Basta non confondere realtà e fantasia, come avvenuto a Foggia:

Sanita’: 11 medici denunciati per truffa a Foggia
Gdf, risultavano presenti contemporaneamente in piu’ strutture

Perchè il dono dell’ubiquità è prerogativa esclusiva del vero Padreterno (e di pochissimi altri scelti e selezionati nell’elite dei dotati di aureola).

 

Fenomenologia del Chirurgo

gennaio 18th, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Chirurgo, animale dal comportamento bizzarro: molto mattiniero, vive nascosto in un antro male illuminato, che chiama “sala operatoria”; di rado si spinge oltre il confine di questo ambiente, quasi fosse spaventato dagli spazi aperti e dalla luce del sole.

All’interno della sua tana, egli è re: ivi suole attrarre soggetti d’ambo i sessi per strane cerimonie rituali, da cui si esce comunque in posizione orizzontale (non è detto ci si rialzi) e sovente dormienti. Forse in accordo a questa sua natura scontrosa, il chirurgo tende a maltrattare i compagni di grotta e anche le sue vittime (denominate “pazienti”) con glorificanti epiteti che non possiamo ripetere (i primi affinchè gli porgano strumenti affilati, i secondi affinchè restino immobili mentre egli con questi strumenti li tagliuzza).
Quando il sole è allo zenit, infine, il chirurgo sparisce (alcuni studiosi ritengono cada in letargo o in una sorta di estasi mistica, ma diversi pensano si rechi in altri luoghi oscuri detti “clinica privata”) senza lasciare traccia che non sia qualche garza imbrattata di sangue. Vani sono i tentativi di coloro i quali ha operato* e dei familiari, per venire a conoscenza degli eventi accaduti nella lugubre grotta. Si dice che qualcuno sia financo morto, nell’attesa.


*termine magico-religioso di natura apotropaica, che indica il complesso dei rituali che il chirurgo esercita sui pazienti (l’operazione, appunto).
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