L’ossessione della sicurezza (body scanner anche nelle stazioni?)

giugno 15th, 2010 § 2 comments § permalink

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BODY-SCANNER-A-RETRODIFFUSIONE-DI-RAGGI-X Se proprio vogliamo perdere tempo nel tentativo di interpretare razionalmente le più recenti vicende del meraviglioso leghismo di governo, certo non sarà per esecrare le fesserie puerili di Zaia, che fa invertire l’inno di Mameli e il Va’ Pensiero all’inaugurazione di un plesso scolastico; nè per condannare quelli che a radio-padania hanno tifato Paraguay e non Italia (de gustibus: del resto, nella sgangherata e ridicola sfida di qualche settimana fa tra padania e Regno delle Due Sicilie, dovendo scegliere, io avrei preferito vincente quest’ultimo).

Esercitiamoci, invece, sulla freschissima dichiarazione del ministro Maroni, il quale preannuncia una imminente installazione dei meccanismi di Body Scanner nelle stazioni ferroviarie:

 «a fine luglio, finita la sperimentazione nei tre aeroporti, credo che installeremo i dispositivi in tutti gli aeroporti italiani e in tutti i luoghi dove c’è il rischio di incidenti, in primo luogo le stazioni ferroviarie».

Mi pare un’idea balzana ed irrealizzabile, oltre che inutile all’atto pratico.

Nelle stazioni ferroviarie non esiste il check–in: introdurre una procedura simile, con il numero dei passeggeri che ogni giorno prendono il treno (anche solo negli snodi principali), significherebbe rallentare sine die arrivi e partenze e ridurre il numero dei convogli giornalieri per ogni destinazione, rendendo ancor più congestionata la già poco efficiente rete italiana. Inoltre, in Italia ci sono 2280 stazioni; anche ammettendo di riuscire a coprire (con un esborso economico da fantascienza, vista la situazione attuale) le maggiori, le famose “centostazioni”, come la mettiamo con le medio-piccole (per non parlare di quelle molto piccole)? Non è pensabile piazzare strumenti del genere in ognuna di esse: quindi, se io volessi, ad esempio, organizzare un attentato a Venezia Santa-Lucia o semplicemente far esplodere un treno in corsa, mi basterebbe partire con le mie belle valigie esplosive da una stazioncina defilata (sulla linea Venezia – Trieste ce ne saranno almeno una decina). A cosa serve avere un bellissimo e nuovissimo boccaporto su di un sommergibile pieno di falle nella stiva?

L’ossessione per la sicurezza genera mostri.

Gli “indubbi vantaggi” della legge bavaglio sulle casse pubbliche

giugno 15th, 2010 § Commenti disabilitati § permalink

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bavaglio-allinformazione Estate, tempo di mondiali, anche la politica ed il dibattito pubblico si adeguano al clima balneare: il debito pubblico avanza inesorabile (è di ieri l’annuncio del nuovo guinness), ma dalle parti del PDL si pensa solo alle intercettazioni. E’ che forse siamo miopi noi, a credere altre le priorità del momento, mentre dovremmo lasciarci condurre dalla guida esperta dell’astuto Tremonti, il quale ha escogitato un piano sottile e diabolico: se ci pensate, infatti, limitare drasticamente le intercettazioni significa ridurre il potere di indagine degli inquirenti; il che porta, a saper guardare bene, almeno due ordini di vantaggi per l’economia italiana.

Innanzitutto, visto che diventerà più difficile perseguire molti reati, sarà necessario impiegare meno personale nel contrasto al crimine organizzato ed economico (che spreco!), con la possibilità di aumentare (a costo zero!) le risorse (umane e finanziarie) per debellare la vera emergenza del Paese, quella piaga che ogni giorno affligge noi cittadini operosi dell’opulenta Italia: la pletora di ambulanti abusivi e di queruli questuanti che infestano le nostre città e le nostre spiagge (leggetevi le cronache locali da quaggiù, si parla solo di questi argomenti) e fanno tanto sanguinare il cuore ai leghisti tutti ordine e disciplina.

