Giulio Tremonti, ovvero dell’invidia del blogger

ottobre 21st, 2009 Commenti disabilitati

 

Se Alfano se ne andasse in giro a dichiarare “credo che si debbano rispettare le norme, anche quelle che non piacciono; e che non sia lecito ad alcuno sentirsi al di sopra delle leggi, qualunque ruolo ricopra,” resteremmo tutti di stucco (non preoccupatevi, siete su candid camera). Il fatto di immaginare concetti banali -ed ampiamente condivisibili nella loro apparente pleonastica verità- in bocca a questo governo fa un effetto straniante, nevvero?

Così, quando Tremonti ha pronunciato la ormai famosa e lapidaria frase:

“Io non credo che la mobilità sia di per sè un valore, credo che per una struttura sociale come la nostra, il posto fisso sia la base su cui [ognuno] organizzi il proprio progetto di vita, crei la propria famiglia"

è successo un putiferio. Gente che approva, gente che si dissocia, gente che distingue, gente che condanna. Ma andiamo a vedere oltre il fumo: c’è qualcosa di nuovo? Di rivoluzionario? Chi può negare l’importanza del posto fisso come pietra angolare per l’edificio della propria tranquillità (a parte Emma Marcegaglia, ovviamente)?

Forse sarebbe stato meglio parlare di sicurezza di un impiego continuativo: insomma di un reddito. Però, in fondo, che differenza fa? Come mai tutto questo clamore?

Direi che i motivi sono due:

1. la credibilità del dichiarante

2. la fattibilità dell’assunto

Le due cose non sono slegate tra loro. Questo nuovo Tremonti s’atteggia a santone dell’economia, sempre più somigliando a quelli che dileggia ad ogni passo: ha scritto un libro vendutissimo, sostiene di aver previsto la crisi prima di altri (una versione  delle cose poco veritiera; ma transeat), parla per aforismi  -l’ultimo dei quali è questo sul posto fisso. Ieratico e lontano, quasi non fosse stato in carica allorché si approvavano la legge Biagi e altre amenità consimili. Francamente da un ministro (con quell’Ego, poi) mi aspetterei un’analisi più competente: magari noiosa e pedante, ma concreta.  Frasi ad effetto o attacchi senza costrutto me li so scrivere da solo su queste pagine. Forse Tremonti è stufo della ribalta mediatica e vorrebbe ritirarsi a vita privata con il conforto di lanciare le sue tesi da un semplice blog? Perché dovrei credere a questo neoconvertito alle ragioni del posto fisso? Non è lo stesso che prometteva solennemente mai più condoni? E come la mettiamo con Brunetta, Sacconi, Confindustria, la politica del fare (e disfare)?

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