Berlusconi contro “la Piovra”

novembre 28th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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"Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una così bella figura lo strozzo"

S.Berlusconi, 28 novembre 2009

 

Sono abbastanza convinto che Berlusconi non sia mafioso: lui sposa le cause, ma non vi aderisce mai; sempre al confine dell’ombra, sua massima cura è tenere a portata di mano (o portafoglio) qualche disgraziato su cui scaricare la colpa di eventuali traffici poco puliti. Comunque, per fare affari con la mafia non occorre essere mafiosi: basta essere molto aperti di vedute (pecunia non olet).

Siccome però “a Cesare quel che è di Cesare”, diamo atto a Berlusconi di avere almeno una cosa in comune con la mafia: ovvero la mentalità. Quella mentalità per cui non sarebbe il crimine organizzato ad infangare il buon nome 1 dell’Italia nel mondo, bensì coloro che denunciano  -giornalisti, scrittori, registi- lo stato delle cose: la contiguità tra mafia e alcuni settori di politica e società, il fastidio che molti amministratori provano verso parole come legalità e moralità,  il danno economico che le persone oneste subiscono da quello che in Campania chiamano o’sistema.

Ora provate ad immedesimarvi in un poveretto che volesse denunciare chi gli impone il pizzo oppure testimoniare contro qualche politico colluso: si sentirebbe sicuro nell’affidarsi ad un Stato che pare guardare solo al risvolto economico-turistico del problema criminalità? Ad un presidente del consiglio che vorrebbe strozzare (metaforicamente, è ovvio) coloro che mettono a nudo i meccanismi del malaffare? 

 

  1. per chi c’è l’ha, un buon nome

Se Marrazzo impetra la grazia (la deriva mediatico-brosiana)

novembre 26th, 2009 § 1 comment § permalink

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Diceva le cose che dici tu
Aveva gli stessi occhi che hai tu
Mi avevi abbandonato/a
ed io mi son trovato/a
a un tratto già abbracciato/a a lui…

(P.Marrazzo a Benny 16 – Perdono)

Nel paese in cui serve una raccomandazione anche per ottenere dall’ospedale la propria cartella clinica in tempi decenti, Marrazzo -che, da storico conduttore di Mi Manda Rai3, queste cose evidentemente le conosce bene- scrive al papa per chiedere perdono: se fossi credente, io piuttosto scriverei (metaforicamente, ovvio) a Dio. In subordine, certo, si trova il suo vicario; un sacerdote qualunque non bastava? Evitare di pubblicizzare la cosa, per non far venire il dubbio che si tratti solamente di una mossa politica? Dobbiamo aspettarci, tra qualche tempo, un altro ultrà in saio e cilicio che sproloquia di come la madonna lo abbia salvato dalla degradazione? Non ci bastava Paolo Brosio con il suo libro (come sempre promosso a larghe falcate lungo l’italica tv)?

Perdono, perdono, perdono…
io soffro più ancora di te!
Perdono, perdono, perdono…
il male l’ho fatto più a me!

(idem)

 

L’albo delle mammane

novembre 26th, 2009 § 2 comments § permalink

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Per l’ennesima volta dobbiamo rilevare lo stop alla famigerata RU486: questa volta è stata la commissione Sanità del Senato a bloccare tutto. La scusa è quella di dover valutare se questo farmaco sia conforme al “vero dettato” della legge 194: costringerebbe le donne ad abortire da sole, si dice; tra indicibili sofferenze e gravi rischi per la salute, pure. Che l’aborto chirurgico fosse una passeggiata di salute, non sapevo; che cambiare il modo di eseguire la procedura (o l’omicidio, per i fanatici alla Ferrara) possa cozzare con la 194, dubito (al limite basta prevedere, come è stato fatto, il ricovero ospedaliero); che se alla Chiesa fosse andata a genio questa pillola rispetto all’intervento la decisione si sarebbe rovesciata, sono convinto.

A questo punto suggerirei di reintrodurre la pratica dei ferri da calza e di istituire un albo delle mammane accreditate: se l’obiettivo è quello di far soffrire le donne il più possibile, pensando di scoraggiare così le interruzioni di gravidanza, è meglio dirlo apertamente.