In secondo luogo, meno reati perseguiti significa meno processi da istruire, quindi meno magistrati da stipendiare e –più in generale- meno spese per la giustizia: chissà, si potrebbe perfino arrivare ad affittare qualche aula di tribunale per aprirvi un bel centro commerciale (vedete, perfino un volano per l’economia in ristagno).

Insomma, forse la maggiore priorità in Italia è far approvare la nuova disciplina sulle intercettazioni, davvero una panacea per risanare il bilancio dello stato: stolto Fini che pare non averlo capito. Per fortuna, come amano dire dalle parti di Pontida e di Arcore, i cittadini sono con noi.

L’eroe di ‘sti due …mondi

giugno 13th, 2010 § Commenti disabilitati § permalink

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Peccato che questo qui è già libero da qualche giorno, naturalmente. Al più, si tratterà di offrirgli un passaggio fino a Malpensa. Comunque, per mantenere la solennità dell’annuncio, facciamo una cronaca della giornata odierna del nostro Premier. Da leggere a mo’ di cinegiornale Luce (o anche a mo’ di Minzolini):

settimana_incom_luce Certo galvanizzato nel ricordo dell’eroe dei due mondi, centrale e inclita figura nelle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità di quel paese che, da  Padania a Terronia, lungo l’unificante cerniera dell’Appennino, corre sicuro verso il sol dell’avvenire, il nostro giovane premier è stato oggi costretto agli straordinari, al nobile scopo di tener fede a tutti i gravosi impegni internazionali -inevitabili per un paese di alto rango quale quello che ha l’onore di guidare ormai da lungo tempo.

Prima, nella bulgara mattina di Sofia, dopo il commosso e virile ascolto dell’Inno di Mameli, il nostro primo ministro ha personalmente scoperto una statua equestre di Giuseppe Garibaldi, fiero condottiero e ideale precursore di quegli  uomini che, impavidi, ancor oggi lottano per l’autodeterminazione e la libertà dei popoli padani e delle genti delle due Sicilie. Nel pomeriggio, poi, come suo costume senza concedersi a quelle molli pennichelle che tanto sanno d’ozio romano, il capo del governo si recherà in terra d’Africa, in quella Libia da dove voci ben informate dicono ritornerà col trofeo più ambito alle genti europee: uno svizzero in carne e ossa, anch’esso personalmente liberato (a mani nude!) dalle cirenaiche galere.

Grazie all’italico ingegno di Silvio Berlusconi, laddove tutte le cancellerie del continente hanno fallito, un uomo solo è riuscito a trionfare del riottoso alleato libico, di nuove glorie così ancor ricoprendo il paese dove il sì suona.

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Update delle 0.00: alla fine, allo svizzero è stata risparmiata la traversata del Canale di Sicilia in compagnia delle simpatiche barzellette del premier. Comunque, Berlusconi non torna dalla Libia a mani vuote: si porta indietro 3 pescherecci e i soliti salamelecchi sul ruolo (decisivo, ovviamente) svolto nella risoluzione di questa delicatissima crisi internazionale (giusto per cavillare: risulta che la firma del trattato Libia-Svizzera si sia svolta alla presenza di soli delegati di governo elvetici e spagnoli).

