La mia iscrizione al PD

luglio 12th, 2009 § 6 comments § permalink

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Volli, fortissimamente volli

(un impegno in punta di piedi)

Sebbene il PD abbia fatto di tutto per impedirmelo, questa sera io comunque mi sono iscritto. Ci sono voluti più di una settimana di appostamenti davanti alla sede locale, che perdurava indifferente a sbattermi sul grugno la sua porta chiusa; due mail per l’adesione on-line, bellamente ignorate; disperati tentativi alla ricerca di uno straccio di recapito dei coordinatori. Quando ormai ero quasi deciso ad assumere un investigatore privato che scovasse il domicilio dei responsabili democrats comunali –o che, per lo meno, facesse gli appostamenti per conto mio- una qualche dinamo sferragliante nel mio cervello deve essere riuscita ad accendere la luce dell’Idea. Un’idea invero banale, ma strategicamente vincente: lasciando strada  alle ragioni della panza vuota, ordinare costa e salsiccia alla Festa dell’Unità. Si dà il caso, difatti, che la ragazza alla cassa fosse in possesso del giusto contatto. Nell’arco di 24 ore, satollo e pieno di grassi animali, eccomi così in compagnia dell’agognata tessera.

Vi chiederete il perchè di tutta questa foga improvvisa: gli è che il regolamento per l’elezione del segretario del Pd è una costruzione barocca di cui nemmeno gli estensori han compreso i meccanismi, in cui spiccano una serie di limitazioni ed ostacoli per la presentazione delle candidature. Tra le altre cose, viene sancito che le primarie (con cui avverrà l’elezione vera e propria, aperte a tutti) saranno precedute da una sorta di “scrematura” dei candidati fatta al famigerato Congressone di ottobre e che ogni aspirante alla segreteria dovrà giungere in quel consesso con un tot di firme di iscritti (5% del totale in ogni circoscrizione elettorale? 15% nazionale? 2000 firme? Boh…). In soldoni, ci vogliono le firme di un certo numero degli aderenti censiti alla data del 21 luglio. Se voglio sostenere qualcuno, devo dunque essere iscritto per quella data. Ecco: scusate la prolissità, spero abbiate capito.

Resta ancora la domanda che vi serpeggia in mente da qualche riga: beh, ma chi sostieni? Giusto, ora rispondo. Fino a sabato 11 luglio il mio candidato sarebbe stato Ignazio Marino. Dopo la sparata di ieri ed in attesa di vedere il programma elettorale mi riservo la decisione, anche se la propensione rimane sempre la medesima. Spero che il senatore Marino abbia chiaro che, se vuole concorrere per una carica così importante, non può rilasciare dichiarazioni in libertà, senza pensarci su mille volte (anche perchè la questione morale nel Pd esiste, ma è altra cosa).

 

Altro che Wii Fit…

giugno 30th, 2009 § 2 comments § permalink

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popeye A far la pasta in casa ci si rende conto del perchè panettieri e pizzaioli siano spesso tizi nerboruti con le braccia da marinaio: impastare richiede un inesausto lavoro di avambraccia. Ora, infatti, fatico anche a pigiare i tasti del pc. Qualcuno ha un barattolo di spinaci?

Altro che wii Fit…

Possessioni elettorali

giugno 5th, 2009 § 1 comment § permalink

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Le disavventure della Democrazia

cornetta_retro_bluetooth1 Venerdì 5 giugno 2009, ora di pranzo: squilla il telefono.

 Numero privato: sarà quella del sondaggio di ieri. Alzo la cornetta, pronto a declinare qualsiasi richiesta.  Una voce suadente e melliflua inonda il mio canale uditivo: “Sono Pierferdinando Casini…bla bla bla…e volevo dirle che il nostro partito…bla bla…” “Ohibò” –dico fra me e me quasi atterrito- “che mi abbia sgamato leggendo il blog e ora voglia querelarmi?”

Ascolto meglio e scopro che la voce è registrata, recita una tiritera autoincensante di tipo elettorale. Siccome aborro l’uomo ed il suo seguito, provo a buttare giù. Nulla da fare: la voce rimane nella cornetta, sempre melliflua ma inesorabile. Che sia un miracolo dei piani alti? Lassù non permettono che un rappresentante così autorevole del pensiero cattolicista sia zittito in malo modo? Non bastava il roveto, ora usa pure la cornetta rovente? Mentre penso se conosco un esorcista per liberare la linea dalla possessione UDC, subentra una voce femminile che mi invita a pigiare il tasto 9 per non ricevere più comunicazioni siffatte: in men che non si dica, Pierferdy scompare.