 

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Panorama italiano V

novembre 26th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Novembre 2009 – IV settimana

 Una maggioranza solida, coesa e in armonia:screenshot.9

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Se lo dice lui:

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Le parole sono importanti:

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Che bello, quando c’è armonia in famiglia.

 

Chi nasce Rotondi: Palesemente in crisi di visibilità da quando la voce-zerbino del premier è divenuto il tonitruante Capezzone e preso alla sprovvista durante la sua non-pausa pranzo, il ministro (in) ombra Gianfranco Rotondi si è lanciato a magnificare le virtù corroboranti del digiuno a mezzodì: pazienza, i cali di zuccheri sono pericolosi per le menti più acute, figuriamoci per i Rotondi. Tutto sommato, poteva finire lì: bastava la dichiarazione-retromarcia che ne è seguita. Invece, la cosa ha iniziato a montare sempre più: abbiamo avuto pareri autorevoli di nutrizionisti che correttamente ricordano i rischi del digiuno e dichiarazioni varie di approvazione o di biasimo a favore di cronista da parte di sindacalisti e politicume vario. Così, Rotondi si è sentito in dovere di ritornare sulla faccenda e, con una nuova piroetta, quasi di proporre una sorta di via di mezzo (ah, le virtù del centrismo estremo!): beh, chi vuole la fa, chi non vuole potrebbe andare a casa un’ora prima (per stare con la famiglia, beninteso). A questo punto, il nostro prode politico era ormai tornato sulla cresta dell’onda: gli mancava solo un bel No-R day per potersi dire candidabile a più alti servigi. Bene, non ha dovuto aspettare granché.

Morta a Morta: Finalmente Brunone Vespa ha il suo nuovo giallo scabroso da propinarci quando la politica langue: la triste storia di Brenda, il transessuale morto nel suo appartamentino romano, ha tutte le carte in regola per essere il nuovo Cogne. Una vicenda strana, nata da uno scandalo sessuale la cui natura solletica la pruderie come mai prima; una morte improvvisa, ma in qualche modo annunciata e non ben chiarita; un mondo, il sottobosco della prostituzione maschile romana, che torna alle cronache come ai tempi di Pasolini. Torme di opinionisti e schiere di criminologi si stanno già riversando nelle redazioni dei principali “contenitori” pomeridiani e delle trasmissioni cosiddette di approfondimento della seconda serata raiset: non si segnalano ancora tafferugli, ma la crisi si sente anche in questo settore e gli animi rischiano di scaldarsi con niente, soprattutto perché gira voce che a molti non potrà essere rinnovata la collaborazione.

Il caso clinico della settimana: Per la serie “ordinanze di un certo livello,” come sempre i sindaci leghisti si distinguono per la levità di tocco. Questo cartello, posto nel territorio comunale di Varallo Val Sesia, tra le altre cose vieta l’attività a “vu’ cumpra’” e mendicanti.

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Insomma: morite pure di fame, ma fatelo tra le mura di casa.

 

Il nuovo paleozotico

novembre 24th, 2009 § 3 comments § permalink

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A tutti un benvenuto nella nuova casa di Paleozotico. Per l’occasione, ho pensato fosse di prammatica esserci di persona personalmente.

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Non mi sono mai trovato pienamente a mio agio, in quel di blogger: architettura complicata e rigida (per uno senza conoscenze di linguaggi html e figli vari), un editor di testi troppo spartano. Mi ha sempre trattenuto una certa fiducia nel possibile progresso della piattaforma, che però non arriva ancora: così, dopo lunghi e assai sfibranti cogitaboli sul da farsi con la mia immagine riflessa allo specchio, ho infine rotto gli indugi e scelto di acquistare per un tozzo di pane un dominio tutto mio con un po’ di spazio dedicato. Ed eccomi qui, espatriato verso gli accoglienti lidi di WordPress.