Falli di frustrazione

giugno 11th, 2010 § 1 comment § permalink

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Giornata di falli di frustrazione, quella di ieri: l‘IDV che occupa i banchi del governo, il PD che lascia l‘aula prima del voto, un gruppo di impavidi  che disperatamente cerca di incantare il premier, andando a leggergli la Costituzione sotto il balcone di casa (chissà, magari l’avrà presa come una serenata d‘amore). All‘atto pratico, 3-0 per il cavaliere: un goal all‘opposizione, un goal alla sedicente minoranza interna al Pdl, un goal all‘Italia intera. Difatti, di questi giorni di proteste vibranti resterà solamente il voto compatto del Senato alla cosiddetta “legge bavaglio“, contro la quale si è schierata la stampa tutta (a parte, forse, Minzolini: ma per sapere cosa ne pensa, bisognerebbe sciropparsi il tg1, ed io ne sono felicemente digiuno da almeno un anno, ormai), persino quei noti bolscevichi di Sky (listato a lutto, per l’occasione, il canale all news del gruppo Murdoch). Della ribellione dei finiani,  buoni solo a pestare i piedi invano, resta appena qualche distinguo e un accenno di possibili modifiche nel corso della prossima e ultima lettura del provvedimento, a Montecitorio: immagino non se ne farà nulla, visto come il grande capo ha sentenziato l’altro giorno. Tanto tuonò, che piovve, insomma.

Beh, per uno che lamenta ogni cinque minuti di non avere alcun potere reale, non c‘è male: pensa se potesse fare sul serio quel che gli pare.

Nel frattempo, non fai in tempo ad aprire il sito di uno dei grandi quotidiani nazionali, che lo trovi incorniciato da pervasivi e fastidiosissimi spot: le notizie sono compresse da un tripudio di colori, annunci e variegati cosini animati che svolazzano da una parte all‘altra dello schermo; ultimamente, la home page di repubblica è stata rimpicciolita, peggiorandone decisamente la visione, e ciò di certo per incrementare lo spazio a tali nuove forme di pubblicità. Questo per dire quanto bene stiano le imprese editoriali: dubito potrebbero sobbarcarsi le multe salatissime previste dalla nuova normativa.

Quindi, gente, sursum corda: un altro giorno radioso sta per sorgere nel paese di Silvioland, dove tutto va come deve andare e, nonostante si sia sempre tutti indignati, al prossimo turno ci precipiteremo ancora in massa a votare per il sire di Arcore.

Arrogance

giugno 4th, 2010 § 3 comments § permalink

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Il Tremonti visto ieri sera a Ballarò mi è sembrato un Mourinho senza la Champions League: tanta arroganza, poca concretezza. Particolarmente petulante e fastidioso, ha svolto un unico tema, abilmente svicolando da ogni argomento difficile per sè e per il governo: certo, abbiamo dovuto fare una manovra correttiva dei conti pubblici, ma l’ha fatta tutta l’Europa e comunque noi abbiamo tagliato solamente rami secchi. Peccato che molti dei rami secchi siano invece vitali e portino anche bei soldini al nostro paese (vedi l’ Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste, inizialmente cancellato e tuttora in bilico; oppure l’Insean, i cui rappresentanti erano presenti ad Anno Zero): ma che importa, per Tremonti era tutto un “abbiamo tolto un po’ di auto blu e un po’ di poltrone”. Ovvio che, contro argomenti di questo genere, nessuno possa controbattere senza essere poi accusato di volere difendere le famose “caste”: cosa che è puntualmente avvenuta, travolgendo il povero Bersani nel turbine del populismo di governo. Come un disco rotto, il professor Tremonti accusava l’opposizione di essere “l’unica in Europa” a non appoggiare la manovra del proprio paese, con Bersani costretto -ogni volta- a ripartire da zero, a rispiegare che il PD riconosce la necessità di intervenire nel solco di quanto deciso a Bruxelles, ma non può consentire gli ennesimi tagli a Sanità, Scuola ed enti locali. Contro frasi vuote, ma semplici, veloci e beffarde, quali quelle adoperate da Tremonti, i ragionamenti ampi, articolati e di buon senso temo suonino politichese: e si sa, l’italiano odia il politichese (non sempre a ragione).