Resta inevaso un quesito: questa strategia così invasiva gioverà alle sorti elettorali del partito? 

Sarà capitato anche a voi…

maggio 27th, 2009 § 2 comments § permalink

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Siccome il medico m‘ha ordinato almeno duecento chilometri d‘autostrada quotidiani, negli ultimi tempi mangio asfalto a pranzo e a colazione -generalmente accompagnato da sapide insalate di camion al gasolio aromatico. La digestione non è garantita, dunque capita di dover stazionare in quell‘interspazio quasi avulso dal resto del mondo che risponde al nome di Autogrill. E visto che pure la vescica vuole la sua parte, è giocoforza usfruire della toilette. Chiunque abbia qualche esperienza del campo sa che i bagni delle Stazioni di Servizio sono i classici luoghi ove non parrebbe alieno trovare istoriato sulla porta d‘ingresso (quando ce n‘è una) il verso dantesco che s‘apre con “lasciate ogne speranza…“ : mi domando perchè non ci ambientino le pubblicità dei detergenti per bagno (quelli miracolosi, che non vi corrodono il lavandino, ma portano via con una passata lo sporco lasciato dai Lanzi nella loro calata del 1527). Ad ogni modo, chi riesce a riemergerne senza la peste murina trova acquattata alla soglia una strana figura: una Sfinge in abito da lavoro impersonante colei che fa le pulizie. Mentre finge con fare assorto la lettura d‘una qualsiasi rivista di gossip spinto, in realtà vi osserva di sottecchi. Ai suoi piedi, o vieppiù su un tavolino malfermo lì accanto, si trova infatti un piattino di radi spiccioli: ma ella si aspetta che voi ne deponiate ancora, al fine di arricchire la scarsa dote. Ed ecco allora il busillis, ovvero la natura del contributo volontario che tacitamente viene richiesto. Sarebbe una mancia? Oppure il vero e proprio finanziamento alla prestazione di pulizia? Perchè nel primo caso ci vuole coraggio (a richiedere un plus per un‘attività decisamente poco solerte), nel secondo incoscienza (nel ritenere degno di mercede l‘orrore ancora impresso sulle retine affrante).

Ambrella

aprile 23rd, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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singing in the rain.jpg

Oggi è una bellissima giornata piovosa. Il cielo bigio, le nuvole sparse, le gocce sui vetri mi sollevano il morale e rendono lieve anche il piccolo trenino anteguerra (ex “treno Fanta“) che ci trascina verso una (immagino) bigia Trieste. Tra una scossa e l‘altra, mentre le dita sbagliano il tasto da pigiare, guardo l‘ombrello seduto accanto a me e immagino quanto debbo esser parso strano mentre camminavo sotto l‘acqua, poco fa: tutti gli altri raccolti sotto la cuspide protettiva, io armeggiante per proteggere dall‘acqua il mio bell‘ombrello chiuso. A certi oggetti ci si affeziona in maniera poco razionale e certamente per nulla funzionale: per quanto nell‘economia delle cose non conti alcunchè, ci rimarrei molto male se quello che definisco il mio “ombrello ufficiale“ fosse ferito a morte da un vento irrispettoso.

Della burocrazia Celeste

marzo 18th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Ovvero: corollario al post precedente

 

26 torcello Oggi mi veniva un po’ da ridere a pensarmi, nel giorno del Giudizio Universale, interrogato dal Padreterno sul buono o cattivo uso del preservativo fatto in vita. Certo dopo quel dì ci sarà l’Eternità, ma pensatevi la gente in coda in attesa del suo turno! Questi, nudi e crudi tutti in piedi; mentre tu, al cospetto della cattedra divina, a disquisire con un filo di voce se quella volta con tua moglie sulla lavatrice lei era in un periodo fertile e quindi il preservativo ha impedito una potenziale fecondazione (e mica puoi contraddire, chè l’interlocutore è onniscente e verace per definizione), aggiungendo un altro gradino alle scale della tua discesa verso l’Ade.

Secondo me ci vorrebbe uno snellimento nelle procedure, magari eliminando una serie di regole farraginose e di peccati francamente ridicoli: credo che il Signore ci ringrazierebbe per la riduzione del carico di lavoro e delle liste di attesa e magari ci guarderebbe con occhio più benevolo. A chi indirizzare questa prece? Qual è il santo della semplificazione normativa?

Vita al telefono

gennaio 16th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Call Center Non amo aver a che fare con i call center, tristi non-luoghi della falsa cortesia e della vessazione travestita da paternalismo. L’unica cosa utile, in quei minuti di sofferenza tra musichette che richiamano lo spot in voga al momento (“la metto un attimo in attesa”) e l’immancabile “problema al terminale”, è distrarsi ascoltando il sottobosco di voci ed eventi che scivola dietro la voce dell’addetto di turno.

