Noi, vedove (allegre) di Rutelli

ottobre 30th, 2009 § 1 comment

…è tempo di migrar

Dell’elezione di Bersani, la conseguenza più notevole sembra ad oggi l’abbandono di Rutelli (mentre Paola Binetti resta: trattenete gli entusiasmi, prego). La sua caduta al centro, iniziata in illo tempore dalle scoscese vette del Partito Radicale, più che una parabola sembra una spirale in avvitamento verso Casini: ma non è detto finisca lì. Magari tra 10 anni ci troveremo un Rutelli aspirante leader del centrodestra e tra 20 delfino di Storace. E’ un po’ il destino dei figli spirituali di Pannella: guardate Capezzone, poveretto. La prova che il detto “si nasce incendiari, si muore pompieri” sarà pure abusato, ma è vero.

Quel che vorrei domandare a Rutelli, almeno da quando ha cominciata questa via crucis, è perché mai non sia sceso in lizza per la segreteria del PD: insomma, sei uno dei soci fondatori, hai corso contro Berlusconi nel 2001, ci sono molti pronti ad appoggiarti. Credi che la linea del partito sia sbagliata: bene, quale occasione migliore delle primarie per tentare di raddrizzarla? E non vale l’obiezione del “tanto avrebbe comunque vinto Bersani”: Marino ha preso solo il 15%, però con la sua candidatura ha inciso molto profondamente nel definire i temi della campagna elettorale e nel far discutere questioni che altrimenti sarebbero rimaste ai margini. Invece, niente: anzi, poche dichiarazioni, sempre critiche e con la continua minaccia dell’addio. Per queste anomale timidezza e ritrosia, credo, molti si sono fatti l’idea che tutto fosse in realtà già scritto da tempo e che la vittoria di Bersani fosse addirittura auspicata per poter meglio giustificare lo strappo.

Nasce dunque “Cambiamento e Buongoverno”: per ora è un manifesto firmato da pezzi da novanta della politica nostrana (tra gli altri Tabacci, Lanzillotta, perfino Cacciari). Tanto rumore, la solita convention con conferenza stampa, tanta buona volontà e tanta voglia di centro. Non si capisce, francamente, quali siano le prospettive: rifare la Margherita con un occhio alla DC? Puntare ad un’iniziale alleanza con il PD per poi sfondare a destra mangiandosi qualche pezzettino del PDL? Insomma, tornare a prima di Tangentopoli, alle alleanze variabili, al centro ago della bilancia?

Che si tratti di un cambiamento, nulla da eccepire (anche i gamberi si spostano); sul buongoverno, ecco, qualche riserva mi sentirei di avanzarla.

 

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