Ho scelto un tema semplice e pulito, con il solito sfondo bianco per rendere l’esperienza il più possibile vicina a quella della lettura su carta. Spero vi possiate presto ambientare in questo nuovo spazio. Dovrebbe essere tutto in ordine con i feed, ovvero non serve che li cambiate (se vi giunge questo post, state a post…o). Vi prego, invece, di cambiare il link nei preferiti.

Per concludere, forse vale la pena riportare quanto scrivevo quasi 3 anni fa, il primo giorno:

Vorrei scrivere pensieri profondi e illuminanti sui motivi che mi hanno spinto ad aprire questo blog (il che asseconderebbe, peraltro, la mia invincibile tendenza ad una forma ampollosa e convoluta) e mi piacerebbe poter dare almeno una manciata di spiegazioni a sfondo vagamente psicanalitico sul perchè hic et nunc, ma non credo ne sarei capace.

E forse nemmeno serve.
Insomma, struca struca (come dicono da queste parti), forse cerco anch’io una piccola tribuna da cui sproloquiare in libertà sulle cose che vedo attorno a me. Chiunque abbia qualcosa da annotare, da aggiungere o da correggere è ben accetto, purchè lo faccia con argomenti e non con offese gratuite.

Direi che ora possiamo cominciare.

Per technorati: UCTHUCPAMUJ2

Girare la frittata – Silvio elogia la sinistra

novembre 22nd, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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frittata_contadina Due anni fa, più o meno di questi tempi, nasceva la rivolta contro la Casta: politici spendaccioni e fannulloni, stipendi da favola e (apparentemente) inaccettabile assenteismo parlamentare. Da allora le cose non sono cambiate, ma le circostanze politiche lo sono profondamente: il Pdl si è trovato maggioranza in Parlamento e così la casta percepita è stata relegata a sinistra.

Anzi, amplificando e distorcendo alcuni dati di fatto e facendo leva su quel populismo che sempre premia* chi se ne fa per primo bandiera, ora la vera casta sarebbe quella dei dipendenti pubblici (ma anche dei giudici, dei giornalisti, dei nomadi, degli stranieri): se sei un impiegato e non vai a lavorare in quanto ammalato rischi di essere tacciato di “fannullone”.

Se invece sei parlamentare e salti ripetutamente il voto in aula ti becchi l’elogio di Berlusconi, perché non sei un “professionista della politica” come quei beceri della sinistra:

"Qualche volta manchiamo al voto ma solo perché non siamo professionisti della politica e funzionari di partito come quelli della sinistra. Siamo gente che lavora. […] Stare in Parlamento è davvero molto pesante. Si fanno sedute con tanti emendamenti alle leggi, ma questa è la democrazia ed è giusto che sia così. La maggioranza è molto solida e continueremo a governare per i prossimi tre anni e mezzo, intendiamo portare a termine responsabilmente il mandato assegnatoci dagli elettori".

L’etica del lavoro vale solo per farsi i propri affari, evidentemente. Prima di diventare un insulto, la professionalità era qualifica di merito; per quanto ni riguarda, ancora lo è. Dunque, ben vengano questi riconoscimenti per l’opposizione: ringraziamo Berlusconi.

 

*nel breve periodo, almeno: vedi appunto la parabola già discendente della polemica sulla Casta e la popolarità in calo delle iniziative di Grillo.

 

White Christmas (il catechismo del leghista)

novembre 20th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Ora, mentre si trovavano in quel luogo,

si compirono per lei i giorni del parto.

Diede alla luce il suo figlio primogenito,

lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia,

perché non c’era posto per loro nell’albergo.

(Luca 2, 6-7)

Si avvicina il Natale, quelli della Lega han deciso di fare il presepe a modo loro (ma forse l’han confuso con Halloween):

L’amministrazione comunale di Coccaglio, nel Bresciano, poco meno di settemila abitanti, 1.500 stranieri, ha inaugurato l’operazione ‘White Christmas’: fino al 25 dicembre i vigili urbani andranno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari, quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo, "se non dimostrano di averlo fatto la loro residenza viene revocata d’ufficio", dice il sindaco Franco Claretti.