Due casi tipo dall’esperienza di questa mattina:

- prima chiamata (ad una società di caratura nazionale): mentre il terminale impazzisce, lentamente si leva un cicaleccio da scolaresca al suono dell’ultima campanella (“allora, sciao a tutte! ebbuon uikkende…”); alla fine la voce della mia interlocutrice viene fagocitata dallo sfondo e ignoro la maggior parte delle sue ultime parole –inoltre rimango con il mio problema

- seconda chiamata (ad una piccola società di servizi della zona): risponde chiaramente l’unico impiegato presente al momento,  un po’ spaesato dalla mia richiesta (in realtà banalotta, anzichè no); sparisce per andare a conferire, mentre dall’apparecchio escono lamentazioni salmodianti (nel senso che proprio cantavano Salmi: forse era la radio); torna con una proposta abborracciata lì per lì, però almeno risolutiva

Acidità

gennaio 7th, 2009 § Commenti disabilitati § permalink

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Maalox Plus_big

Non sempre basta un cucchiaio di Maalox prima di coricarsi per cancellare quella sensazione di acido in fondo allo stomaco: certe secrezioni poderose sono refrattarie ad ogni terapia. Servirebbe un trattamento eziologico, non un banale sintomatico: peccato che per una gastrite criptogenetica non ce ne possano essere.

La tratta dei turisti

agosto 21st, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Di ritorno da una gitarella mattutina in laguna, lasciatemi scagliare una lancia contro la Società dei vaporetti. Venezia non è un posto che frequento assiduamente e di solito mi ci muovo a piedi. Oggi però la mia bella propone una traversata dalla stazione ferroviaria a San Marco: potremo così ammirare in tranquillità i palazzi affacciati sull’acqua (torbida: altro che vedutisti…), sostiene. Penso che una puntina di novità nella mia vita abitudinaria potrebbe giovare, per cui accetto.

La traversata è venuta la bellezza di 6.50 euro a capoccia: rabbrividite pure al pensiero di quanto possa costare un giro in gondoeta. Siamo stati travolti da una mandria di passeggini imbizzarriti, nerbati senza posa dalle ruvide lingue degli addetti a salita e discesa (Forza, signori! Veloci! Quick! Andate dentro, presto! Forza, quick!) all’interno di una imbarcazione di età indefinita tra quella di una triremi romana e quella di un galeone spagnolo, in piedi e senza quasi poter guardare fuori. Durante il tragitto, il naviglio gorgogliava sinistramente e pareva dragare il fondo con lo scafo.

Non conosco le riflessioni dei turisti incastrati con noi tra le lamiere, ma dubito siano fioriti pensieri d’amore.

Agosto, post mio non ti (ri)conosco

agosto 12th, 2008 § Commenti disabilitati § permalink

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Quando raggiungi piena consapevolezza che la vita è tragedia,
l’unica cosa che ti resta è recitare le parti da commedia.

Quindi: oggi passeggiavo bighellonando davanti al bagno*, allorchè ho avvertito un rumore sinistro**. Mi addentro nella stanza e percepisco monotono ed inesorabile un ticchettio provenire dal muro. Ora, se fossi stato in un telefilm americano, questo evento avrebbe potuto significare una sola cosa: la mirabolante bomba ad orologeria di prammatica, con detonatore collegato ai mitici fili multicolore. L’espediente più trito ed abusato della cinematografia, il deus ex machina più straccione che esista per tirare avanti un canovaccio morente***.
Tutta la scena mi è passata per la testa, of course: io che mi avvicino al wc, mi chino in basso e vedo i candelotti rossi collegati al timer. Io che telefono al mio artificiere di fiducia -negli USA lo danno con l’abbonamento al cellulare, penso- Lou Kin e guidato dalla sua voce…faccio esplodere casa. Miseria, allora non era il filo rosso!
A questo pensiero mi sono riavuto e, verificato di non avere l’aspetto nè il crine di un novello MacGyver, me ne sono lavato le mani: dopotutto sono italiano per qualcosa, no?
Ora il ticchettio è svanito, io sono ancora vivo. Il tempo guarisce le ferite.

Questa storiella penosa non ha una morale, naturalmente. Ma se proprio volete lasciare questo blog con l’impressione di non aver del tutto perso tempo, ne inventiamo una subito subito: mai trafficare con affari che non si sa come manovrare. E non credere a quello che appare dallo scatolotto televisivo.

*sì, è una casa grande.
**in realtà destro, ma che importa?
***perciò lasciate lo sfrutti un po’ anche io, cribbio!

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