Spiace notare che, in questo nostro tempo (ma forse è sempre stato così), anche la politica è trattata come una qualsiasi merce: non importa se hai ragione o torto, basta che tu sappia piazzare la tua aspirapolvere. Poi, se questa non funziona, il tuo incauto acquirente lo scoprirà solamente dopo averti firmato una montagna di cambiali e averti salutato sorridente dall’uscio di casa (“sembrava così onesto e preparato, sapeva tutto della sua macchina…peccato si sia dimenticato di menzionare il fatto che il motore non era compreso nell’offerta!”).

Specchio e cerone

maggio 28th, 2010 § Commenti disabilitati § permalink

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NarcisoIo credo, in fin dei conti, che ieri Berlusconi fosse in buona fede, quando si è lasciato andare alla raggelante battuta su Mussolini e i gerarchi:

“Chi è nella posizione di capo del governo di potere vero non ne ha praticamente nulla. […] Oso citarvi una frase di colui che era ritenuto un grande e potente dittatore, e cioè Benito Mussolini. Nei suoi diari ho letto recentemente questa frase: "dicono che ho potere, non è vero, forse ce l’hanno i gerarchi ma non lo so. Io so che posso solo ordinare al mio cavallo di andare a destra o di andare a sinistra e di questo devo essere contento". Quindi il potere, se esiste, non esiste addosso a coloro che reggono le sorti dei governi dei vari Paesi.”

[Mode Francesco Alberoni ON]

E’ un po’ il problema di tutti i narcisisti: ogni giorno si guardano allo specchio e si trovano più belli (oppure si asfaltano la pelata e la faccia per convincersene). Vanno in ufficio e notano quanto sono bravi, come spiccano rispetto alla mediocrità dei colleghi. Sanno che il loro capo non vale niente, loro sarebbero capaci di fare molto di più in meno tempo. Se qualcuno li coglie in fallo, non si capacitano di poter sbagliare: anzi -si rincuorano subito- non è stato loro l’errore, ma sempre di altri che non hanno capito o sono in malafede. Magari alle regole ci credono, sempre però finché si applicano agli altri: per loro vale un codice differente, perché sono più bravi. 

[Mode Francesco Alberoni OFF]

 

Tornando a noi (a lui): Berlusconi non mira a fare il dittatore, ma –qualora richiesto- temo non avrebbe il cuore di rifiutare. Come è convinto che sia verità quanto afferma  dicendo che, con lui allenatore del Milan, la squadra avrebbe vinto il campionato, così pure crede (a modo suo, ovviamente) nella democrazia e nel valore della libertà (mai parola fu più svuotata di significato, di questi tempi).  Purtuttavia, se a chiedergli di fare un passo avanti fosse se stesso, potrebbe magari consentire un’eccezione: “uno così bravo, dove lo trovo,” si direbbe, “Non posso lasciarmelo scappare!” E resterebbe ancora convinto di sacrificarsi “per il bene del paese.”

L’eterogenesi di Fini…

aprile 22nd, 2010 § 3 comments § permalink

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“Dalle azioni degli uomini risult[a] qualcosa d’altro, in generale, da ciò che essi si propongono e [...] immediatamente sanno e vogliono. [Infatti, essi] recano in atto quel che a loro interessa, ma da ciò vien portato alla luce anche altro, che vi è pure implicito, ma che non è nella loro coscienza e intenzione.”

(G.W.F. Hegel)

…e intanto, il Pd sempre alla finestra

ber1_169big Ripensando  a caldo al discorso appena tenuto da Fini alla direzione nazionale del Pdl, mi pare di aver sentito le parole di uno che sta in un altro partito; anzi, mi sembrano quasi dei punti programmatici per una nuova formazione di centro (più che di centro-destra), quasi una chiamata (metaforica) “alle armi” per chi ci sta.