 

L’assessore alla sicurezza (saggio e teologo sopraffino, come si può ben vedere):

Natale non è la festa dell’accoglienza ma della tradizione cristiana

 

Bossi (non il figlio trota, il patriarca in persona):

"E’ sgradevole il nome ma il comune ha applicato la legge. Non c’era bisogno di chiamarla White Christmas, si poteva chiamare ‘Natale controllo della regolarita”. A volte anche la forma e’ sostanza”.

Non gli piace il nome, porello. E certo! Natale ormai evoca troppo il consumismo. In inglese, poi: fosse stato dialetto, magari…

 buon-natale

 

Dice: che vuoi aggiungere? Ne han parlato quasi tutti, quelli là son dei balenghi (pericolosi).

Io non aggiungo niente, in effetti. Per una volta vorrei lasciare il campo a uno che qualcosa ne sa e che potremmo definire “il diretto interessato”, insomma il Fondatore:

Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 37Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. 41

(Matteo 25, 34-40)

 

Panorama italiano IV – la rive gauche

novembre 18th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Uno sguardo all’altra riva: L’UDC vedrebbe bene un lodo Alfano bis con legge costituzionale: per carità. Di Pietro e altri organizzano il no-B day per il 5 dicembre; degli sconsiderati del PDL vogliono contrapporre (negli stessi luoghi e data) il sì-B day: ultrà contro ultrà, 0-0 assicurato e altissimo rischio di botte da orbi.

Tanto rumore per nulla: le iniziative di democrazia dal basso stanno pericolosamente aumentando di numero: pericolosamente per chi le indice, purtroppo. E la loro capacità di smuovere le coscienze decresce in modo proporzionale. Chi le conta più, le manifestazioni (come fanno, a Roma, i residenti? quanti cortei sfilano ogni giorno?), le petizioni, le raccolte di firme con la faccia pulita di Saviano (e scrive uno che ha aderito a tutte), i referendum minacciati e quelli promossi da Di Pietro e Grillo? Temo ci stiamo abituando a considerarle fatti normali della vita quotidiana, tanto da spostarle sullo sfondo, quasi fossero un complemento d’arredo per siti web e piazze d’Italia:

ah, un’altra campagna per la legalità? Bella, aspetta che aderisco! Ma non è la stessa della settimana scorsa?

Chissà questa volta che dirà la questura sul numero dei manifestanti? A proposito, per cosa si va in piazza oggi?

Diciamocela tutta: quegli altri se ne infischiano, di queste cose qui. Che hanno un valore di testimonianza e di appartenenza per chi si trova insieme a quello che pare un popolo dal comune sentire, unito nel poter dire il suo not in my name. Poi, tutti a casa e avanti come prima (ricordate i tempi della seconda campagna d’Iraq?).

Soluzioni? Nessuna, temo. Magari chiamare la gente in piazza per contrastare un provvedimento specifico, non genericamente contro o pro una persona: quindi, scendiamo in piazza contro il finto “processo breve.” Vengo volentieri. Ma non organizziamo i No-B day, per favore.

Intanto, Repubblica mette in piedi la solita raccolta firme. Come al solito, ho firmato.

Panorama italiano IV – la rive droite

novembre 18th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Persi nelle ubbie di un uomo solo:  Nell’osservare i tumulti nel centrodestra, di questi tempi vien da rivalutare la sventurata esperienza dell’Unione, piccola e tenera accozzaglia di partitini autoreferenziali che almeno si divideva su principi e non su salvacondotti biecamente spacciati per esigenze dei cittadini: tra indulto e prescrizione, per dire, io prendo il primo. In carica c’è una maggioranza dai numeri granitici, costituita di due soli partiti: teoricamente la stabilità e l’azione di governo dovrebbero essere assicurate. Invece assistiamo al totale immobilismo sui problemi più urgenti (vedi crisi e sostegno a redditi e imprese), mentre si approvano oggi norme concepite almeno 10 anni fa e oramai vecchie e superate (quando non avversate perfino tra chi le propone: vedi privatizzazione dell’acqua). In tale situazione, ci vorrebbe un capo del governo capace di una certa lungimiranza, di comprendere i cambiamenti del quadro politico e sociale ed intervenire di conseguenza per regolare le storture e assecondare gli sviluppi positivi. Abbiamo invece  Silvio Berlusconi, uno che vive ancora in una condizione mentale da “guerra fredda”: uno per cui il muro non è mai crollato, i comunisti sono sempre al governo (il che è vero, ma sono quelli che ci ha portato lui) e sempre gli tramano contro, contro la volontà popolare che lo ha eletto. In questa condizione paranoica, non stupisce che Berlusconi  veda complotti anche nel suo schieramento ed agisca di conseguenza: con tutta evidenza abituato a minacciare licenziamenti per i collaboratori aziendali non allineati, minaccia (per interposto Schifani) di licenziare i parlamentari che ha assunto due anni or sono. Poi, naturalmente fa seguire smentita: la collaudata tecnica del bastone e della carota. 

C’est fini: Fini (sempre più la voce di uno che grida nel deserto) aveva definito non più nel novero delle cose possibili la candidatura di Cosentino, sottosegretario alquanto chiacchierato di essere colluso con la camorra, alla guida della Campania: ebbene, Cosentino non intende fare passi indietro, Berlusconi non intende chiedergliene. Valuti ora Fini, dal suo scranno di co-fondatore del PDL, le conseguenze  da trarre dopo una sconfessione tanto plateale: mi sa che lo stanno buttando giù dal predellino.  Peccato, perché sempre più appare salutare per la Campania (e per il PD)  che il centrosinistra stia fermo (almeno) un turno.

 

Metti una sera a casa Gheddafi

novembre 17th, 2009 § 1 comment § permalink

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Centinaia di modelle reclutate da una delle solite agenzie (hostessweb, nello specifico), con l’accortezza che siano giovani, carine e vestite in modo sobrio. Caricate su pullman (carri bestiame?) e portate a destinazione (no, non palazzo Grazioli, bensì l’ambasciata di Libia). Ricompensa: una cena-buffet, 60 euro di gettone, una copia del Corano e un incontro con il mitico Muammar Gheddafi.

 

«Cercan­si 500 ragazze piacevoli, tra i 18 e i 35 anni, alte almeno un me­tro e 70, ben vestite ma, rigoro­samente, non in minigonna o scollate», è stato il messaggio dell’agenzia, che ha offerto ad ognuna un «gettone» di 60 eu­ro. Per fare cosa? «L’obiettivo è avere alcuni scambi di opinione e donare omaggi libici», chiari­va la «lettera d’ingaggio».

 

Ma non si tratta di un festino: è l’ora di religione coranica in salsa libica. Un giorno una lectio magistralis, il giorno dopo un botta e risposta con il più famoso dei sosia di Micheal Jackson. Argomento unico: l’Islam.

Pensate all’invidia dei poveri docenti cattolici: costretti ad entrare in classi dove molti nemmeno li vorrebbero, ridotti a far la guardia ai crocifissi e a parlare di droga e castità a sbruffoncelli che intanto fanno i compiti per la lezione successiva. A casa Gheddafi invece si fa la fila per entrare e farsi indottrinare su diritti e doveri della donna musulmana e sulla necessità della conversione. Addirittura ci si affolla per il casting online come in un grande fratello islamico: pure con un certo successo, se è vero che molte delle invitate si sono dichiarate lusingate per l’opportunità ricevuta. Ogni cosa ormai è un happening, un evento mondano di cui gloriarsi al prossimo aperitivo.

Alcune perplessità assortite:

- ai fini di una completa parità di genere, c’è differenza tra provinare le escort regalando loro ciondolini a foggia di farfalla e indottrinare le hostess regalando loro il Corano?

- le donne più basse di 1.70, di oltre 35 anni o meno piacenti non sono degne di ascoltare le parole del Profeta?

- da 1 a 10, quanto debbo credere che tutta questa pagliacciata abbia come scopo il proselitismo religioso?

- non c’è una signora Gheddafi che possa scrivere una lettera ai giornali parlando di ciarpame senza pudore?

- …e una mamma Gheddafi, da avvertire della nefasta influenza che Silvio ha sul suo pargoletto libico?

 

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