Nell’ordine, Fini ha affondato la politica del governo in campo fiscale (sostiene che non è possibile, in tempi di crisi, promettere il federalismo fiscale come vuole la Lega; è molto dubbioso sulla riforma del fisco targata Tremonti), la politica del governo sull’immigrazione (che, comunque, è stato lui a inaugurare nel 2001 con la legge che porta il suo nome), l’approccio del governo a giustizia e riforme, lo stile dei rapporti con Bossi e l’acquiescenza ad ogni capriccio leghista.

Se il gruppo dei finiani rimasti tali fosse appena un po’ più polposo e Fini stesso più coraggioso del solito, ora mi attenderei quanto meno una crisi di governo e la nascita di qualche accrocchio col centro targato Udc e Api. Non nascondo che la prospettiva di un “governo per le riforme” (magari di durata biennale) tra Pd-Udc-Fini, con unici punti programmatici legge sul conflitto di interessi, riforma costituzionale (magari con un federalismo decente), riforma del lavoro con estensione degli ammortizzatori sociali e riforma dell’Università con stanziamenti decenti per la ricerca e l’istruzione mi tenterebbe non poco. Peccato non ci siano i numeri, oggettivamente.

Tutto questo per dire la stima che rimane, in uno che è pure iscritto, nella capacità attuale del Pd di dare risposta ai problemi del nostro paese.

Ci si sente alla prossima frana

aprile 22nd, 2010 § Commenti disabilitati § permalink

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Dunque, a furor di popolo (e giustamente, temo), la Campania si è ribellata al “malgoverno della sinistra”, da almeno due anni incarnato da quel Bassolino che (pur sempre a furor di popolo) aveva promesso il nuovo rinascimento napoletano e s’è invece fermato ancora un po’ nel medioevo partenopeo.

Ora il nuovo governatore del Pdl, Caldoro, si è appena insediato e certo non si cambia una situazione così difficile in un mese; nondimeno è lecito attendersi, dalla nuova giunta campana, una prima serie di provvedimenti, magari anche simbolici, di innovazione e discontinuità con quelle pratiche di politica di clientele, spesso prona al malaffare, che tutti (a parole) dichiarano come un disco rotto di voler combattere.

Infatti. Appunto. Già.

Questa settimana il governo del nostro strano paese varerà un provvedimento, in linea con quanto richiesto proprio da Caldoro, per sospendere le demolizioni abusive in Campania –naturalmente in vista di un prossimo condono.

Complimenti. Ci toccherà rivalutare Bassolino fin da subito (pensavo di poter attendere almeno due o tre anni), che almeno a provvedimenti di questo tipo si è a lungo opposto.

sarno_Alluvione[1] Ci si sente alla prossima frana, quando sarà tutto un domandarsi “e lo Stato, dov’era? Ma com’è stato possibile costruire abitazioni dentro il cratere del vulcano/sopra un terreno argilloso/nel letto di un fiume in secca etc.etc…” “Eh, signora mia, è colpa di quelli che c’erano prima! Dei ladri della prima repubblica! Degli imperatori romani che hanno permesso di costruire Pompei ed Ercolano sulle pendici del Vesuvio! Ma ora ci siamo noi: Mai più! Mai più! Statene certi…non vi abbiamo ripulito noi dalla monnezza di Bassolino?”

 

In solitaria malinconia

aprile 2nd, 2010 § 3 comments § permalink

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È fosco l’aere,
il cielo è muto;
ed io sul tacito
veron seduto,
in solitaria
malinconia
ti guardo e lagrimo,
Venezia mia !

(Arnaldo Fusinato, L’ultima ora di Venezia)

 

venezia14 Allora, ricapitolando. Il PD ha perso le elezioni, noi abbiamo perso le elezioni: le abbiamo perse alla grande. Abbiamo perso tutto quello che era umanamente perdibile: ci siamo tenuti giusto la Puglia, Venezia e poco altro. Certo, si resta forti laddove forti si era già, ma si sprofonda in tutto il resto del paese. Qualcuno ci vede un’inversione di tendenza, perché gli pare che l’anno scorso si stesse peggio. Qualche altro si frega le mani perché il PDL nel nord arretra di fronte ai fazzoletti verdi.

Ecco, in tutto questo a me basterebbe uno dei nostri dirigenti che si alzasse a dire una cosa così, più o meno:

“Sì, è vero, è andata malissimo. Siamo ancora un cantiere in pieno restauro, non abbiamo tv a disposizione, non riusciamo a far capire alla gente che certe inchieste e certi giornali non li pilotiamo noi: comunque non ci sono scusanti.

Per questo ora è giunto il momento di lasciare vuote le comode poltrone di Bruno Vespa, la docile platea di Ballarò, le imbelli inquadrature dei tg. Non ci vedrete più a battibeccare sul colore del cielo e su quanta pioggia ci sta per scrosciare addosso: scenderemo tutti i giorni per le strade (non in piazza), a cercare di parlare con la gente ai mercati e nelle case. Ci metteremo seduti nel vostro salotto, al tavolino del vostro bar di fiducia, in oratorio, negli ospedali: staremo lì con voi, con calma e tanto tempo da perdere. Smetteremo di imbastirvi le solite risposte, finché non avremo prima sentito e poi a sufficienza meditato le vostre domande.

Cercheremo persino di ascoltare. Sì, vi sembra incredibile, lo sappiamo: ma vi ascolteremo, sul serio. Perderete la voce a furia di raccontarci i vostri casi; avremo le orecchie che fischiano e la testa che ronza, ma non ci alzeremo finché non avrete finito. Ah, e ci scriveremo tutto su di un quadernino: consumeremo i fogli, la vista e le penne pur di scrivere tutto quel che andrete dicendo. Saremo più silenziosi del vostro parroco, più comprensivi del vostro medico, più curiosi del vostro barbiere. Niente andrà perduto: nessuna delle vostre preoccupazioni, nessuno dei vostri tormenti. Allora, forse, potrete crederci e, chissà, anche votarci.”

Magari è fantascienza; probabilmente è politica.

Venezia ! L’ultima
ora è venuta;
illustre martire,
tu sei perduta …
Il morbo infuria,
il pan ti manca,
sul ponte sventola
bandiera bianca !

 

Regole e panini

marzo 7th, 2010 § Commenti disabilitati § permalink

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Cronache dalla terra dei cachi (Italia gnamme…)

img_0424 Da ormai troppi anni siamo costretti a questo continuo scegliere “il male minore”, a sacrificare alla prepotenza di un piccolo uomo con tanti soldi ogni straccio di regola condivisa; questa volta per salvaguardare i diritti degli elettori del partitone più squinternato del mondo (vi immaginate le battutacce se la cosa del panino fosse accaduta al PD, l’autonominatosi partito-Fantozzi? e vi immaginate se mai il governo si sarebbe affannato con un assalto all’arma bianca al Quirinale per tutelare delle liste “non amiche”?), altre volte per fini molto meno nobili.

Da troppi anni siamo anche costretti a toreare tra dichiarazioni tutta forma e niente sostanza, che fanno solo un po’ di rumore e restano al più come echi lontani nelle rassegne stampa: quando Di Pietro grida al golpe e minaccia l’impeachment contro Napolitano, è tutto grasso che cola per il PDL.

Ben vengano le manifestazioni  di piazza, ben vengano i post indignati: è giusto dire che non siamo d’accordo con certi soprusi. Solo, non pensiamo di ottenere qualcosa: noi non possiamo.

E’ per questo che spero negli elettori del Pdl: coraggio, togliete il vostro voto a quelli che hanno rischiato di farvi restare senza la possibilità di scegliere i vostri rappresentanti. Non è giusto premiare i furbi e gli incapaci, non è possibile digerire qualsiasi brodaglia solo perché dalla cucina ve la spacciano come “piatto tipico”: questo lo facevano i comunisti, sapete.

 

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